Dai materiali compositi alle nuove frontiere del biometano, passando per i pellet e il riciclo dei rifiuti tossici per produrre energia.
I laboratori universitari e di molte aziende industriali sono da tempo concentrati nella ricerca di soluzioni per contenere i consumi e le emissioni inquinanti nelle attività quotidiane. "l'Italia ha fatto molti passi in avanti su questo versante, tanto che possiamo vantare livelli di eccellenza a livello mondiale" osserva Marino Berton. presidente dell'AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali, http://www.aiel.cia.it/).
Una delle ultime frontiere è la produzione di biometano, derivato da un processo di raffinazione delle biomasse (reflui di fogne, reflui zootecnici, rifiuti alimentari e produzioni agricole).
"E'una evoluzione del biogas, ma con un'incidenza fino al 96% di metano, che è una fonte pulita" aggiunge Breton. Il biometano può essere utilizzato per l'autotrazione, cOnsentendo di ridurre l'inquinamento e risparmiare sui costi di rifornimento. Esperimenti di questo tipo sono in corso in diversi paesi europei: in Svezia, ad esempio, il biometano è prodotto da scarti e colture agricole e viene utilizzato per alimentare i mezzi pubblici. Se sperimentazioni di questo genere daranno buoni risultati si prospetta una rivoluzione nel settore dei carburanti.
Quasi sconosciuto fino a pochi anni fa, oggi il pellet è il combustibile più gettonato da chi punta ad abbinare efficienza degli impianti di riscaldamento e rispetto dell'ambiente. Tanto che la produzione italiana, per lo più concentrata tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, si appresta a superare le 500.000 mila tonnellate. Il legno in pellet è un combustibile ricavato dalla legna vergine essiccata e poi compressa in forma di piccoli cilindri con un diametro di qualche millimetro. Grazie alla pressatura, il suo potere calorifico, a parità di volume, è doppio rispetto al legno. Per questo motivo viene utilizzato nelle stufe di nuova generazione in sostituzione dei ceppi tradizionali. Una volta caricato, il generatore di calore a pellet si autoalimenta: grazie al movimento di un sistema di caricamento "a vite senza fine", il combustibile cade nel braciere dove alimenta costantemente la fiamma.
http://www.palazzetti.it/fuoco/home.html
Il fronte dell'innovazione eco-compatibile vede al lavoro i produttori di impianti di riscaldamento. E'il caso di Palazzetti, che ha messo a punto nei propri laboratori di ricerca un "sistema a doppia combustione", che si inserisce nel processo di fotosintesi clorofilliana, durante il quale l'anidride carbonica dell'aria viene assorbita dalle foglie per produrre ossigeno e carbonio. Durante la combustione secondaria, i camini bruciano il monossido di carbonio (CO) ancora presente nei fumi della combustione primaria e riducono così le emissioni inquinanti.
http://www.archimagazine.com/ar4house.htm
Le tecnologie pulite per la casa sono considerate uno dei business più promettenti dei prossimi anni, anche se in Italia il mercato cresce a piccoli passi, frenato dalle resistenze culturali e dalle caratteristiche di molte nostre città d'arte, che impongono particolari cautele per tutelare l'estetica e il paesaggio. Una soluzione poca invasiva è stata presentata nei mesi scorsi dall'architetto spagnolo Luis De Garrido, che ha chiamato la sua casa R4 (Riutilizza, recupera, ricicla e ragiona). L'immobile non utilizza energie convenzionali, ma si autoregola termicamente grazie al disegno bioclimatico e all'elevata resa delle energie geotermica e solare.
http://www.ifp.cnr.it/
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) è al lavoro su diversi progetti che puntano a ridurre i consumi nella vita quotidiana. L'Istituto di Fisica del Plasma "Piero Caldirola", che fa capo al CNR di Milano, ha sviluppato nei suoi laboratori un impianto di termovalorizzazione in grado di sfruttare la tecnologia della torcia al plasma. Questo sistema permette di smaltire tonnellate di rifiuti solidi tossico-nocivi trasformandoli in energia elettrica a basso impatto ambientale. "L'applicazione della torcia al plasma sui rifiuti permette di produrre una zona di reazione a controllata presenza di ossigeno, con una temperatura compresa tra i tre e quattro mila gradi, spiega Giovanni Bonizzoni, coordinatore del progetto. In questo modo le molecole organiche si decompongono completamente, mentre i materiali inorganici vengono fusi senza che si inneschino i processi combustivi che danno luogo a composti tossici". In particolare questo impianto evita l'emissione di diossine e furani. "Il processo genera solo gas di sintesi a elevato potere calorifico, che può essere immesso in una turbina a gas e quindi utilizzato direttamente per la produzione di energia elettrica senza passare attraverso il ciclo caldaia-vapore-turbina", prosegue il ricercatore. Rispetto agli inceneritori attualmente in uso, l'impianto ha costi di gestione inferiori del 40% e un rendimento energetico che a regime può toccare il 25% in più.
http://www.irc.na.cnr.it/
L'Istituto di Ricerche sulla Combustione (IRC) del CNR di Napoli, invece è capofila di un progetto europeo sui carboni puliti e le biomasse. Flexgas, questo il nome dell'iniziativa (l'acronimo sta per Near ZeroEmission Advanced Fluidised Bed Gasification) utilizza la tecnologia di gassificazione in letto fluido per valorizzare le risorse fossili. Queste ultime vengono trasformate, attraverso un processo termo-chimico, in un prodotto gassoso, che è utilizzato come combustibile in turbine, motori a combustione interna, celle a combustibile e bruciatori. Rispetto all'incenerimento e alla termovalorizzazione, la gassificazione consente di valorizzare i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata anche all'interno di piccoli impianti. Il gassificatore impiega all'incirca un terzo dei volumi richiesti dagli impianti di combustione tradizionali.
Fonte: CorrierEconomia 5 novembre 2007 |