Abbiamo detto che l’economia è la distribuzione della ricchezza. Capire come la ricchezza viene ripartita tra i vari attori della produzione della ricchezza è l’aspetto fondamentale dell’economia, peccato che per molti economisti liberali, per il capitalismo in generale questo non è così perché per loro fondamentale è il mercato : una nazione è ricca perché più competitiva, perché produce di più, perché è più tecnologicamente avanzata, non importa come questa ricchezza viene ripartita, basta che se ne produca sempre più.
Gli Stati Uniti sono per gli economisti liberali il paese da prendere ad esempio perché rappresentano il prototipo ideale dell’ economia liberale = efficienza dello stato = liberalizzazioni = no stato.
Questa eguaglianza è da confutare, in quanto abbiamo visto che l’intervento dello stato negli Stati Uniti è fondamentale per lo sviluppo economico del Paese, sia dal punto di vista industriale ( aiuti all’imprese, ricerca tecnologica e innovazione, dazi doganali ) che militare, essenziale per mantenere la supremazia mondiale. Inoltre possono utilizzare a loro piacere ( quindi non in modo liberale, concorrenziale, con le stesse regole del gioco ) la moneta, il credito, cioè possono indebitarsi senza limiti con il resto del mondo.
Le ragioni di questi economisti liberali, che imperversano in Europa, che distorgono la realtà economica, sono forse da ricercare allora nella distribuzione della ricchezza ? Di chi deve tenere il coltello della grande torta ? Di chi deve possedere questa torta ? Pare proprio di sì, e in questo soltanto possono essere ritenuti “ sponsorizzatori del sistema americano ”!
Difatti la Storia del capitalismo dimostra che, lasciata a se stessa, la società di mercato fa esplodere le diseguaglianze tra ricchi e poveri , e erode progressivamente le tutele sociali . Per questo è fondamentale in economia analizzare la distribuzione della ricchezza prodotta, e come viene ridistribuita tra i vari soggetti che la producono.E’ una questione di rapporti di forza, dove lo Stato, è parte in causa rilevante, anzi fondamentale, per questo è osteggiato dagli economisti liberali, fautori del mercato libero da ogni sua ingerenza. La distribuzione della ricchezza e la sua ridistribuzione, favorisce sempre qualcuno : i ricchi o i poveri, le imprese o i lavoratori dipendenti, i titolari di reddito da lavoro o quelli delle rendite, a secondo delle decisioni politiche nazionali e sopranazionali. Lo stesso salario non è più un prezzo di mercato : in media il 30 % della busta paga di un lavoratore dipendente proviene dalla distribuzione e ridistribuzione, è cioè determinato da fattori sociali e politici ( es. salario minimo garantito, sussidi di disoccupazione, incentivi alla produzione,incentivi all’occupazione, incentivi alle famiglie, minore disparità tra retribuzioni dirigenti e lavoratori dipendenti, aliquote fiscali, percentuale prelievo fiscale ). E gli interventi politici di distribuzione e ridistribuzione della ricchezza dovrebbero sempre avvantaggiare i più poveri, in un Paese attento alle politiche sociali . I dati parlano da solo : negli Stati Uniti, campione dei Paesi liberali, la popolazione al di sotto della soglia di povertà supera del 32 % quella dell’Unione Europea ed è in costante aumento la disparità finanziaria tra i pochi ricchi e la classe media e quella povera. |