Translate in English
Formazione Progetti
Agevolazioni Cultura/Eventi
Previdenza Donazioni
Eco-nomia ADUSBEF

mi.ro produzioni
promozione, distribuzione e produzioni musicali
Antimanuale di Economia

Pagina 12 - Economia etica e sociale

L’Europa si è sempre distinta per la sua attenzione alle problematiche sociali, l’economia etica e sociale, ricordiamo agli economisti liberali, per qualcuno è ancora un valore economico : ci sono gli indicatori dello sviluppo umano.
Sono elaborati nel quadro del PNUS ( Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ). Il loro fine è ristabilire il legame tra l’economia e l’etica. Il PNUS parte dal presupposto che non esiste un nesso automatico tra crescita e sviluppo umano. Dal 1990 esiste un indicatore composito, l’ISU ( indicatore di sviluppo umano ), che mira a tenere conto della riduzione della povertà e della protezione dell’ambiente. I beni non devono essere considerati in assoluto, ma come strumenti destinati a realizzare certe potenzialità quali la salute, la conoscenza, la stima di sè, l’attitudine a partecipare alla vita della comunità. L’ISU tiene conto appunto della speranza di vita, del livello d’istruzione e del reddito. Altri criteri di valutazione basati specificamente sulla povertà o sulla disuguaglianza fra i sessi, sull’alloggio, l’istruzione, la scolarizzazione femminile, la mortalità infantile, la criminalità, la violenza, sono integrati in un approccio molto pragmatico. L’ISU consente di constatare che la protezione sociale è una cosa buona. I Paesi come la Svezia e la Norvegia, con una protezione sociale forte, ottengono risultati migliore dei paesi “ liberali ”, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Nel 1996 la Banca Mondiale, alquanto scottata dagli scacchi e errori commessi nel Terzo Mondo, ha rinnovato i suoi tradizionali indicatori della crescita aggiungendo accanto al fattore capitale e al fattore lavoro un terzo fattore, ossia l’ambiente. Con questa impostazione il capitale monetario rappresenta soltanto il 16 % del totale, il capitale naturale il 20 % e il capitale umano il 64 %. Con il suo net national welfare l’economista James Tobin, premio Nobel, si è sforzato di misurare una crescita netta, detraendo dal Pil, i danni ambientali. Anche una parte delle spese per l’attività di polizia, che si ritenevano destinate a neutralizzare la violenza generata dalla società capitalista, è stata detratta dal Pil. Altre spese sono state invece aggiunte, in particolare i servizi resi dalle strutture collettive, di solidarietà, no-profit. Dopo di allora hanno visto
la luce diversi tentativi di contabilità ambientale, di formazione di Pil verde, che consentano di tenere conto del grado di esaurimento delle risorse naturali, dell’uso del suolo, della scomparsa delle specie e dell’inquinamento e utilizzazione dell’ambiente per lo smaltimento dei rifiuti. Tentativi da sostenere e diffondere sempre più nei potentati economici del Mondo. E’ necessario rivedere i parametri economici che consentono di valutare se una Nazione “cresce ”, ma questo vuol dire rivoluzionare il capitalismo moderno, cambiare i fattori fondamentali introdotti nell’economia moderna ,sostituire cioè il concetto di profitto, di speculazione, di rendita, con quello di reddito da lavoro, occupazione, etica, minore disparità nella distribuzione della ricchezza, ambiente, sviluppo sostenibile, parametri poco amati dagli economisti liberali.

Copyright © ALAGOAS | Credits: ImmaginaWEB