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Biodiesel made in Italy

Se vuoi il biodiesel chiama Galateri di Genola.

L'ultimo contratto è con la Saras di Massimo Moratti. E se pure un petroliere interista si convince ad andare da uno juventino per produrre il cosidetto <<biodiesel>>, allora la stagione dei biocarburanti è davvero iniziata.
D'altrolde come Moratti lo scudetto, Marco Galateri di Genola, aspettava la svolta da decenni.
Mentre il fratello Gabriele faceva carriera in finanza scalando i vertici di Mediobanca (ora ne è presidente), lui, ingegnere chimico, insisteva a sperimentare impianti per gasolio di origine vegetale nei centri di ricerca della Ballestra, società di cui è amministratore delegato e vicepresidente dal 1980.

E' stata infatti la Ballestra a costruire il primo impianto pilota in Italia per la produzione di biodiesel, finanziato dalla Commissione europea, sia il primo stabilimento industriale, per il gruppo Ferruzzi, che iniziava a esplorare il mondo dei carburanti di origine vegetale.

"Ma l'intuizione di Raul Gardini aveva forse anticipato troppo i tempi, valuta Galateri di Genola".

Oggi, con i prezzi del petrolio alle stelle e la lotta alle emissioni inquinanti, lo scenario è cambito. I consumi europei sono passati da 2 milioni di tonnellate del 2004 a 5 milioni di tonnellate del 2006, e nel 2009 dovrebbero diventare 9 milioni.

E la Ballestra, che negli anni 80 fatturava da sola 3 milioni di euro, ha dato vita con i belgi della Desmer a un gruppo da 450 milioni di euro di fatturato (previsioni 2007), da poco acquisito dalla Barclays Bank attraverso il fondo di private equity.

Con clienti come Henkel, Procter&Gamble e Colgate, la Desmet Ballestra è leader nel settore dell'impiantistica per l'industria oleochimica e dei detersivi, ma gli impianti per biodiesel rappresentano ormai oltre metà del business. Soltanto negli ultimi due anni ne sono stati venduti 75 in Europa, Asia, Usa e America Latina, per un investimento pari 1 miliardo di euro.

"L'ultima direttiva Ue, recepita anche in Italia, ha aperto grandi spazi per la crescita del biodiesel in Europa, sottolinea Galateri di Genola. I biocarburanti vengono miscelati negli idrocarburi già da tempo, ma entro il 2010 sarà obbligatorio incorporare il 5.75 per cento, una quota che si stima in 20 milioni di tonnellate l'anno".

Parlando di <<biocarburanti>> la Ue non distingue fra benzina (etanolo) e gasolio (biodiesel), ma quest'ultimo risponde meglio alle capacità produttive e ai consumi europei.

"L'etanolo deriva infatti dai cereali o dalla canna da zucchero, coltivati intensivamente oltreoceano. Il biodiesel invece da piante più famigliari, come soia, colza e girasole".

Per la Saras di Moratti la Desmet Ballestra costruirà entro il 2008 un impianto da 200.000 tonnellate presso la raffineria spagnola del gruppo. Altri due impianti stanno nascendo in Lombardia per la società Oxem e nell'area industriale friulana di Torviscosa per la Snia-Caffaro.

"In complesso contiamo di realizzare in Italia cinque o sei nuovi impianti nei prossimi tre anni, anche se servirebbe da parte del governo una politica più attiva di sostegno e liberalizzazione, insiste Galateri di Genola".

Il quale, dopo aver esportato la tecnologia in 22 Paesi, lavora al biocarburante del futuro.

"Il biodiesel ha il merito di ridurre la dipendenza dal petrolio e le emissioni di zolfo e CO2 in atmosfera. Produrlo sarà sempre più conveniente, ma c'è il rischio che il suo successo faccia lievitare troppo il prezzo delle materie prime. Noi investiamo in ricerca circa il 2 per cento del fatturato annuale e in Brasile abbiamo già costruito un impianto per la produzione di biodiesel da grassi animali, mentre la nuova frontiera sembra essere una pianta tropicale, la Jatropha, di alta resistenza e non coinvolta nel processo alimentare".

Arrivare a sfruttarla sarebbe un volano per l'economia di molti paesi in via di sviluppo. E a Marco Galateri di Genola, che già finanzia onlus come Amref e Idee migranti, davvero non dispiacerebbe.

Fonte: Panorama 24 maggio 2007

 

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