di Antonio Calitri
Il socio-consumatore è anche socio-produttore, l’utile finisce in sconti e le bollette pesano il 40 per cento in meno. Ora 40 piccole organizzazioni si vogliono consorziare. Con lo slogan: «Si consuma dove si produce».
C’è tensione sulle Alpi. Nel vero senso della parola. Ad alta quota, tra il Friuli e la Valle d’Aosta, le 40 piccole cooperative che producono energia idroelettrica si stanno riunendo in un consorzio, che verrà ufficializzato in ottobre, per creare un gruppo specializzato nelle energie rinnovabili, in grado di competere, sviluppare nuovi business ma soprattutto di portare il modello del socio-produttore nel campo dell’energia dai tratti fortemente federalisti: si consuma dove si produce. Un progetto benedetto da Confcooperative, l’associazione delle cooperative bianche, che punta a esportarlo in altre zone del Paese. «Le cooperative elettriche dell’arco alpino» spiega Luigi Marino, presidente della Conf-cooperative, «rappresentano un autentico modello di utility, cioè di società a controllo diffuso, con forme collettive di gestione. Il cittadino infatti è utente, consumatore e produttore del servizio stesso. Cioè autoproduce e si autopaga la bolletta energetica ed essendo anche proprietario dei centri di produzione di energia manutenzione ed efficienza sono assolutamente assicurate. In una forma ancora più evoluta queste cooperative d’utenza diventano public company, cioè forme societarie che non prevedono un cartello unico di proprietà ma migliaia di soci-utenti».
A oggi le 40 cooperative elettriche che aderiscono a Federconsumo, concentrate soprattutto in Trentino-Alto Adige ma presenti anche in Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Friuli, producono 400 milioni di kWh all’anno, esclusivamente da fonte idrica, e servono 60 comuni, 65 mila utenti tra famiglie e imprese (30 mila dei quali sono soci delle coop), per una popolazione servita di oltre 300 mila abitanti. Queste coop stanno puntando molto su un modello simile a quello dei supermercati e ipermercati Coop (il colosso della grande distribuzione delle coop rosse) che è quello del cliente socio. In pratica il socio con l’adesione alla coop autoproduce l’energia che consuma e, come cliente socio, la paga a se stesso. Se poi a fine anno la coop registra un utile, questo viene ripartito (in parte) ai soci in forma di sconto sulle successive bollette. Non solo: gli stessi utenti soci pagano bollette inferiori a quelle che ricevono tutti gli altri italiani anche del 40 per cento semplicemente perché l’energia viene prodotta attraverso l’uso di beni gratuiti, come l’acqua dei fiumi.
Perfetto? Quasi. Produrre in zone impervie, solo da fonti naturali espone la coop a molti rischi: calamità naturali, inverni poco piovosi, mancanza di flusso costante dell’acqua dai ghiacciai, solo per citare quelli più frequenti. Considerando che, rischi ambientali a parte, nel frattempo i consumi aumentano, il pericolo che le cooperative da sole non riescano a stare in piedi è reale. Da qui l’idea di creare il consorzio, in modo da realizzare politiche comuni sia per coprire gli eventuali buchi di produzione di una delle cooperative, alla quale potrà sopperire un’altra, sia per programmare uno sviluppo futuro, nelle altre energie rinnovabili e nella fornitura di nuovi servizi. Dal teleriscaldamento (sviluppato dalla coop di Morbegno dove sono servite circa 15 mila utenze) alla possibilità di far passare attraverso gli stessi cablaggi elettrici la telefonia e internet.
Il consorzio in questione si chiama REV e il suo scopo è esattamente quello di unire la maggior parte delle cooperative energetiche e lanciare in grande stile in Italia questo modello mutualistico che sta facendo proseliti in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Spagna.
Negli Usa l’energia mutualistica serve ben 37 milioni di persone. Si tratta quasi esclusivamente di aree rurali dove le grandi compagnie non trovano conveniente investire. Così, dallo Utah all’Oregon, lavorano ben 864 cooperative. Un po’ meno, circa 800, sono le cooperative in Argentina, che coprono il 16 per cento del fabbisogno energetico nazionale fornendo la corrente elettrica a 4 milioni di persone. Senza andare troppo lontano poi, in Spagna, nella pittoresca Crevillente, cittadina di 25 mila abitanti nell’entroterra della Costa Blanca, il 97 per cento della popolazione e il 70 per cento delle imprese utilizzano l’energia prodotta dalla cooperativa locale, con i soci-utenti che risparmiano il 15 per cento rispetto al prezzo pagato dagli altri spagnoli.
In Italia prima della nazionalizzazione energetica esistevano oltre 200 cooperative che producevano energia. L’Enel ne assorbì la maggior parte lasciando soltanto quelle dove riteneva economicamente sconveniente arrivare con i propri mezzi. Come nei punti più impervi delle Alpi. Così, a Storo, Stenico, Pozza di Fassa in Trentino, a Prato Stelvio e Stelvio in Alto Adige, a Paluzza e Forni di Sopra in Friuli sopravvivono queste cooperative centenarie. «Il consorzio» spiega Pierluigi Angeli, presidente Federconsumo Confcooperative, l’associazione alla quale aderiscono le coop elettriche, «ha la finalità di sopperire alle disomogeneità di produzione tra le cooperative messe in difficoltà dalla carenza di acqua. È anche in questa direzione che va l’esperienza fotovoltaica: integrare le fonti rinnovabili da cui produrre energia e offrire nuovi servizi, tra cui quello del teleriscaldamento già molto diffuso».
Al momento il consorzio, in fase embrionale, ha già raccolto metà delle cooperative. A ottobre, quando ci sarà l’assemblea annuale delle cooperative elettriche il tutto verrà ufficializzato e dovrebbe partire il timing per l’adesione delle altre. Almeno un’altra decina dovrebbero aderire con certezza anche se l’ideale resta quello di metterle tutte insieme. Su questo punto è un po’ più cauto Costantino Giacomolli, coordinatore delle cooperative elettriche. «La costituzione del consorzio» spiega «prevede l’unificazione dei servizi e permetterà la gestione diretta del surplus energetico, con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo dell’economia locale. La nostra idea di sviluppo, infatti, è lontana dal gigantismo economico e segue i principi del rispetto dell’ambiente: l’energia si consuma dove si produce».
Fonte: www.panorma.it 22 agosto 2008 |