La corsa all'energia nucleare
è già cominciata, ma l'Italia
ne rimane fuori, anche dalle <<minicentrali>>.
"In tutto il mondo si fanno scelte
diverse, circa 100 reattori nucleari sono
in progetto da qui al 2020, spiega Ferdinando
Beccalli, numero due della General Electric
(GE), e le aziende energetiche si vanno
posizionando di conseguenza, per competere
meglio in un mercato che appare prossimo
al boom".
E'la seconda ondata di centrali atomiche,
dopo quelle che hanno rivoluzionato il sistema
energetico occidentale negli anni Sessanta
e che oggi stanno entrando nella fase del
declino.
In Inghilterra Tony Blair, venerdi scorso
(17-11-2006), ha evidenziato la necessità
di chiudere quelle obsolete risalenti agli
anni Sessanta e Settanta, costruendone di
nuove con tecnologie innovative.
"Peccato che l'Italia resterà
tagliata fuori, commenta Beccalli, Presidente
e AD (Amministratore Delegato) di GE International,
così come ormai è praticamente
assente da tutti i grandi settori industriali:
avevamo l'alta tecnologia, la meccanica,
la chimica, la farmaceutica e oggi non le
abbiamo più, restano solo piccole
sacche di forniture di elementi, che non
riescono a innescare la vera innovazione.
Lo stesso discorso vale per il nucleare".
General Electric non ha preferenze in materia
di energia: praticamente si occupa di tutto,
dal carbone alle fonti rinnovabili, dal
teleriscaldamento di Pragelato alla diga
cinese delle Tre Gole. Realizza sistemi
di estrazione e raffinazione del petrolio,
turbine a gas, ha tagliato il traguardo
di 5.000 pale eoliche installate, si occupa
di solare, di idrogeno e di biomasse. Con
il suo braccio fiorentino, il Nuova Pignone,
è impegnata nella costruzione del
più grande impianto del mondo per
la liquefazione del gas naturale, in Qatar.
"Diversificare è importante,
ricorda Beccalli, ma con il greggio a 60
dollari e la concentrazione di anidride
carbonica che si avvicina alla barriera
di 500 parti per milione, l'atomo si prospetta
come la fonte di energia più pulita
ed economicamente più competitiva:
anche alcuni ambientalisti ormai hanno capito
che è l'unica soluzione se vogliamo
arginare l'effetto serra".
"Del resto non si può fare a
meno di notare come ad appena 100 chilometri
da Torino ci sia già la prima centrale
nucleare francese, con tutte le conseguenze
immaginabili per la sicurezza. Ma all'Italia,
commenta Beccalli, quelle centrali fanno
molto comodo, visto che vi attinge a piene
mani. E sarà sempre più così
in futuro".
Per la prima volta in trent'anni di storia,
l'International Energy Agency ha lanciato
un appello per spingere chi può a
costruire centrali nucleari: nel suo rapporto
annuale, ha dipinto un futuro energetico
<<sporco, costoso e incerto>>,
se non si darà un colpo di accelleratore
allo sviluppo dell'energia atomica, per
ora l'unica alternativa realistica all'economia
del carbonio. Un messaggio che le compagnie
energetiche hanno già raccolto. Con
una trentina di reattori in costruzione,
di cui uno in Finlandia, paese europeo tra
i più attenti alle problematiche
ambientali, si è già scatenata
la corsa agli appalti.
"L'alleanza appena annunciata fra General
Electric e Hitachi segue di poco quella
della francese Areva con Mitsubishi e l'acquisizione
di Westinghouse da parte di Toshiba: nel
processo di consolidamento in corso si sono
formati così tre grossi poli, che
prevedibilmente si spartiranno il mercato,
spiega Beccalli".
General Electric ha 2.500 dipendenti impegnati
sull'atomo, con un giro d'affari da un miliardo
di dollari. Le nozze con Hitachi (fatturato
1,4 miliardi di dollari), darà origine
a due joint ventures: la prima, controllata
al 80% da Hitachi, punta solo sul mercato
giapponese; la seconda copre il resto del
mondo e sarà dominata al 60% da GE.
Protagonista di questa svolta è il
nuovo reattore di terza generazione che
gli americani stanno mettendo a punto nel
loro centro di ricerca sulle rive del Mohawk
River nello Stato di New York: un <<mini-impianto>>
da 4-500 megawatt, che punta molto sulla
sicurezza passiva, ottenuta innescando un
rallentamento automatico della reazione
nucleare in alcuni casi di emergenza e quindi
sul contenimento estremo dei costi.
"Un reattore di questo tipo, spiega
Beccalli, costerà molto meno dei
suoi predecessori, sia per le dimensioni
ridotte, che per la semplificazione delle
tecnologie di sicurezza".
