Pasini, capo della ricerca Enel: «Ecco come funziona il ciclo combinato per la produzione di elettricità con il gas H2»
di Stefania Martani
E’ il primo elemento chimico della tavola periodica. Il più leggero e il più diffuso in natura. Lo stesso che brucia nel sole e nelle stelle. Può essere la carta vincente perché è un vettore energetico non inquinante, efficiente e di costo competitivo. L’idrogeno è una delle materie prime inorganiche più prodotte in ambito industriale: ne vengono generati 400 miliardi di metri cubi per anno. Che farne? La sfida è stata raccolta dall’Enel. La centrale a idrogeno di Marghera comporterà 18mila tonnellate di anidride carbonica in meno immesse nell’atmosfera. Spiega Sauro Pasini, responsabile ricerca dell’Enel: «L’idrogeno, bruciando, genera soltanto vapor d’acqua e pochissimi ossidi d’azoto».
Come avviene il processo?
«L’idrogeno, materia prima per la produzione di prodotti organici, viene generato al ritmo di 1,3 tonnellate l’ora nel petrolchimico. Trasportato con una tubatura lunga 4 km nella centrale, alimenta un ciclo combinato, un sistema dove l’H2, bruciando, aziona una turbina che genera energia elettrica e vapore. L’energia così prodotta viene immessa in rete per un totale di 12 MW. Il vapore di scarto viene riutilizzato per produrre altra energia, mescolandolo con il vapore prodotto dalla vicina centrale a carbone e processandolo attraverso la turbina della stessa, per altri 4 MW».
E’ quest’ultima una tecnologia già sperimentata?
«E’ un progetto pilota, uno dei passaggi verso l’uso del carbone a emissione zero di CO2. Ci sono diversi modi per utilizzare il carbone e uno di questi passa per l’idrogeno. Si immette il carbone in un sistema,il gassificatore: il gas che ne esce è costituito da CO2 e da idrogeno, che vengono poi separati. La prima è ‘sequestrata’, l’H2 usato per produrre energia. La prima parte del processo, la trasformazione del carbone in gas, è una tecnologia matura. In sperimentazione a Fusina è il ciclo combinato».
Energia pulita, quindi?
«Il problema è che essendo l’H2 reattivo ed infiammabile, nella combustione si creano ossidi di azoto inquinanti: occorre sviluppare una tecnologia ad hoc, obiettivo della nostra ricerca. Una possibilità è utilizzare idrogeno premiscelandolo con vapore, per ridurre le temperature di fiamma e produrre basse percentuali di ossido di azoto».
Altri progetti?
«Stiamo studiando come accumulare l’H2. Per le fonti rinnovabili spesso la richiesta di elettricità non è simultanea alla loro disponibilità. Se produco energia con il sole o il vento devo trovare il modo di stoccarla. Anche qui l’idrogeno può aiutare: con l’energia in sovrappiù si dà avvio a un processo di elettrolisi dell’acqua, il cui prodotto finale è l’H2 che puntiamo ad immagazzinare».
Quali sono i costi?
«Il progetto ambiente dell’Enel prevede nel complesso un investimento di 7,4 miliardi: di questi, 600 milioni sono destinati alla ricerca e sviluppo di strategie innovative e 400 milioni al sequestro della C02».
Fonte: www.repubblica.it supplemento Affari&Finanza 22 settembre 2008 |