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Politecnico di Torino
Dottorato sulle tecnologie all'idrogeno.

A tre anni dalla presentazione ( aprile 2001 ), il primo autobus italiano per il trasporto pubblico alimentato  a idrogeno,l’Irisbus, ha finalmente iniziato le prove di esercizio in mezzo al traffico di Torino.
Il veicolo è mosso da un motore elettrico da 160 kw dove l’elettricità ( resa disponibile da una serie di accumulatori al piombo da 576 volt per 55 ampere ),non viene presa dalla rete elettrica bensì fornita in continuo da un generatore a fuel cells ( celle a combustibile ) montato nella parte posteriore del bus e alimentato da un serbatoio di idrogeno posto sul tetto ( 9 bombole in acciaio e vetroresina da 140 litri a 200 bar ).
L’immatricolazione dell’autobus non è ancora completa: per ora dovrà girare a vuoto.Solo terminato il periodo richiesto ( 4-5-mila chilometri ) in città si faranno salire i 73 passeggeri che può ospitare.
Il progetto è tutto italiano: partecipano Irisbus-Iveco, Centro Ricerche Fiat, Enea, Cva, Gruppo Savio, Ansaldo ricerche e GTT ( l’azienda dei trasporti pubblici di Torino ), coordinati dal ministero dell’Ambiente e con la partecipazione della Regione Piemonte e del Comune di Torino.
Si è investito non solo per il bus,ma per tutta la filiera di cui i veicoli a idrogeno hanno bisogno per diventare realtà,sulle celle a combustibile,sul perfezionamento del sistema ibrido ( idrogeno più motore elettrico ),sulla centrale di produzione dell’idrogeno e di rifornimento ( che la GTT sta ultimando nel suo deposito del Gerbido,vicino a Torino ). Ancora da chiarire appunto come verrà prodotto l’idrogeno,sarebbe un parziale controsenso ottenerlo grazie all’elettricità prodotta in una normale centrale a petrolio….ma su questo punto ci sarà la preziosa consulenza di HySyLab, centro di eccellenza sull’idrogeno,nato a Torino un anno fa.
HySyLab ( Hidrogen System Laboratory ) è insediata,insieme ad una sessantina di altre imprese, nell’Enviroment Park, il parco tecnologico della Torino verde,sito in via Livorno 58/60, dove si stanno sviluppando diversi progetti per l’utilizzo dell’idrogeno nella microcogenerazione e nell’alimentazione elettrica in condizioni estreme, ad esempio su grandi yacht della Azimut Benetti. HySyLab, che offre alle imprese strutture e competenze molto avanzate nelle filiera dell’idrogeno, è stato realizzato con un investimento iniziale di 3 milioni di euro ( finanziato al 70 % dai fondi strutturali europei ), in collaborazione con il gruppo Sapio,specializzato nella produzione di gas industriali, con il Gruppo Torinese Trasporti e con gli enti locali, ma è un’emanazione diretta del Politecnico di Torino, dove il preside della Facoltà d’Ingegneria, Francesco Profumo, anima già da anni un gruppo interdisciplinare cui partecipano una cinquantina di docenti e ricercatori attivi e vario titolo sul fronte dell’idrogeno.
“ Per sviluppare una tecnologia nuova come questa, spiega Profumo, c’è bisogno di fare squadra, di concentrare gli sforzi e i finanziamenti, indirizzandoli poi sui tre binari paralleli della formazione, della ricerca di base e della ricerca applicata. Solo così, coinvolgendo gli enti locali e le imprese in un sistema organico, si può competere a livello internazionale.
Profumo ha lanciato quest’anno al Politecnico un programma di dottorato sulle tecnologie all’idrogeno finanziato dalla Regione Piemonte e nell’aprile 2004 ha firmato un accordo di collaborazione con il Berkeley Lab, il tempiocaliforniano della ricerca in materia di energia.Ha costituito inoltre una rete regionale di laboratori in collaborazione con la grande industria, dal Centro Ricerche Fiat al Centro Ricerche Edison, passando per le Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo, che produce componenti di celle a combustibile.
Non sorprende che da questo sistema sapientemente ramificato comincino a maturare i primi frutti,l’autobus a idrogeno entrerà fin dal primo giorno in concorrenza con una flotta di trenta bus messa in circolazione da DaimlerChrysler in altrettante capitali europee, da Londra a Lisbona, da Madrid a Stoccolma.
“ Naturalmente non si tratta ancora di una tecnologia matura per lo sviluppo industriale, commenta Davide Gariglio, amministratore delegato del Gtt ( Gruppo Torinese Trasporti ), ma bisogna scendere in campo per sviluppare soluzioni originali. Se si aspetta che maturi, si perde la gara prima di cominciare ”.
“ Senza contare tutta la ricerca, un eco-bus come questo, precisa il responsabile del progetto, Armando Cocuccioni, costa due milioni di euro, contro i 220-240 mila euro di un normale bus diesel. Per renderlo competitivo, bisognerebbe abbassare i costi almeno al livello di un filobus, che costa 500-600 mila euro. Anche questo è un problema di quantità : è diverso ripartire i costi su dieci bus o su un milione”.
Un’altra società che si è insediata nell’Environment Park, la Pianeta srl,nata da una joint-venture tra ASM e la società privata Elettro srl, ha costruito il primo edificio italiano all’idrogeno.
Il palazzo di 4 piani è stato edificato a Settimo Torinese, come sede della locale ASM ( Azienda Sviluppo Multiservizi Spa ), che ha sponsorizzato il progetto da poco più di un milione di euro, sarà totalmente autosufficiente e produrrà abbastanza idrogeno da alimentare anche un distributore per autoveicoli.
La società Pianeta, conta di utilizzare il know-how acquisito per dare energia a un centro accoglienza atleti nell’ex colonia Italsider di San Sicario.
Secondo Adriano Marconetto, fondatore della società insieme a Emilio Paolucci docente di Economia al Politecnico di Torino, la strada verso un utilizzo economico dell’idrogeno, energia pulita, è più in discesa di quanto si creda : “ mentre l’idrogeno negli automezzi ci metterà probabilmente altri 10-15 anni per arrivare a maturazione, le applicazioni stazionarie di modeste dimensioni, come la sua, potrebbero diventare remunerative nel giro di 4-5 anni ”.
I 160 dipendenti di ASM lavoreranno in una sede autosufficiente, che trarrà energia dai pannelli solari in parte per utilizzarla direttamente e in parte estrarre l’idrogeno dall’acqua con l’elettrolisi.
L’idrogeno verrà usato nelle celle a combustibile per alimentare il palazzo quand’è buio o nuvoloso, ma potrà alimentare anche un distributore che si costruendo sul posto.


