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Antimanuale di Economia

Pagina 10 - Flessibilità del lavoro

Nell’incessante corsa al profitto, all’ottenimento dell’utile, le imprese come abbiamo detto mettono in campo spesso comportamenti antieconomici : uso delle stock options, fusioni-aggregazioni che ne snelliscono le attività di competenza, che eliminano linee di produzione, specializzandosi in determinate nicchie e subappaltando le loro lavorazioni in paesi dove la manodopera è totalmente sfruttata, licenziando personale nel loro Paese ( che poi sono i consumatori a loro necessari ) anche quando i profitti salgono, per infiammare il mercato, come ha fatto Michelin, delocalizzando la produzione, e in particolare introducendo la flessibilità del lavoro. Le imprese utilizzano sempre più questa sorta di variabile residuale manovrabile per aggiustare i conti, una sorta di usa- e-getta, senza rendersi conto che il lavoro flessibile è poco produttivo. Come si può invidiare e pretendere l’attaccamento al lavoro, la dedizione e il senso di appartenenza alla propria impresa, come i lavoratori giapponesi, se poi un lavoratore, soprattutto i giovani, vengono assunti per tre mesi o sballottati da un posto all’altro? Si pongono queste domande gli economisti liberali, coloro che chiedono maggiore produttività alle imprese? No di certo.

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