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Cinque breveti propri già in portafoglio, una decina di <<cervelli>> tra scienziati fondatori e giovani ricercatori e un patrimonio iniziale pari a 3,2 milioni di euro, destinati a salire entro un anno e mezzo a 20-22 milioni di euro.
Lo scopo: combattere il dolore neuropatico.
Ecco la carta d'identità di PharmEste, il primo spin-off universitario italiano che sbarca sul mercato dei capitali. I finanziatori di PharmEste sono una serie di fondi di venture capital da Z-Cube Srl (gruppo Zambon) a Quantica SGR, Zernike Meta Venture Spa e State Street Global Investments SGRpa.
Un quota del 14% che non potrà scendere sotto il 10% resta nelle mani dell'Università di Ferrara.
La nascita di PharmEste segna una svolta importante. Non solo perchè in caso di successo l'Ateneo di Ferrara si ritroverà fra 4-5 anni con un pacchetto del valore di parecchi milioni di euro da reinvestire in ricerca, ma soprattutto perchè è la prova che si può trasformare nel giro di poco più di due anni un ateneo di provincia con 17 mila studenti nel MIT del Bel Paese. Un centro di eccellenza capace di creare ben 16 spin-off che già oggi fatturano oltre 8,3 milioni macinando profitti per circa mezzo milione di euro. Ma anche un polo in grado di creare lavoro per circa 150 persone compresi una ventina di ricercatori tornati dall'estero.
La sfida lanciata nel novembre del 2004 dal Rettore Patrizio Bianchi, professore di Economia Industriale ed ex allievo di Romano Prodi era più che ambiziosa. Lui, menbro del consiglio di ammistrazione dell'IRI fra il'97 e il 2000 e presidente di Sviluppo Italia nel'99 appena eletto si è subito rimboccato le maniche con l'obiettivo di trasformare l'Ateneo nel centro d'eccellenza della ricerca applicata in Italia.
Un ponte fra la scienza e l'industria, dunque, proprio come il MIT di Boston.
"I nostri risultati, spiega il Rettore, dimostrano che con le regole attuali e senza cambiare le leggi è possibile mutare profondamente il volto dell'Università".
La success story dell'Università di Ferrara si basa su due punti cardine. Il primo è <<l'orgoglio di essere una struttura pubblica>> spiega Bianchi.
Un elemento che ha un curioso corollario nello svolgimento di molte cerimonie con tanto di toghe ed ermellini per rinsaldare lo spirito di gruppo. Quanto al secondo è <<il coinvolgimento convinto e partecipato della comunità locale>>.
Sulla base di questi principi all'indomani della sua elezione il Rettore ha messo mano allo Statuto modificandolo radicalmente. Ad esempio riducendo da 25 a 9 il numero dei consiglieri d'amministrazione per rendere il consiglio stesso più snello.
Oppure creando un Comitato dei Sostenitori che comprende il sindaco di Ferrara, il presidente della Provincia e i presidenti delle banche e delle fondazioni bancarie locali.
In questa cornice favorevole Patrizio Bianchi si è mosso rapidamente sfrondando le strutture ridondanti. Lo conferma l'immediata chiusura di otto corsi di laurea giudicati inutili.
Assieme alla ristrutturazione è partito lo sviluppo del Liaison Office guidato da Luisa Ramaciotti che ha il compito di gestire i brevetti sviluppati all'interno dell'Ateneo (attualmente sono una cinquantina).
e i rapporti con gli spin-off. Un ruolo in prospettiva sempre più rilevante. Lo conferma la prossima creazione di un secondo incubatore di imprese che ospiterà altri 10 spin-off in aggiunta ai 16 già in funzione.
Quanto alla <<missione>> dell'Ateneo come ponte fra ricerca e industria si sviluppa tramite una serie di strutture collegate all'Università. E' il caso del <<Polo Scientifico Tecnologico>> dove sono concentrati i grandi laboratori e ospitati gli incubatori d'impresa. Stessa logica per il Cittec, il Centro per il trasferimento tecnologico che d'intesa con il Liaison Office gestisce programmi di ricerca applicata per le imprese, oltre che workshop e seminari.
"Tutti i proventi di queste attività, precisa Bianchi, vengono reinvestiti in nuovi laboratori, in nuove ricerche, nello sviluppo di nuove competenze. Si tratta di un volano positivo che tende ad autoalimentarsi creando sviluppo e attraendo a Ferrara ricercatori italiani e stranieri che vivono all'estero".
Fra gli sviluppi più interessanti dell'Università di Ferrara va anche segnalata la creazione di un Dipartimento in cui sono stati concentrati i dottorandi di tutte le facoltà. Una vera e propria struttura dedicata che oltre a fornire servizi ad hoc (è il caso dei corsi di <<public speaking>>) viene coinvolta dal Rettore in una discussione su un tema trasversale come l'acqua o l'energia affrontato da filosofi e giuristi, biologi e ingegneri, chimici e matematici.
Fonte: Affari&Finanza 5 Marzo 2007 |