di Franca Roiatti
Stati Uniti. Un centro studi ha confrontato le quantità di anidride carbonica emesse da 50 mila impianti di energia elettrica. I peggiori sono in Estremo Oriente. E negli Stati Uniti ce n’è uno che avvelena l’aria più di tutti quelli brasiliani.
L’impianto di Taichung a Taiwan inquina poco meno di tutte le centrali elettriche di Algeria e Danimarca messe insieme. È il peggiore nella classifica dei produttori di gas serra, stilata dal Center for global development (Cgd). Il centro studi americano ha pubblicato le quantità di anidride carbonica rilasciata da 40 mila impianti di produzione di energia elettrica, responsabili del 25 per cento delle emissioni globali di CO2 nell’atmosfera. Le prime dieci centrali gravano sul bilancio ambientale più dell’Australia. Un paese tutt’altro che pulito, considerato che per soddisfare il suo fabbisogno energetico scarica ogni anno nell’aria 226 milioni di tonnellate di CO2.
Il sito internet del centro studi (Carma.org) indica anche quali società energetiche e paesi causano l’impatto peggiore sull’atmosfera. «È la prima volta che tutte queste informazioni sono disponibili» ha detto Nancy Birsdall, presidente del Cdg. «Ci aspettiamo che cittadini e istituzioni passino all’azione».
A guidare la classifica degli avvelenatori ci sono gli Stati Uniti, con emissioni di CO2 pari a 2 miliardi 790 milioni di tonnellate all’anno. La centrale di Scherer in Georgia, profondo sud degli States, inquina più di tutti gli impianti del Brasile. Ogni anno scarica nell’aria 25,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica, contro i 24 milioni delle centrali brasiliane, per lo più idroelettriche.
La società che possiede Scherer, la Southern, gestisce altre 23 centrali negli Usa, dando vita a uno dei peggiori colossi al mondo per emissione di CO2. È anche uno dei migliori finanziatori dei repubblicani e di George W. Bush. Tra il 1990 e il 2006 la Southern ha donato quasi 6 milioni di dollari al partito dell’Elefantino, con un picco di oltre 1 milione nel 2000 e nel 2002. Proprio in corrispondenza del primo mandato di Bush, che nel 2001 ha ritirato l’appoggio di Washington all’accordo di Kyoto.
La Cina è seconda con 2 miliardi 680 milioni, ma pronta al sorpasso perché la sua fame di energia la porterà nei prossimi 10 anni a costruire o ampliare 199 impianti a carbone. India, al quarto posto (dietro la Russia) con 583 milioni di tonnellate, e Sud Africa, ottavo con 222 milioni, incalzano sull’onda dello sviluppo economico.
Mentre la Germania, nonostante il forte impegno del cancelliere Angela Merkel per convincere le nazioni più ricche a tagliare i livelli di anidride carbonica, è la maglia nera d’Europa e sesta al mondo, con 356 milioni di tonnellate all’anno. Un bilancio che rischia di farsi più pesante, visto che Berlino ha avviato la costruzione di 30 nuovi impianti a carbone entro il 2020.
L’Italia, dodicesima con 165 milioni di tonnellate, batte nel complesso Taiwan, Spagna e Canada, a causa soprattutto della centrale a carbone Enel di Fusina (Venezia), che scarica nell’atmosfera quasi 10 milioni di tonnellate.
Fonte: www.panorama.it 6 dicembre 2007 |