L'Economic simplified boiling water reactor
(Esbwr), che sarà costruito a Port
Gibson in Mississippi in collaborazione
con la grande utility Entergy, si candida
dunque a superare il grande scoglio dell'investimento
iniziale, che nell'energia nucleare è
molto alto, attorno a un miliardo e mezzo
di dollari contro i 50 milioni di una centrale
a ciclo combinato a gas, e quindi fa da
deterrente alla costruzione di nuovi impianti
nucleari. Mentre i francesi lavorano a Flamanville
per mettere a punto un bestione da 1.600
Megawatt, l'European Pressurized Water Rector
(Epr) di terza generazione, quello americano,
l'Esbwr, più semplice e flessibile,
potrebbe diventare così il nuovo
standart americano, con un occhio al mercato
cinese, dove è già pianificata
la costruzione di 27 centrali nucleari.
"La nuova frontiera sono le grosse
economie in via di sviluppo, come la Cina
e l'India, precisa Beccalli, che producono
una minuscola frazione del loro fabbisogno
energetico con il nucleare e ora si vedono
costrette a incrementarla di fronte ai preoccupanti
rincari dei combustibili fossili e dell'aumento
vertiginoso dell'emissioni di anidride carbonica.
In Russia, pioniere assoluto dell'atomo
con il reattore di Obninsk, operativo dal
1954, un quarto del parco centrali sta arrivando
a fine corsa e quindi si sta lanciando un
nuovo programma nucleare. Anche in Europa
si sta muovendo qualcosa: i Paesi bloccati
dalla moratoria, come la Svezia, cominciano
a cambiare idea".
La prossima tappa è la Germania.
Perfino l'Italia, secondo alcuni recenti
sondaggi, sarebbe in maggioranza favorevole
a un ritorno del nucleare. Ma la politica
è ferma.
Mercato dell'energia, fonti produzione
elettricità anno 2005:
| |
rinnovabili |
nucleare |
Gas naturale |
Carbone |
Olio/altri |
| Giappone |
9% |
28% |
23% |
28% |
12% |
| USA |
9% |
19% |
18% |
50% |
4% |
| Francia |
11% |
79% |
4% |
5% |
1% |
| Germania |
12% |
26% |
11% |
49% |
2% |
| Spagna |
18% |
20% |
27% |
27% |
8% |
| Regno Unito |
5% |
20% |
39% |
35% |
1% |
| Italia |
23% * |
0 |
44% |
17% |
16% |
| EU15 |
16% |
32% |
21% |
26% |
5% |
| OECD |
16% |
22% |
19% |
38% |
5% |
* Nel 2005, in Italia la produzione lorda
di energia elettrica da impianti alimentati
da fonti rinnovabili (FER) ha raggiunto
il valore di 49.920 GWh. Il maggiore contributo
è venuto però dalla produzione
idroelettrica, pari a 36.067 GWh, seguito
dalla produzione da biomasse e rifiuti,
6.155 GWh, geotermica, 5.324 GWh, ed eolica,
2.343 GWh.
La produzione da energia fotovoltaica è
di solo 4 GWh, in diminuzione dai 5 GWh
del 2003, è costituisce solo l'0,01
% del totale delle energie rinnovabili.
Dei 879 impianti qualificati in esercizio,
574 sono idroelettrici, 134 a biogas, 82
eolici, 36 a biomasse, 22 a rifiuti, 19
fotovoltaici e 12 geotermici.
Da evidenziare come l'Italia dipenda più
di altri Paesi dall'importazioni di combustibili
fossili (gas, carbone, olio) proprio per
la mancanza della produzione energetica
nucleare.
Sono da evidenziare i Paesi Europei <<virtuosi>>
che si sono distinti in questi ultimi anni
per l'attenzione e l'aumento della produzione
elettrica da FER: Spagna, Portogallo, Danimarca,
Austria, Finlandia e Svezia.
Costo produzione elettricità per
fonte (euro/ MWh),
compresa produzione idroelettrica da apporti
di pompaggio e combustione
di rifiuti:
* costo CO2, ipotesi di prezzo 20 euro/ton
| idro |
20 |
| nucleare |
30-40 |
| carbone |
40 + 15* = 55 |
| Gas |
55-60 + 7* = 62-67 |
| Olio |
70-80 + 14* = 84-94 |
| Eolico |
80 |
ipotesi calcolata su questi parametri:
• Brent 45 USD/ bbl
• Carbone repowering CIF a 70 USD/ton
• 1 euro = 1,2 USD
• non considerando i costi di Kioto
• Idro esistente comprende solo investimenti
maintenance
Fonte: OECD/IEA 2006
Per quanto riguarda la termovalorizzazione,
in Italia, permane la contrarietà
di movimenti ecologisti e dei Verdi. Nel
contempo prospera lo smantellimento illegale
di rifiuti tossici.
Lo chiamano <<triangolo della morte>>.
