di Luigi Bignami
Sotto l’oceano del Polo Nord si nasconde un quinto delle riserve mondiali di idrocarburi. Pronte per essere sfruttate, grazie allo scioglimento dei ghiacci.
L’oceano intorno al Polo Nord contiene un quinto delle riserve di olio e gas naturale del pianeta, non ancora portate alla luce. La stima è del Geological survey americano, che ha svolto un lavoro di rilevamento dei fondali marini, durato 4 anni, al Circolo polare artico. Da tempo si ipotizzava che le aree attorno all’Artico potessero contenere molti idrocarburi; negli ultimi anni, grazie al ritiro dei ghiacci, sono state condotte campagne di studio da parte di Stati Uniti, Canada e Russia. Ora lo scenario si va delineando con maggiore chiarezza.
«Gli idrocarburi si trovano in prossimità delle coste dei paesi che si affacciano sull’Artico» ha spiegato Donald Gautier, il capogeologo che ha guidato le ricerche. Questo rende l’estrazione più semplice, perché le aree al confine con i continenti sono quelle che si stanno liberando dai ghiacci per prime.
«Dai dati risulta che si possono estrarre con una certa facilità 90 miliardi di barili di olio grezzo e 50 mila miliardi di metri cubi di metano. Cifre che corrispondono a circa il 13 per cento del petrolio e al 30 per cento di gas non ancora scoperti» continua Gautier. Quando si parla di petrolio o gas «non ancora scoperti» i geologi intendono gli idrocarburi di cui si sa che esistono ma non è ancora definita con precisione la caratteristica delle trappole geologiche che li contengono, quindi che non sono ancora conteggiati come riserva mondiale.
Tutto ciò spinge in avanti di almeno 3-5 anni la fine degli idrocarburi e di una decina d’anni quella del gas. «Siamo all’inizio delle ricerche, ci aspettiamo di trovare altre riserve. Il petrolio potrebbe terminare, secondo stime, tra una sessantina d’anni. Spostare il termine di 5 anni non è poco» continua il geologo.
Ci si chiede ora a chi appartengano tali idrocarburi. Il 30 per cento del petrolio si trova di fronte alle coste dell’Alaska, mentre due terzi del gas sarebbero della Russia. Danimarca, Groenlandia, Norvegia e Canada si spartirebbero il resto. Intanto, nel 2008, le compagnie petrolifere di varie nazioni hanno già speso 2,6 miliardi di dollari per acquisire le concessioni ed esplorare in profondità le aree ritenute più redditizie.
Fonte: www.panorama.it 18 ottobre 2008 |