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"Uno, due, tre, q...". Se vi dicessero che con una specie di grossa chiave imposta sulla testa si può impedire a una persona di andare avanti mentre dice i numeri da 1 a 10, ci credereste?. Eppure si può, con una macchina chiamata <<stimolazione magnetica transcranica>>, uno dei più recenti ferri del mestiere per i neuroscienziati che studiano il funzionamento della mente.
Con la tecnologia i ricercatori entrano negli ingranaggi del cervello di una persona mentre parla, pensa, si emoziona. Osservano i neuroni e scoprono fatti sconcertanti. Per esempio che il cervello di una donna in coma lavora come quello di una persona sana. Con un impulso magnetico applicato alla testa, si può interferire con l'attività di un cervello fino a farlo inceppare nel mezzo di un pensiero. O trasformare uno che non sa tenere la matita in mano in un provetto disegnatore.
All'Istituto di Tecnologie Avanzate Biomediche (I.T.A.B) di Chieti, afferente all'Università, sono riunite le macchine più sofisticate per studiare ciò che succede nella testa, e un gruppo di fisici, matematici, ingegneri, psicologi specializzati nel loro utilizzo.
Caso raro di concentrazione di risorse umane: di recente è rientrato dagli Usa per collaborare con l'I.T.A.B, diretto dal fisico Gianluca Romani, il neurologo Maurizio Corbetta, uno dei medici che hanno assistito gli sforzi dell'attore Christopher Reeve per tornare a muoversi.
Il laboratorio è un buon punto di osservazione per capire cosa si muove alle frontiere dell'esplorazione della mente con tecniche di visualizzazione del cervello, o <<neuroimaging>>.
Fino a vent'anni fa, per capire come le funzioni mentali abbiamo origine dalla <<materia grigia>>, cioè dal cervello, i ricercatori potevano solo studiare i pazienti cui un ictus aveva tolto la parola, la capacità di leggere o scrivere, di riconoscere i famigliari. Ora gli scienziati hanno a disposizione macchine che si chiamano <<risonanza magnetica funzionale>>, <<stimolazione magnetica transcranica>>, <<magnetoencefalografia>>, <<termografia>>.
Se ne servono per analizzare i meccanismi di linguaggio, memoria, coscienza; ma anche il modo in cui si comprono o vendono azioni in borsa, si reagisce a uno spot pubblicitario, si dice una bugia, si vaga con la mente senza pensare a nulla.
Tutto questo non equivale a leggere il pensiero, ma non è un caso che l'anno scorso, a un convegno di neuroscienze a Firenze, ricercatori di Trento abbiamo vinto un premio per avere interpretato correttamente, dalle scansioni del cervello di tre volontari, che tipo di filmato avevano guardato.
La risonanza magnetica funzionale (Frmi), la prima delle macchine che si incontrano all'I.T.A.B, sfrutta il fatto che i neuroni attivi consumano più ossigeno. Lo scanner fornisce l'immagine delle parti del cervello dove arriva più sangue, che quindi sono impegnate nell'eseguire compiti come leggere, parlare, muovere una mano. All'I.T.A.B questa macchina è usata di routine per i pazienti che devono operarsi di un tumore al cervello. Il malato si sottopone a test linguistici o motori, e le scansioni dicono al chirurgo quali aree cerebrali non toccare per non compromettere parola o movimento.
Ma lo spaccato che la Frmi apre sul cervello va ben oltre. Alcuni mesi fa, in Gran Bretagna, le immagini del cervello di una donna in coma dopo un incidente hanno molto sorpreso i medici. Quando i ricercatori di Cambridge le hanno chiesto di immaginare di giocare a tennis, nel suo cervello si sono accese le stesse aree che si attivano in persone sveglie e coscienti. Studi simili aprono la speranza di capire dentro quali persone, magari completamente paralizzate, si celi una coscienza viva.
Per ora sono più i dubbi che le certezze, ma in alcuni ambiti le tecniche di imaging sono vicine a risultati concreti.
"C'è un enorme divario tra quello che sappiamo in ambito clinico, come nella riabilitazione dopo un ictus, avverte Corbetta, è creare un centro in cui ricerca di base e applicata alla riabilitazione si integrino".
Per decenni, in neurologia si è creduto al dogma secondo cui, da adulto, il cervello sarebbe immutabile; oggi si sa che non è così. In più è emerso che la plasticità del cervello, ben sfruttata, può portare a miglioramenti dopo una lesione.
"Un ictus non danneggia solo il punto della lesione, come si è creduto per più di un secolo, ma compromette la comunicazione tra parti in apparenza sane del cervello, ricorda Corbetta".
