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Non aprite quella lattina

di Luca Sciortino

ALLARME.Una o più bibite al giorno, anche se «light», aumenterebbero il rischio di eventi cardiovascolari, diabete, obesità. E se contengono benzoato di sodio...

Non sappiamo se Ramachandran Vasan del Medical center di Boston sia di quelli che detestano le bibite gassate. Fatto sta che, insieme con i collaboratori, ha effettuato uno studio (pubblicato su Circulation) che rischia di rovinare la vita agli appassionati della lattina. In base ai risultati della ricerca, chi beve ogni giorno una o più bibite analcoliche a base di soda, siano «light» o meno, corre un rischio maggiore del 48 per cento di sviluppare una sindrome metabolica: una pericolosa associazione di pressione alta, obesità, livelli elevati di trigliceridi e di glucosio a digiuno. Chi si disseta in questo modo, infine, avrebbe anche bassi livelli di Hdl, il colesterolo «buono». In poche parole, ha una probabilità più alta di incorrere in malattie cardiovascolari e diabete.

Vasan e i suoi colleghi hanno tratto queste conclusioni da osservazioni durate quattro anni su un campione di circa 9 mila persone di mezza età. Si tratta dunque di uno studio descrittivo che, come sostiene Roberto Fanelli, biologo dell’Istituto Mario Negri di Milano, non fornisce informazioni sulle cause. Si potrebbe immaginare che il fruttosio contenuto nelle bevande causi un aumento di peso, e possa portare in tal modo all’insulino-resistenza e al diabete. Ma Vasan fa notare che il risultato è lo stesso anche quando le bibite sono light.

Un’altra ipotesi è che bere bibite dal sapore dolce, dietetiche o meno, induca a consumare anche cibi dolci, innescando abitudini alimentari scorrette.

In ogni caso, sulle bevande gassate arriva, dalla Gran Bretagna, un altro allarme: l’E211, ovvero il sodio benzoato, sostanza conservante contenuta in molte di queste bibite, potrebbe danneggiare il dna delle cellule.

Il biologo molecolare Peter Piper dell’Università di Sheffield ha testato l’effetto del sodio benzoato in vitro su cellule del lievito; e i risultati hanno rivelato danni al Dna dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule.

«I benzoati li inattivano» ha dichiarato Piper al quotidiano The Independent, aggiungendo: «C’è un vasto numero di patologie collegabili a questo tipo di danni: il Parkinson e altre malattie neurodegenerative, oltre al processo stesso di invecchiamento».

Di fronte a tali rischi la Food standards agency, incaricata di proteggere nel Regno Unito i consumatori, ha nominato un comitato di esperti che esaminerà il caso ed emetterà un giudizio entro il 4 ottobre prossimo.

Nel frattempo, che peso dare a questi risultati? «Per ora non si possono trarre conclusioni certe» risponde Fanelli. «Non si tratta di un esperimento su animali, ma in vitro. L’effetto sulle cellule di topo potrebbe non essere lo stesso, o dipendere dalla quantità e altri fattori».

Non sarebbe la prima volta che il benzoato di sodio si trova sotto accusa: l’anno scorso la Food standard agency aveva scoperto alti livelli di benzene, sostanza cancerogena, in quattro marche di bibite analcoliche. Il motivo? Il benzoato di sodio reagiva con la vitamina C usata come additivo in queste bevande (oppure nei cocktail) e formava il benzene. «Il problema è che queste sostanze vengono sperimentate e controllate da sole, senza considerare le possibili reazioni che possono avvenire nella vita quotidana» avverte Fanelli.

In attesa di altri studi che tengano conto anche di questi fattori, qualcuno troverà più dissetante, e più sana, la semplice acqua naturale.

Fonte: Panorama 09 agosto 2007

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