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Antimanuale di Economia

Pagina 09 - Stock options

Oltre metà delle azioni riacquistate dalle imprese viene assegnata come stock options, che sono una forma di reddito assegnata agli alti dirigenti. Una stock option è un’azione sulla quale si può esercitare il proprio diritto entro un certo tempo, in genere cinque anni. Nel periodo di forte rialzo della Borsa, quando il valore delle azioni è cresciuto di sei volte in 14 anni!, gli alti dirigenti e i proprietari delle imprese hanno potuto ammassare delle fortune grazie al sistema delle opzioni, sempre senza pagare l’imposta sul reddito ( se si esercita l’opzione entro i 5 anni, non si paga l’imposta sul reddito sui proventi dell’operazione, è aliquota andrebbe dal 40 al 50 %, trattandosi di un dipendente d’alto rango, ma semplicemente l’imposta sui capital gains, che negli Stati Uniti è il 25 %, e in Francia il 40 % e il 25 % per le azioni di nuove imprese, in Italia ancora meno ). Nei periodi di declino dei mercati di Borsa si rivedono periodicamente le opzioni, abbassandone continuamente il prezzo di esercizio. Il sistema è assolutamente privo di rischio. Questo sistema è perverso per un duplice motivo : in primo luogo, incita i proprietari delle imprese a creare a ogni costo “ valore azionario ”, architettando fusioni-acquisizioni, riducendo l’organico e le linee di produzione, comprimendo le retribuzioni per fare apparire utili, specializzando le imprese e vendendo una parte delle loro attività, in breve, eseguendo interventi che sono per lo più di pura ingegneria finanziaria, privi di rapporto con la produzione o la qualità del lavoro; in secondo perché ha coinvolto nel sistema gli stessi dipendenti. Il sistema delle stock options applicato ai dipendenti è perverso perché valorizza il salario. Fa dipendere il redito dalla Borsa anziché dal lavoro prestato. Ormai la remunerazione non è più una funzione del lavoro e del contratto di lavoro, bensì degli utili attesi dall’impresa. I dirigenti e i dipendenti sono coinvolti alla pari nell’aspettativa di profitto. Le stock options, a differenza delle retribuzioni non costano nulla all’impresa.Sono registrate contabilmente fra gli anticipi in conto capitale. Solo recentemente una legge ha disposto la loro contabilizzazione come costi, come i salari e gli stipendi con i relativi oneri sociali. Ma per molto tempo le cose sono andate diversamente. L’azionariato diretto dei lavoratori dipendenti è pericoloso. Mette gli interessati in una posizione schizofrenica, e infatti si sono già viste le hostess e gli steward di United Airlines decidere la propria esclusione dal lavoro per garantire la sopravvivenza dell’azienda. E soprattutto, i lavoratori dipendenti rischiano di perdere tutto, lavoro e risparmio, se l’impresa fallisce!. Il sistema delle stock options abolisce la lotta di classe e nega che i capi d’azienda siano responsabili della decisione di licenziare, visto che ormai è il dipendente che licenzia se stesso. Se i lavoratori dipendenti divengono azionisti, la questione fondamentale dell’economia politica, la distribuzione della ricchezza, la divisione della torta, non si pone più. Si tratta soltanto di spartire il profitto futuro. Anche la questione dello sfruttamento scompare, subentra l’autoalienazione, la servitù consenziente. Realizzare profitti grazie al lavoro, al tempo stesso valorizzandolo e demoralizzandolo, sembra la nuova tappa del capitalismo.

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