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Per la Ue l'Italia spreca acqua

Facciamo acqua da tutte le parti, ma non sappiamo come. E questo perché, con la Grecia, l’Italia è il primo degli inadempienti nelle pagelle europee sulla trasparenza della gestione idrica.

A Bruxelles non siamo riusciti a far sapere se potremo centrare gli obiettivi di protezione delle risorse previsti dalle norme comunitarie, mentre il livello di trasposizione delle disposizioni Ue nelle leggi italiane è il più insufficiente.
L’analisi economica e ambientale delle risorse idriche ci relega al fondo delle classifiche continentali, battuti soltanto dai greci. Il governo di Romano Prodi semina promesse nei convegni sul cambiamento climatico. Le parole, però, faticano a trovare riscontro nei provvedimenti.

In compenso siamo anche primatisti del mondo nell’acquisto di acqua minerale. In casa consumiamo mediamente 200 litri di acqua potabile a testa, ma il 15 per cento della Penisola da giugno a settembre è sotto la soglia di 50 litri pro capite, che costituisce il fabbisogno minimo (nei libri di geografia il Sud era un tempo definito “siccitoso”). Quel che è più grave, l’acqua viene sprecata: il 40 per cento si perde lungo la rete prima di arrivare ai rubinetti.

“L’acqua non è un bene di mercato, ma un patrimonio da proteggere e difendere” ricordano a Bruxelles, mentre le organizzazioni internazionali chiedono all’Unione il riconoscimento dell’acqua come “diritto umano”.

Gli scenari dell’ultimo rapporto Onu sul cambiamento climatico annunciano che la catastrofe ambientale è alle porte: già da ora il nostro Paese è a rischio siccità, mentre centinaia di milioni di persone rimarranno senz’acqua nei prossimi due decenni; nel 2050 l’Europa potrebbe perdere tutti i suoi ghiacciai e nel 2100 metà della vegetazione mondiale potrebbe essere sparita. Si deve correre ai ripari, subito.

Per alcuni è tutta propaganda nichilista, per altri è il momento di evitare il peggio. L’Unione Europea, fra i più attivi nel gruppo di quanti invocano una controffensiva ambientale, ha scritto la direttiva "Acque" per garantire entro il 2015 la buona qualità di fiumi, laghi, estuari, acque costiere e acque sotterranee di tutti gli stati membri, ai quali chiede di adottare dei piani di gestione dei rispettivi bacini idrografici entro il 2009. Sono adempimenti burocratici, forse minuziosi, eppure inevitabili.

Ma l’Italia per ora è stata a guardare, o meglio l’anno scorso ha recepito nel suo ordinamento nazionale la direttiva quadro, però non in tutti i suoi aspetti, quindi potrebbe vedersi recapitare una procedura di infrazione.

Manca, per esempio, una valutazione di impatto per le acque in relazione alle nuove infrastrutture. Un’altra carenza riguarda il coordinamento e la struttura amministrativa sulla gestione congiunta dei fiumi minori da parte di un’autorità competente. Infine non è stata svolta l’analisi ambientale ed economica, cioè non è stata costruita la base per l’applicazione della direttiva Ue.

Stavros Dimas, commissario europeo dell’Ambiente fa i conti: “Austria e Cipro sono i paesi che hanno ottenuto i risultati migliori; la Germania e il Portogallo hanno fatto abbastanza bene; Italia e Grecia sono invece lontane dall’arrivare agli obiettivi”.

Il primo appuntamento di verifica è nel 2009 con la presentazione dei piani di gestione dei bacini idrografici; l’anno successivo sul tavolo di Bruxelles dovranno arrivare tutti i criteri e i numeri relativi alla definizione delle tariffe dell’acqua. Gli esperti sostengono che non ci sarà sicurezza di approvvigionamento senza un netto incremento dei prezzi.

Gli italiani potranno consolarsi per l’aumentata spesa con la bontà dell’acqua che sgorga dai rubinetti di casa: secondo Legambiente è già oggi “sana e pulita, non troppo diversa da quella in bottiglia”. E “di ottima qualità nutrizionale”.

fonte: Panorama.it 26 aprile 2007

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