La razionalità degli economisti moderni ha ricevuto un brutto colpo. Ci sono due segni che non lasciano dubbi. Il primo è la confessione del premio nobel 2001 per l’economia Joseph Stiglitz, già consulente economico di Bill Clinton durante il suo mandato presidenziale americano, a proposito del periodo trascorso alla Banca Mondiale e della politica ortodossa della stessa Banca e del FMI ( Fondo Monetario Internazionale ). Il secondo segno è costituito dall’attribuzione del premio Nobel per l’economia nel 2002 a uno psicologo, Daniel Kahneman, il quale racconta ciò che il suo idolo John Maynard Keynes , pietra miliare dell’economia, sapevano da sempre, e cioè che il comportamento economico degli esseri umani non è affatto “ razionale ”.
E’ curioso osservare come in genere gli economisti abbiamo riconosciuto da molto tempo l’ impossibilità di controllare empiricamente le leggi economiche. La realtà è che non esiste una economia positiva e certa, così come non esistono leggi economiche.
Fortunatamente sono esistiti grandi pensatori, Schumpeter, Marx, Keynes, Cournot, che sono stati anche economisti. Ma il premio Nobel per l’economia non è, per definizione, una garanzia di scientificità, proprio perchè l’economia non è una scienza, e neppure di serietà.
Pareto riconobbe tardivamente che l’economia non era che un vano tentativo di raccontare la psicologia. Prima di morire Alfred Marshall disse a Keynes : se dovessi rinascere mi occuperei di psicologia ”. Gunnar Myrdal, premio nobel ex equo con Friedrich von Hayek, non aspettò la fine della vita per deridere gli econometrici. Hayek dichiarò a gran voce che l’economia non era una scienza esatta, concordando in questo con Keynes, il suo nemico storico. Joseph Stigliz, una volta ottenuto il premio Nobel, ha scritto un vero e proprio atto d’accusa contro gli esperti economici. Amartya Sen, nato in India, premio Nobel 1998, che è stato la quintessenza dell’economia ortodossa, ha scritto “ l’economia è una scienza morale ”, riscoprendo la vecchia idea di un altro grande pensatore Adam Smith, sulla necessità di lottare contro la disuguaglianza eccessiva che impedisce alla maggioranza di godere di “ vere ” libertà che si possono effettivamente esercitare. Certamente questi non si possono considerare “ seguaci ” del pensiero liberale che va tanto di moda oggi, di quelli come James Buchanan ( premio nobel 1986 ), fondatore della scuola della “ public chiose ”, fortemente critica nei confronti dell’intervento dello Stato. L’ideologia liberale realizza questa meravigliosa equazione : il mercato è efficiente, dunque lasciate fare al mercato, perché così avrete scelto l’efficienza. Ma il mercato, in verità, non consente mai di trovare una soluzione efficiente, perché non è mai perfettamente definibile. Gli esperti economici fanno previsioni, analisi, grafici, tendenze, ma non danno risultati certi, perché non possono farlo, e non possono farlo perché l’economia non è una scienza, come la matematica, la fisica, la chimica. Prendiamo gli esperti dei mercati finanziari, se avessero certezze, sarebbero tutti miliardari, invece la storia insegna, di colossali crack borsistici, di fondi di investimento creati da famosi economisti che hanno “ bruciato ” ingenti somme di denaro, di società esaltate dagli analisti che sono fallite, lasciando sul lastrico migliaia di risparmiatori. A livello macroeconomico gli errori commessi da economisti di fama mondiale e denunciati da Joseph Stigliz , nelle varie istituzioni internazionali, Banca Mondiale, FMI, sono la riprova che la teoria economica rimane teoria, che non è l’economia a dover decidere cosa è giusto o sbagliato, gli economisti oggi dettato le linee guida dei politici, per il bene del Paese, si dovrebbe tornare ad un controllo equo dello Stato sull’economia ( cioè ad uno Stato che possa, come in passato, adottare una vera pianificazione e programmazione economica, stabilire le priorità, gli interventi da effettuare e le risorse da mettere a disposizione per realizzarli ) e vedremo perché !.
Di che cosa parla l’economia ? Della distribuzione della ricchezza. Chi è interessato alla torta, chi tiene il coltello ?. Quasi tutti gli economisti hanno occultato il problema della distribuzione
preferendo parlare di mercato, di domanda e offerta, di prezzi, tutte cose che sono incapaci di spiegare. Gli economisti liberali, che vanno per la maggiore, parlano delle arti divinatorie del mercato, della libera concorrenza, dell’inutilità dell’intervento statale, del profitto, della competitività, ma di come distribuire questa ricchezza creata, o di come è distribuita questa
ricchezza, delle conseguenze sociali e ambientali del loro “ sistema economico perfetto ” non ne fanno menzione. Prendono a modello il sistema americano, come il sistema liberale per eccellenza, copiamo tutti l’arte economica americana.
L’ Europa sta entrando pericolosamente in questa sindrome dell’efficienza americana, soprattutto per quando riguarda i governi di destra, ma sta contagiando purtroppo anche quelli di sinistra. L’Europa sociale e solidale, creata dai nostri costituzionalisti e Padri Storici, si sta a poco a poco sfaldando, per lasciare il posto al mero profitto, alla legge dei più ricchi e dei potenti. E torniamo così sempre al punto fondamentale dell’economia : la distribuzione della ricchezza.
Intanto sfatiamo un mito, costruito ad hoc dai sostenitori del capitalismo di mercato, dagli economisti liberali, dai potentati finanziari e lobby economiche : gli Stati Uniti sono un paese liberale, al contrario, sono nazionalisti, protezionisti, interventisti in campo economico e fanno un enorme ricorso in materia di ricerca, ai fondi pubblici. Utilizzano, grazie alla loro potenza economica e militare, un arma potentissima, non proprio in virtù della libera concorrenza da loro predicata agli altri Paesi, compresi quelli europei, che è quella del dollaro. Gli economisti si interessano di tutto, ma non della moneta, per gli economisti la moneta è del tutto ininfluente, salvo pochi casi come Keynes, la moneta è neutrale nei processi economici, quello che conta è il mercato, i prodotti si scambiano con prodotti, vale solo la legge della domanda e dell’offerta, del libero scambio, della competitività, della concorrenza. In realtà gli economisti, in particolare quelli liberali, non parlano della moneta, perché la moneta è al centro della politica. Il denaro è il nerbo della guerra, è il potere di uno Stato, e legata alla fiducia e ai rapporti di forza di una società, alla psicologia collettiva. Evidentemente ciò non può che infastidire l’economista “ scienziato ”. Vediamo cosa significa avere una moneta “ forte ”. |