BIELLA   Sede distaccata del Politecnico di Torino all'interno di Città studi
Corso di Laurea in Ingegneria Tessile.  Inaugurato con l'anno accademico 2002-2003.
Il corso ha durata triennale con la possibilità di un ulteriore biennio di specializzazione.
Quattro gli orientamenti previsti :
- Abbigliamento e Moda
- Impiantistica Ambientale
- Tessili Tecnici
- Laniero
La moda non è solo passerella e le imprese hanno sempre più bisogno di figure professionali in grado di operare nelle aziende del tessile-abbigliamento oltre a progettare e gestire gli impianti e i processi produttivi nel rispetto dei vincoli ambientali e della sicurezza.
Da questa necessità, oltre che dalla volontà di preservare la nicchia del prodotto tradizionale è nata l'idea di formare nuovi ingegneri specialistici cui demandare la progettazione e la gestione di processo dell'industria tessile del futuro.
La collocazione a Biella rappresenta un punto di forza del corso perché consente un interscambio diretto con la realtà produttiva del territorio.


. Facoltà di Ingegneria nel settore auto
Il Politecnico di Torino  (www.polito.it) è l’unica università in Europa che dedica un corso di laurea che sforna ingegneri con una specifica specializzazione nel settore dell’automobile. La volle l’Avvocato Agnelli a metà degli anni 90 e oggi è in grado di soddisfare pienamente le esigenze delle case produttrici di auto e quelle della componentistica.

- Facoltà di Ingegneria nel settore Nanotecnologie per ICT
Il Politecnico di Torino ha istituito un corso di laurea specialistica in nanotecnologie per ICT.

Lungo questo percorso che rappresenta il futuro delle applicazioni nel campo della fisica, chimica, scienza dei materiali e ingegneria, l’Ateneo ha incontrato l’agenzia di promozione territoriale ITP- Investimenti Torino, che ha favorito una nuova collaborazione finalizzata alla promozione del sapere dei centri di ricerca piemontesi e alle partnership con le aziende già presenti sul territorio o interessate a creare qui strutture permanenti per utilizzare il know how.


- Master “ Seeds ” in tecnologia spaziale.
Il Politecnico di Torino, in collaborazione con altri due prestigiosi istituti europei, l’Università tedesca di Brema e l’ateneo francese Supaero di Tolosa, inaugura un nuovo Master che preparerà le nuove generazioni di tecnologi del settore spaziale. Il corso della durata di 14 mesi, costo 10.000 euro, ( ma si conta sulle borse di studio offerte dagli sponsor, tra cui l’ Agenzia spaziale italiana, quella europea, l’Alenia, l’Eads, enti locali ) è aperto a giovani ( anche stranieri ) in possesso della laurea quinquennale in Ingegneria industriale, in fisica, in tecnologie della comunicazione o materie analoghe.Gli ammessi saranno al massimo 15 per ognuna delle tre sedi; le domande sono molto  più numerose dei posti disponibili e le selezioni sono in corso. Le lezioni, che inizieranno a Novembre 2005 e a Torino per i primi mesi si terranno al Corep, saranno affiancate da soggiorni in aziende e centri spaziali in tutta Europa mentre gli studenti ruoteranno fra le tre città, dove l’insegnamento si concentrerà in particolare sulle rispettive specializzazioni ; a Torino si punterà soprattutto sui sistemi abitati, per i quali Alenia Spazio ha un avanzato Know how. Negli ultimi otto mesi del master i tre team nazionali lavoreranno a un progetto che costituirà la tesi, unica, del master.

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