Il loro motto, anche quando l’attenzione all’ambiente non era una cosa alla moda, è sempre stato "Better light for a Better life". Il che, tradotto in lingua universale, vuol dire via libera alla luce intelligente.
"iGuzzini", azienda che negli ultimi 30 anni ha fatto della lotta contro l’inquinamento luminoso la sua condizione di vita, scopre che il risparmio energetico piace. A tutti. Purtroppo in Italia meno che altrove, però.
«A Londra si considera una cosa normale creare una nuova normativa che porti a ridurre del 20% gli sprechi della città, spiega il presidente Adolfo Guzzini, in Italia il rinnovo degli impianti fissato al 3% l’anno è troppo lento e il governo se ne deve rendere conto». E per uno come Guzzini, una specie di uomo vulcano in perenne eruzione, non è una cosa facile cui rassegnarsi. «Ancora sembra difficile far capire che nel 2007 si riesce ad avere una lampada da 100 watt che emette la stessa luce di una da 500, dice incredulo, ci sono inoltre nuovi impianti che emettono luci in modo mono direzionale, certo vanno sostituiti quelli vecchi altrimenti non ha senso parlare di luce verde».
Insomma, il concetto è chiaro: «Prendersi la responsabilità di ciò che si costruisce oggi pensando al domani».
Mantenendo alta l’attenzione al futuro iGuzzini realizzano cifre di tutto rispetto. Il 2006 si è chiuso con un fatturato consolidato di 191,3 milioni di euro (+14.4% rispetto al 2005). Questo numero è la sintesi di un risultato più che positivo all’estero (+16,7%) e di uno più contenuto sul mercato italiano (+7,6%). Le vendite all’estero costituiscono il 68,5% del fatturato totale, di cui la maggior parte in Europa.
«Abbiamo 12 filiali dirette in tutta Europa, spiega Guzzini, in più Hong Kong e Singapore sono per noi molto importanti. Ma la tendenza futura è verso l’oceano pacifico sia per investimenti produttivi, da realizzare in loco, che puramente commerciali».
iGuzzini hanno illuminato, in questi ultimi anni, alcuni tra gli eventi più importanti. Sono stati partner tecnici dell’iniziativa Snow Show, in occasione di Torino 2006, con installazioni in ghiaccio e luce firmate da superstar come Norman Foster, Yoko Ono e Arata Isozaki. Hanno dato lucentezza all’ampliamento della Morgan Library di New York di Renzo Piano. Ma anche alla nuova sede della National Assembly for wales, progettata dallo studio d’architettura Richard Rogers. E all’inaugurazione della nuova sede della Triennale Bovisa.
Tutte operazioni accompagnate dalla stessa consapevolezza: la luce naturale o artificiale è vitale. Ma deve essere luce buona. «Noi ci chiediamo da anni cosa può fare un’azienda che produce apparecchi d’illuminazione nell’ambito di un’emergenza energia, precisa il patron del gruppo, e la risposta sta sempre nel progetto di qualità».
Per Guzzini, in futuro, l’utilizzo di fonti rinnovabili rappresenterà la vera rivoluzione. Per raggiungere quest’obiettivo sono necessarie inedite alleanze tra istituzioni e aziende. E, naturalmente, tanta formazione. Ma prima di allora c’è una soluzione già a portata di mano: la riduzione dei consumi. Qui e ora. In esterno come in interno.
«E’ possibile ottimizzare le spese attraverso una corretta progettazione, ripete il presidente, noi adottiamo degli accorgimenti come l’impiego dell’elettronica nelle lampade a fluorescenza, la connessione a sistemi di controllo che accendono e spengono, o variano l’intensità, quando i sensori rivelano che la luce naturale illumina sufficientemente gli spazi». Anche la corretta manutenzione, naturalmente, ha il suo peso.
Il concetto d’illuminazione, sempre più spesso, fa rima con design. Ne è stata una prova l’imponente allestimento di Euroloce all’ultimo Salone del Mobile di Milano. Però anche in fatto di design, per Guzzini, il sistema luce è impreparato: «Noi veniamo dal design degli anni ‘60 e abbiamo partecipato al primo periodo di ricerca delle aziende sul design. Ora la nuova formula vincente è tecnologia e design che è una cosa molto più complessa del semplice oggetto finale da esposizione. Ci vogliono materiali inediti, studi a tavolino e naturalmente la cultura italiana».
Cosa ne pensa infine, l’ecologico Guzzini, del fatto che città come Londra o Parigi sono perennemente illuminate mentre a Roma è stata polemica anche quando si è deciso di tenere San Pietro splendente dal tramonto all’alba? «Londra e Parigi sono città lumière che vedono l’illuminazione come fonte di benessere per i cittadini, chiarisce Guzzini, ci vogliono progettazioni che valorizzano le città grazie ad apparecchi che controllano totalmente il flusso luminoso, senza inquinare. Naturalmente dopo le 24 le luci andrebbero regolate, non è logico mantenere la stessa potenza sino alle 4 del mattino».
Anche in questo caso però non ci s’improvvisa. Per capire come accendere le città bisogna formare, con sufficiente anticipo, la cultura dei progettisti dell’illuminazione.
Fonte: Repubblica.it/supplementi Affari&Finanza 16 luglio 2007 |