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Ricerca continua e tecnologia ecco la luce verde di Luceplan

di Marcella Gabbiano

«Oggi tutti parlano di ecosostenibilità, di rispetto dell’ambiente. Luceplan lo fa da quasi trent’anni. Siamo stati i primi a utilizzare fonti luminose a basso consumo utilizzando il sistema fotovoltaico, siamo stati i primi a progettare lampade con un ciclo di vita lunghissimo che, anche quando finisce, non crea problemi di impatto ambientale perché i componenti sono tutti facilmente separabili e di conseguenza facilmente riciclabili», mette subito in chiaro Alessandro Sarfatti amministratore delegato dell’azienda, storico marchio del design made in Italy.

Milanese, classe 1969, laureato in economia e commercio a Pavia, è il terzo Sarfatti a occuparsi di luce. Suo nonno Gino, fondatore di Arteluce, è stato il pioniere della moderna illuminazione italiana. Suo padre Riccardo, insieme a sua madre Sandra Severi e al compagno di studi Paolo Rizzato, nel 1978 ha fondato Luceplan «un’azienda che nel rumore dilagante si impone subito per la sua incisiva discreta presenza». I tre soci-architetti creano pochi progetti sobri ma in grado di risolvere problemi reali, con la precisa volontà «di contrastare l’irrazionalità e la frivolezza imperanti in quegli anni». E insieme al quarto socio, Alberto Meda, negli anni arrivano decine di premi e riconoscimenti per la capacità di Luceplan di fare innovazione su tre fronti: sorgenti, materiali e tecniche produttive.

Quando nel 2004 Riccardo Sarfatti decide di "prestarsi" alla politica, passa il testimone al figlio che timona l’azienda di famiglia verso «un cambiamento nella continuità», come ama dire. Alessandro intensifica l’espansione sui mercati esteri con nuove filiali in Francia e nell’area scandinava. Stringe importanti accordi commerciali per la distribuzione in Cina e organizza un rafforzamento negli Stati Uniti. Risultato: nel 2006 il giro d’affari cresce del 15% rispetto al bilancio 2005 raggiungendo quota 25 milioni di euro. E quest’anno si prevede che l’incremento sarà intorno al 20%.

A migliorare la performance saranno anche i risultati prodotti da <<Elementi di Luceplan>>, la nuova linea di illuminazione tecnicoarchitetturale e contract del gruppo, nata all’inizio del 2006. Un passo importante che porta il marchio a sperimentare percorsi alternativi di luce destinata agli alberghi, uffici, musei, spazi pubblici e commerciali.

Ma sempre seguendo l’imprinting aziendale. «Per Luceplan, dice Alessandro Sarfatti, produrre design non significa inseguire le ultime tendenze, ma ricercare nelle possibilità dei materiali e delle tecnologie forme e risposte in grado di anticipare i comportamenti e le aspettative di domani».

Come è accaduto con la lampada <<Costanza>> (progettata nel 1986 da Rizzato) realizzata in policarbonato, un materiale che veniva utilizzato nella produzione di cruscotti di guida delle automobili e degli aerei. «Un concept, quello di Costanza e del policarbonato per l’illuminazione che ha dato il via a una nuova era nell’utilizzo dei materiali e che ha aperto strade che sono state percorse da molti altri marchi», tiene a dire.

«Per noi, parlare di sostenibilità, continua, significa raccontare un prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita: si disegna in funzione di un facile recupero differenziato dei componenti, si razionalizza l’assemblaggi per comprimere i volumi degli imballi, si prendono in considerazione nuove sorgenti luminose ad alta efficienza e nello stesso tempo si ripensano alcuni prodotti, si esplorano nuove tipologie e nuovi linguaggi formali».

In questo Luceplan è stato un precursore proponendo nel 2001 la tecnologia Led nell’ambiente di casa, con la lampada Starled di Alberto Meda e Paolo Rizzato la stessa coppia che è tornata a cimentarsi con i Led nel 2005 disegnando <<Mix>> lampada da lettura segnalata da Legambiente per il premio "Innovazione Amica dell’Ambiente" che ottiene nel 2006 il premio europeo Lights of the Future.

All’ultimo salone del mobile Luceplan ha presentato Sky progettata da Alfredo Haeberli, un sistema per lampade da esterni che prevede una versione a celle fotovoltaiche. «Un’illuminazione finalmente paragonabile alle tradizionali sorgenti di luce in termini di intensità e gradazione cromatica, a zero consumi e massima flessibilità. Una conquista tecnologica importantissima», dicono in azienda.

Ma l’ultimo <<premio>> in ordine di tempo più caro a Luceplan, è il fatto di illuminare le scrivanie del New York Times Building di Renzo Piano con Berenice, la lampada da lettura icona del design italiano, aggiornata con una testa supertecnologica a Led.

Fonte: www.repubblica.it supplemento Affari&Finanza 10 dicembre 2007

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