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Il mattone diventa eco-compatibile

La Andil-Assolaterizi promuove la svolta <<verde>> di un settore da 1,5 miliardi di euro con 140 imprese.

Altro che super climatizzatori, ventilatori d’avanguardia e ultimi ritrovati hitech per concedersi una tregua alla calura estiva. La casa del futuro, fresca ed ecologica, poggerà su murature antiche. Del tutto simili a quelle su cui costruivano etruschi e romani, plasmando la terra con elementi semplici come acqua, aria e fuoco.

La proposta non arriva da un team di agguerriti ambientalisti e teorici della decrescita economica, ma da un’associazione aderente a Confindustria, Andil Assolaterizi, che, nel corso della sua 56esima assemblea nazionale ha rilanciato con forza il tema del mattone sostenibile. Efficienza energetica innanzitutto. Meno consumi, meno emissioni di Co2: l’unica ricetta per sfidare il riscaldamento globale.

E per imboccare questa strada non c’è bisogno di scomodare i guru della green economy, ma "basta entrare d’estate in una chiesa o nelle vecchie case di paese per capire cosa vuole dire un’ecocostruzione", spiega il presidente di Andil Catervo Cangiotti.

"Il laterizio è un prodotto tipico del Made in Italy, anche se oggi qualcuno se ne dimentica. Un materiale naturale che andrebbe salvaguardato insieme con la sua industria".

L’80% degli edifici nazionali sono edificati da mattoni cotti nelle oltre 200 fornaci del Paese, bocche di fuoco da 22 milioni di tonnellate di prodotto l’anno di un comparto; in tutto 140 imprese che fatturano circa 1,5 miliardi di euro e occupano 9.000 persone.

Combattere il clima tropicale dei nostri anni? Basta irrobustire pareti interne e chiusure esterne, tanto per cominciare. Dice il presidente Cangiotti: " Passando da una muratura di 38 cm a una di 45 si ottiene un isolamento termico che riduce il 5% delle risorse. Trattiene il caldo d’inverno e lascia fuori l’afa d’estate".

Ma bioedilizia non significa solo un ritorno al passato. "Gli investimenti in impianti hitech, ormai quasi completamente automatizzati ci consentono di ridurre costi e sprechi d’energia. Poi è il corso del tempo a dare il bollino verde al mattone italiano. Il ciclo di vita del laterizio è millenario.

Invece opere ultra moderne come la sede di Mondadori di Segrate, disegnata da Oscar Niemeyer e inaugurata solo nel 1975, necessita già di opere di restauro nel tentativo di rimetterla a nuovo".

Lo slogan <<costruzione sostenibile>> è anche la speranza del comparto del laterizio italiano. Dopo il boom edilizio degli ultimi otto anni il settore incomincia ad avvertire una certa fiacca. Le previsioni del Cresme preoccupano gli imprenditori di Andil: fino al 2009 ci si attende una diminuzione dei nuovi alloggi. "Una flessione fisiologica, peraltro attesa, che però può far male alla nostra industria" – spiega Catervo Cangiotti. Soprattutto perché l’ecomarketing delle imprese del nord Europa sta conquistando spazi anche in Italia. C’è il rischio che passi il messaggio che solo il legno è materiale rinnovabile ed ecologico".

Altro punto debole della galassia del laterizio è l’incapacità di sfondare nei mercati esteri. Il materiale, pesante quanto ingombrante, di per sé non consente grandi spostamenti, oltre i 300 km di viaggio e ogni commessa diventa antieconomica.

"tuttavia è pur vero che ci sono ancora troppe poche imprese che sono state capaci di delocalizzare impianti magari promuovendo jointventure all’estero. E questa è una strada da seguire per i prossimi anni".

Il processo di aggregazioni invece è (quasi) del tutto compiuto. Negli anni Settanta in Italia c’è erano 700 fornaci attive, oggi 200 con 140 imprese attive. Ma il comparto resta ancora polverizzato, composto da tante microimprese, con solo 12 big che fatturano il 40% del giro d’affari complessivo.

Fonte: Affari&Finanza di Repubblica 25 giugno 2007

 

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