Nel territorio campano compreso fra Nola,
Acerra e Marigliano, l'indice di mortalità
per tumore al fegato ogni 100.000 abitanti
sfiora il 36%, contro una media nazionale
del 14. Migliaia di persone sono esposte
a sostanze altamente tossiche da decenni.
La criminalità organizzata ha fatto
dello smantellimento illegale dei rifiuti
un vero business, attraverso il controllo
di 5.000 discariche illegali, dove le immondizie
vengono regolarmente bruciate a cielo aperto.
Tutto è contaminato: gli agenti inquinanti,
come la diossina, sono ben al di sopra dei
livelli consentiti nell'aria, nell'acqua
e nei prodotti della terra. Ma Acerra scende
in piazza e si ribella a un solo mostro:
il termovalorizzatore. Per dare agli operai
accesso al sito dove deve essere costruito,
ci sono voluti 4 anni di battaglie e la
mobilitazione di migliaia di poliziotti.
E intanto la camorra fa i suoi affari.
Valanga di voti per le personalità
che si sono opposte alla costruzione del
termovalorizzatore alle ultime elezioni
politiche. Ma i rifiuti non si dissolvono
nell'aria, non possono essere mai riciclati
completamente, soprattutto quelli industriali
altamente tossici. Anche nei sistemi più
avanzati, almeno la metà va smaltita
in qualche altro modo: bisogna scegliere
fra il termovalorizzatore e la discarica.
i partners europei hanno scelto i termovalorizzatori,
al momento attuale in Europa se ne stanno
costruendo circa 50 e le discariche ormai
non ci sono e non se ne fanno più.
Capacità di incenerimento dei rifiuti
in chilogrammi per abitante in Europa:
| Danimarca |
620 |
| Svizzera |
400 |
| Olanda |
320 |
| Svezia |
310 |
| Lussemburgo |
290 |
| Belgio |
280 |
| Francia |
220 |
| Germania |
190 |
| Norvegia |
150 |
| Austria |
120 |
| Slovacchia |
100 |
| Italia |
60 |
seguono poco sotto Repubblica Ceca, Regno
Unito, Spagna, Ungheria e Portogallo. Gli
altri paesi europei hanno quote nulle.
Fonte Ecoprog/Fraunhofer Umsicht
Fisia Babcock, la società di Impregilo
che ha vinto la gara d'appalto per i due
termovalorizzatori campani, quello di Acerra
e quello di Santa Maria La Fossa (Caserta)
ne ha in costruzione 12, sparsi in Germania,
Svezia, Finlandia, Danimarca, Olanda e Francia.
L'ultimo, a Riihimaki nel sud della Finlandia,
è entrato in produzione in 28 mesi.
In Campania, se d'ora in poi il cantiere
non subirà altri atttacchi come quello
recente dei disoccupati organizzati, l'impianto
di Acerra sarà operativo il prossimo
autunno, a otto anni dal conferimento dell'incarico.
Quello di Santa Maria La Fossa non è
nemmeno cominciato e attende la firma del
Ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio sulla
valutazione d'impatto ambientale. La Protezione
Civile riferisce che era attesa per luglio
2006, ma la stanno ancora aspettando.
Certo l'impianto di Acerra, anche quando
sarà a regime, non risolverà
il problema della Campania: delle 8.000
tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno
dai suoi abitanti, ne può incenerire
solo 2.000, che bruciando produrranno due
milioni e mezzo di kilowattora, quando basta
per alimentare una cittadina di medie dimensioni.
Il resto, finchè non si avvia una
raccolta differenziata efficiente, come
era scritto nel piano e non è mai
stato fatto, continuerà ad andare
in discarica o all'estero. Ma in provincia
di Napoli le montagne di monnezza si accatastano
per le strade e non si riesce più
nemmeno a trovare le discariche, legali
e illegali. Come dice la Protezione Civile,
che ha in Campania il suo uomo forte, Guido
Bertolaso, nominato dal governo un mese
fa, ottobre 2006, nuovo commissario dopo
tre governatori e cinque prefetti, la situazione
è drammatica: "mancano i fondi
per gestire l'emergenza, figurarsi per superarla,
lo sbilancio mensile dell'attività
del commissario oscilla fra i 5 e i 10 milioni
di euro. Se non paghiamo i debiti regressi,
tutte le porte si chiudono, non riusciamo
nemmeno più a esportare i rifiuti
all'estero per problemi di costi e anche
spedirli nelle altre regioni d'italia sta
diventanto problematico". Dopo la richiesta
d'aiuto lanciato da Bertolaso il 14 ottobre
solo due regioni, il Piemonte e l'Emilia
Romagna, hanno dato la loro disponibilità.
Quindi per quanto riguarda l'approviggionamento
energetico l'Italia naviga in un mare di
incomprensioni e di mancanza di volontà
politica di affrontare e risolvere il problema
con metodologie e interventi similari a
quelli degli altri Paesi europei. |