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Rifiuti, l’oro di Napoli

di Walter Rauhe

Nuovi business In Germania il trattamento dei rifiuti campani è diventato un enorme affare che le aziende si contendono. L’incasso è doppio: prima per lo smaltimento, poi per la vendita dell’energia prodotta dai termovalorizzatori.

Come si dice «monnezza» in tedesco? Gli abitanti della Sassonia, nell’ex Germania orientale, lo hanno imparato molto in fretta. Negli ultimi mesi l’Unione delle industrie per lo smaltimento dei rifiuti della Sassonia occidentale (Zaw) ha importato dalla Campania oltre 100 mila tonnellate di spazzatura. Lunghi treni merci carichi di enormi balle ricoperti di plastica bianca percorrevano gli oltre 2 mila chilometri che separano Napoli da Lipsia per trasportarle nel centro di smaltimento meccanico-biologico di Cröbern. Una volta aperte le balle i rifiuti venivano selezionati e suddivisi tra materiali riciclabili, biologici oppure da incenerire. Questi ultimi venivano di nuovo impacchettati in balle di plastica e poi spediti all’inceneritore della vicina Delitzsch.

Per la Zaw un affare molto lucroso, dal momento che per i rifiuti napoletani i tedeschi incassano oltre 200 euro la tonnellata, ben oltre la media di 140-170 euro pagati per lo smaltimento dei rifiuti nazionali.

Dal 14 febbraio scorso però nessun treno merci proveniente da Napoli approda più a Cröbern. Il governo regionale della Sassonia ha sospeso temporaneamente tutte le importazioni di rifiuti. Il motivo? Nella discarica di Spröda, nei pressi di Cröbern, alcuni ambientalisti dell’organizzazione Deutsche-Umwelt-Hilfe avevano scoperto e fotografato montagne di balle bianche ammucchiate alla rinfusa e già con evidenti buchi negli imballaggi di plastica dai quali fuoriusciva un po’ di tutto.

«Importando l’immondizia di Napoli abbiamo importato anche l’emergenza rifiuti» si sfoga Jürgen Resch, presidente dell’organizzazione ambientalista. I responsabili della Zew si limitano a confermare lo stop temporaneo dei trasporti ferroviari da Napoli assicurando che «l’inconveniente nel deposito di Spröda» è stato causato da un congestionamento dell’inceneritore di Delitzsch e dalla necessità di parcheggiare le balle in depositi transitori.

Anche da Bremerhaven, centro portuale sulla costa atlantica della Germania nordoccidentale e secondo grande centro di smaltimento dei rifiuti partenopei, informano che i trasporti dall’Italia arrivano a singhiozzo.

Michael Schneider è il portavoce della Remondis, azienda leader nel trattamento e nella logistica di rifiuti urbani e industriali, con oltre 18 mila dipendenti solo in Germania e una decina d’inceneritori e termovalorizzatori sparsi per tutto il paese. «Stanno arrivando solo i rifiuti comunque previsti nel contratto per 30 mila tonnellate stipulato già all’inizio del 2007» afferma Schneider.

L’impianto di Bremerhaven, certo non il più moderno nell’impero Remondis, sarebbe in grado comunque di smaltire quantità ben superiori. «I rifiuti di Napoli sono molto benvenuti da noi» aggiunge Schneider, che subito invita Panorama all’inaugurazione del nuovo termovalorizzatore della società che verrà aperto a maggio in Sassonia-Anhalt.

I rifiuti campani a quanto pare fanno gola ormai anche a molte altre società concorrenti e chi, come Schneider, di rifiuti se ne intende non può che scuotere la testa per l’emergenza italiana. In Germania nessuno si chiede più come sbarazzarsi in fretta dei rifiuti, ma piuttosto come aggiudicarsene quantità crescenti. Una possibile spiegazione di questo paradosso risulta dalla lettura dei dati del ministero dell’Ambiente a Berlino.

