Sono 73 i Comuni italiani, censiti dal Rapporto di Legambiente, in cui è localizzata una centrale a biomassa all’interno del proprio territorio. Come per l’eolico i Comuni non sono classificati con una graduatoria per potenza installata, perchè non avrebbe senso un approccio di questo tipo rispetto a una fonte rinnovabile che si dovrebbe sviluppare da un punto di vista del bilancio energetico e ambientale se proviene da un bacino di raccolta nel territorio. Proprio la dimensione dell’impianto risulta fondamentale per evitare importazioni di materia prima, per evidenziare le forme in cui si evidenzia questo problema abbiamo segnalato buone pratiche locali di valorizzazione delle biomasse e invece pratiche sbagliate per via di un eccessivo dimensionamento. Un altro problema riguarda la contraddizione tra la nostra normativa – che prevede la possibilità di bruciare all’interno delle centrali anche i rifiuti non biodegradabili – e la Direttiva Europea 2001/77/CE, che all’Art. 2 lettera b chiaramente definisce la biomassa escludendo la fattispecie prevista dall’Italia con il Decreto Legislativo 387/2003. Sono diversi gli impianti virtuosi che non solo sfruttano la biomassa per produrre energia elettrica ma anche energia termica. Basti pensare che in un impianto di questo tipo per ogni kWh prodotto di energia elettrica si possono ricavare 4 kW termici utilizzabili per il fabbisogno di acqua calda sanitaria.
Gli impianti da biomasse nei comuni italiani forniscono un contributo pari a 1.981 GWh (dati ENEA 2004) che equivalgono al fabbisogno di 792mila famiglie.
Un esempio ne è il Comune di Brunico che con un impianto da 20 MW a legno e biomassa locale, soddisfa, grazie ad una rete di teleriscaldamento, il fabbisogno termico dell’ 80% delle abitazioni.
La centrale termica di Tirano, entrata in esercizio nel 2000, con 20 MW di potenza termica e 1,1 MW di potenza elettrica, è stata la prima centrale italiana ad ottenere una certificazione energetica internazionale. Infatti grazie a questo impianto di teleriscaldamento si evita il consumo di 6 milioni di litri di gasolio l’anno, risparmiando oltre 15 mila tonnellate di CO2 /a . La centrale è composta da due caldaie da 6 MW e una da 8MW. Questa centrale ha un risultato energetico per il 18% elettrico 82% termico. I 60 mila quintali di biomassa che alimentano la centrale provengono dal materiale di scarto di due segherie locali e da altre segherie situate in Valtellina e in ValCamonica sottoforma di cippato corteccia, segatura e trucioli di legno che vengono consegnati alla centrale settimanalmente. Inoltre parte del combustibile proviene dalla manutenzione dei boschi Valtellinesi, Valle Camonica ed Engandina, dalla manutenzione del verde urbano e dalle potature dei vigneti. Ogni 2 Kg di legna la centrale produce 4 kWh termici e 1 kWh elettrico. La centrale è completamente controllata da un sistema informatizzato in grado di poter controllare qualsiasi parte della struttura e quindi tutte le utenze servite. La rete ha 438 utenze allacciate e raggiunge quasi la totalità degli abitanti del Comune, 9000 abitanti, nel 2004 l’energia fatturata agli utenti è stata di 29.831.323 kWh, la produzione elettrica annua è di 8.500.000 kWh e riscaldano un volume di 1.365.000 mc. Inoltre sulla centrale a biomassa sono stati installati 500 m2 di pannelli fotovoltaici con una potenza di 70 kW. L’impianto ha una produzione di oltre 84.000 kWh annui. Sono cinque gli impianti di teleriscaldamento di media taglia alimentati a cippato realizzati a servizio di edifici pubblici.
Il Comune di Camporgiano ha realizzato, con un investimento di 383.000 Euro, una centrale a biomassa da 540 kW con lo scopo di riscaldare e produrre acqua calda sanitaria per una scuola elementare, una mensa scolastica, un centro servizi e 4 capannoni artigianali per un totale di 7.800 mc di volume. Le 150 tonnellate annue di cippato necessarie per il funzionamento della centrale provengono dalla Comunità Montana della Garfagnana. La rete di teleriscaldamento ha una lunghezza di 350 m .
La Comunità Montana del Casentino, località Cetica, nel Comune di Castel San Niccolò, ha realizzato con un investimento di 180.000 euro una centrale a biomassa, alimentata a cippato, da 350 kW. Lo scopo di questa realizzazione è quella di soddisfare il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria della Pro Loco, il Museo del Carbonaio, un ambulatorio medico, uno spogliatoio sportivo e sei utenze private, per un volume totale di 9.000 mc., il tutto con una rete di teleriscaldamento lunga 200 m. Il cippato necessario al funzionamento, 90 t/a, proviene dalla stessa Comunità Montana.
Il Comune di Casole D’Elsa, con un investimento di 330.000 Euro ha realizzato un impianto a biomassa da 540 kW. Le 170 tonnellate annue di cippato necessarie alla centrale provengono da un azienda agricola locale e sono utilizzate, attraverso una rete di distribuzione lunga 100 m, per il riscaldamento degli ambienti e per il fabbisogno di acqua calda sanitaria di un plesso scolastico, comprensivo di asilo nido, scuola materna, elementare e media, la mensa e palestra per un volume totale di 16.650 mc.
Il Comune di Monticano con un investimento da 335.000 Euro ha realizzato un impianto da 540 kW, alimentato da 100 tonnellate annue di cippato proveniente da ditte locali. Attraverso una rete di 150 m copre il fabbisogno di acqua calda sanitaria e riscaldamento del Municipio, biblioteca, scuola elementare e media e di un museo per un volume totale di 3.400 mc.
Il Comune di Loro Ciuffenna grazie all’investimento di 230.000 Euro ha realizzato una centrale da 500 kW, che attraverso 200 tonnellate annue di cippato, soddisfa il fabbisogno di riscaldamento e acqua calda sanitaria della sede della Comunità Montana del Pratomagno e delle scuole, inclusa la scuola materna e l’asilo nido, per un volume totale di 20.000 mc. La rete di teleriscaldamento è lunga 420 m e il cippato proviene dalla Cooperativa Alto Valdarno.
Il Piemonte è una delle regioni italiane con il maggior numero di impianti a biomassa presenti.
L'impianto del Comune di Castellamonte, gestito dall'ASA (Azienda Servizi Ambiente), ha una potenza termica al focolare di 10 MW e serve, tramite una rete di 7 km, circa 600 utenze (310.000 mc riscaldati). All'alimentazione della centrale è legato anche un lavoro di manutenzione dei boschi circostanti.
Fonte: www.miw.it/
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