La verità è che gli economisti liberali, sono le avanguardie del capitalismo finanziario, di un sistema economico controllato sempre più dai potentati delle rendite (proprietari di azioni, obbligazioni,immobili e soprattutto degli speculatori) a discapito dei redditi da lavoro.
Nel 1975 i profitti e le rendite rappresentavano il 30 % del Pil, contro il 70 % delle retribuzioni del lavoro dipendente; nel 2003 queste ultime sono scese al 60 %. E’ un valore basso, eppure, nel frattempo, il numero dei lavoratori dipendenti è aumentato notevolmente. La maggior parte delle donne oggi lavora. E’ chiaro che si è verificato un enorme trasferimento di risorse e di redditi dal lavoro dipendente alle rendite e ai profitti ( intendo per profitti, i “ redditi ” dell’imprese, assoggettate all’imposta sulle società ). Negli Stati Uniti ,in questo inizio di XXI secolo la base operaia è regredita al livello di vita che aveva prima della Seconda guerra mondiale !. Il Pil americano è cresciuto del 36 % fra il 1973 e il 1995, ma il salario orario medio dell’operaio qualificato, che costituisce il grosso dell’occupazione è calato del 14%. Nello steso periodo in cui Pil e più che raddoppiato, il salario americano è sceso al livello di cinquant’anni prima. All’inizio del XX secolo le duemila famiglie più ricche degli Stati Uniti disponevano di redditi 300 volte maggiori della media ; negli anni cinquanta quei redditi erano 60 volte maggiori della media e oggi grazie alla globalizzazione e al capitalismo liberale, è ritornata all’indice del 1900 !. Se questo non è indice di disuguaglianza, di incremento delle disparità tra pochi ricchi e tanti poveri, prendiamo in esame allora i rapporti di retribuzione del reddito da lavoro tra i dirigenti, amministratori delegati, di una società e l’operaio qualificato. Le retribuzioni di amministratori delegati e direttori generali, che nel dopoguerra erano 40 volte maggiori di quelle dei loro operai, oggi sono 400 volte maggiori. Aumentano le disuguaglianze, e aumentano i cittadini americani sotto la soglia di povertà, non di opulenza !. Vale la regola chi è ricco può vivere, chi è povero e destinato a perire. E’ “ darwinismo sociale” e economico, è cattiva distribuzione della ricchezza.
Per avvalorare la “ vittoria ” della rendita sul lavoro, tanto gradita agli economisti liberali, e a questa fase della storia economica mondiale ( la storia è importante perché permette di rivisitare fatti reali, concreti, non…tendenze, probabilità del futuro, che in quando ancora da venire è incerto!), analizziamo l’elemento principale del mercato mondiale, la Borsa. Intanto la Borsa serve a finanziare l’economia? NO! |