In Germania attualmente sono in costruzione 83 nuovi termovalorizzatori e inceneritori, che si aggiungono ai 67 in funzione, che già oggi non lavorano a pieno regime per la scarsità di materia prima. Per sfruttare al meglio gli impianti i gestori importano così i rifiuti da mezzo mondo: perfino dalla Cina e dal Canada. Nel 2007 circa 18 milioni di tonnellate prevalentemente dai paesi dell’Ue, ai quali vanno aggiunti 5,6 milioni di tonnellate di rifiuti industriali speciali, cioè contaminati e velenosi destinati a impianti specializzati. Altro che «monnezza». Quello proveniente da Napoli e dintorni è vero oro. E un enorme business.

È di questi giorni la notizia che la società Sig di Ginevra si sarebbe aggiudicata una partita di 200 mila tonnellate di rifiuti napoletani che da qui al 2011 verranno smaltiti nell’inceneritore di Cheneviers. Dal momento che i treni merci provenienti dall’Italia e destinati agli inceneritori in Germania transitavano comunque dalla Svizzera, tanto valeva farli fermare subito sul posto e aggiudicarsi così una quota della partita. Le autorità elvetiche hanno smentito, ma che qualcun altro abbia pensato di mettere le mani sui rifiuti napoletani dà la misura dell’affare che si profila.

«Le nuove guerre commerciali si giocheranno non più sull’acqua, il petrolio o il gas russo, ma sui rifiuti» dice convinto Michael Braungart, esperto di tecnica logistica e macroeconomia all’Università di Lüneburg. «Le importazioni di rifiuti sono importazioni di materia prima e avranno un significato sempre maggiore per le nostre economie».

Anche se in Italia sono ancora in pochi a rendersene conto, nel 2009 entrerà in vigore una nuova normativa dell’Unione Europea che prescrive la «valorizzazione» dei rifiuti, mettendo al bando la loro semplice eliminazione. Saranno a norma solo impianti in grado di sfruttare una gran parte (almeno il 60 per cento) del calore sprigionato dagli inceneritori trasformandolo in energia o in teleriscaldamento.

Tre quarti dei 67 termovalorizzatori in funzione in Germania sono già oggi in grado di soddisfare i nuovi standard di questa normativa. Gli altri 83 in fase di costruzione avranno le stesse caratteristiche. In questo modo la Germania e forse anche la Svizzera si stanno aggiudicando il primato in uno dei segmenti di mercato più remunerativi del futuro.

Motivo più che sufficiente per spiegare l’entusiasmo dei gestori degli impianti di Cröbern, Bremerhaven e di altri centri tedeschi nei confronti dei rifiuti napoletani. In un futuro molto prossimo questi potrebbero raggiungere la Germania non più a bordo dei treni merci, bensì via mare. I tempi di percorrenza sarebbero ovviamente più lunghi ma i costi per il trasporto notevolmente più convenienti: oggi il trasporto costa quasi 200 euro a tonnellata; via nave costerebbe poco più di un quarto.

Ad allarmare maggiormente gli ambientalisti tedeschi non sono queste importazioni, tantomeno l’esistenza di tanti termovalorizzatori, ma un altro aspetto della nuova normativa europea. Costringendo gli impianti a ottimizzare lo sfruttamento del calore per produrre elettricità si rischia, secondo loro, di peggiorare le emissioni di sostanze pericolose e inquinanti.

«Grazie a complessi sistemi di filtraggio gli attuali termovalorizzatori sono in grado di ridurre al minimo la quantità di emissioni nocive nell’atmosfera» replica il tecnico dell’ufficio ambientale tedesco Markus Gleis. «Con ogni fase di filtraggio però si riducono i margini di sfruttamento dei gas per la produzione di elettricità e quindi anche i margini di guadagno per i gestori degli impianti».

Fonte: www.panorama.it 16 marzo 2008

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