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Metano ed elettricità dagli scarti agricoli

di Luca Dello Iacovo

Dai residui della produzione di vino, olio, vegetali si ricava biogas. Il cui uso è in aumento.

All’Italia piace il biogas: gli ultimi dati dicono che già nel 2006 la produzione di questa fonte energetica, ricavata da materie prime come gli scarti agricoli e industriali, era aumentata del 3 per cento, toccando le 353,8 migliaia di tonnellate equivalenti al petrolio (Tep).

Gli impianti attivi e in costruzione sono oltre 300, su effluenti zootecnici, reflui agroindustriali e fanghi di depurazione: possono generare elettricità, calore e metano. In Europa l’aumento di gas biologico era stato del 13 per cento rispetto al 2005, in testa Germania e Gran Bretagna.

Non tutte le biomasse, però, sono ugualmente utili. «Possiamo sfruttare l’amido di cellulosa del mais o del sorgo, ma otteniamo rese più alte da grassi e proteine degli scarti di macellazione» dice Sergio Piccinini del Centro ricerche produzioni animali.

Grazie al processo biologico della digestione anaerobica, i residui generano gas con un contenuto di metano dal 50 all’80 per cento. In Italia circola il 66 per cento delle auto europee in grado di utilizzarlo. Nel 2006 una vettura su 100 immatricolata era ibrida, a benzina e metano.

Il biogas può essere ricavato anche dai residui della lavorazione di vegetali (mais dolce, patate, piselli...), dell’olio, delle bevande alcoliche, dell’industria conserviera.

«Oggi si tende a spostare le fonti per la produzione dai reflui animali alle biomasse pregiate, come barbabietola da zucchero o mais» sottolinea Enrico Bonari, agronomo del Sant’Anna di Pisa.

«Una tendenza che però può far salire il prezzo delle materie prime per l’alimentazione». Per evitarlo, ricercatori e aziende puntano sui biocarburanti di seconda generazione, ottenuti dal fusto e dalle radici delle piante, o dalle alghe. Candidate a risolvere il problema, almeno in parte, sono piante pluriennali come il <<miscanto>>, che cresce senza bisogno di arare il terreno ogni anno. La Ue prevede di ottenere con queste nuove tecnologie, entro il 2020, il 10 per cento dei carburanti da biomasse.

Fonte: www.panorama.it 13 gennaio 2008

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