La moda del momento fra neuroscienziati, che si incontra proseguendo il giro all'I.T.A.B, è la stimolazione magnetica transcranica (Tms) che consente proprio di manipolare il cervello.
La scoprì nel 1985 un ricercatore inglese quando si accorse che applicando un campo magnetico alla testa di un volontario riusciva a fargli muovere le dita della mano senza che lui ne avesse l'intenzione. Il suo funzionamento è tanto rudimentale quanto inquietante. Con una bobina a forma di 8 viene applicato sulla testa un impulso magnetico che mette fuori uso per pochi istanti alcuni gruppi di neuroni. In pratica, si provoca una lesione cerebrale, momentanea e reversibile.
Chi l'ha provata dice che non sente niente, solo, a volte, un pizzicotto sulla cute. Ma gli effetti si vedono. "Uno recita i giorni della settimana e di colpo, non riesce ad andare avanti, esemplifica Marcello Costantini, ricercatore dell'I.T.A.B. Appena cessa il campo magnetico, la favella ritorna. E'un modo per capire a che cosa serve una certa zona del cervello. Con la Tms, per esempio il neuroscienziato Massimiliano Oliveri ha dimostrato che il senso del tempo è situato nella regione frontale dell'emisfero destro. Inattivandola, una persona non riesce più a valutare bene lo scorrere del tempo.
C'è persino chi pensa che l'applicazione di impulsi ad alta frequenza nel lobo frontale possa trasformare una persona un un piccolo genio. Un giornalista ha raccontato sul New York Times la sua esperienza nel laboratorio dello scienziato australiano Allan Snyder. Il test cui si è sottoposto consisteva nel disegnare un gatto: il suo primo schizzo era uno sgorbio; l'ultimo, dopo quattro applicazioni di Tms, degno di Leonardo.
Esagerazioni?. Può darsi. Secondo Olivieri il futuro della tecnica è nella riabilitazione post ictus. Alcuni studi indicano che il campo magnetico della Tms, spegnendo le aree troppo attive del cervello, favorisce il recupero del linguaggio.
Il tour dei laboratori di Chieti tocca anche lo stanzone in cui si trova un'altra macchina delle meraviglie: la magnetoencefalografia. In un cubo schermato di alluminio che sembra il caveau di una banca il volontario indossa un caschetto con elettrodi che misurano l'intensità dei campi magnetici del cervello. "Si può seguire l'attività cerebrale con risoluzione migliore di 1 millisecondo, spiega la ricercatrice Stefania Della Penna. L'uso futuro più interessante è la ricerca di anomalie che contraddistinguono il morbo di Alzheimer prima che si manifesti".
L'ultima giostra di questo lunapark è la termografia. Il nome esatto è <<imaging a infrarossi funzionale>>, registra in un'immagine a colori, dal blu-verde al rosso-arancio, le variazioni di pochi centesimi di grado di temperatura del corpo.
Questo laboratorio è uno dei pochi al mondo a usare la termografia per studi sulla personalità. Il volontario viene collegato a sensori che misurano battito cardiaco, freguenza del respiro, sudorazione delle mani, tensione muscolare. Con la telecamera a infrarossi puntata sul viso si viene lasciati in penombra con l'istruzione di contare i pallini che appaiono sullo schermo. L'avvertimento è che durante il test ci potrebbero essere <<disturbi>>. Mentre si è concentrati, il disturbo si manifesta con un frastuono come di pentole che cadono, ma bisogna cercare di non perdere il conto dei pallini. il frastuono si ripete. Alla fine il computer sforna il filmato di un viso su cui le macchie di colore fluttuano. Occhi, naso, mandibola diventano più rossi nei momenti dello spavento: è l'afflusso di sangue ai muscoli contratti. La zona sotto il naso si colora di blu: è l'aria che esce per il respiro affrettato.
C'è chi si abitua allo stress e chi lo sopporta sempre meno. Ma a che serve saperlo?. "Una telecamera simile potrebbe avvertire un pilota d'aereo o un chirurgo che è tempo di prendere una pausa, spiega Arcangelo Merlo, responsabile del laboratorio.
C'è chi pensa di utilizzare questa spia delle emozioni come macchina della verità, per esempio un gruppo dell'Università del Texas. Intanto, si è fatto avanti un produttore cinematografico. Vorrebbe monitorare le emozioni del pubblico in sala per scegliere un finale che non sia troppo stressante.
Intanto nasce una nuova disciplina: la Neuroetica.
Per rispondere a questioni come. se si possono vedere le intenzioni di una persona, che cosa resta della responsabilità individuale dal punto di vista giuridico?.
Se si leggono le emozioni, che succede alla privacy?.
Fonte: Panorama 29 Marzo 2007 |