Translate in English
Formazione Progetti
Agevolazioni Cultura/Eventi
Previdenza Donazioni
Eco-nomia ADUSBEF
L'Italia è seconda per numero di ricercatori forniti agli Usa

Ignazio Marino "l'Italia deve investire di più nella ricerca per non far scappare scienziati e incentivare lo sviluppo economico".


Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità del Senato, in occasione del convegno sulla ricerca in Sanità promosso dai Ds, ha dichiarato che l'Italia è il secondo fornitore di "cervelli" per gli Stati Uniti dopo l'India, soprattutto nel campo delle biotecnologie.

"Nel 2003 gli Stati Uniti hanno rilasciato 200.000 visti a ricercatori stranieri, spiega Marino, e l'Italia è seconda come contributo di scienziati. Sono tutti professionisti che sono costati, al nostro Paese, 500.000 euro per l'intero percorso di studi (dalle scuole elementari al dottorato). Noi però non facciamo niente per trattenerli proprio nel momento in cui diventano produttivi."

Secondo Ignazio Marino la ricerca in Italia è in una situazione preoccupante: "Un paese che non investe in ricerca, è un paese che svende il proprio futuro".

Secondo i dati l'Italia utilizza l'1,1% del Pil in ricerca e sviluppo contro il 2,59% degli Usa e il 4,27% della Svezia.

L'obiettivo di Lisbona è utilizzare almeno il 3%.

"I ricercatori occupati in Italia, continua Marino, sono 2,8 per mille abitanti contro i 9 degli Usa e i 10 del Giappone; mentre negli ultimi 20 anni l'età media dei docenti universitari è aumentata (da 38 a 57 anni)."

"La gerontocrazia è un problema del nostro sistema", sottolinea Alfredo Budillon dell'Istituto Nazionale Tumori di Napoli, rientrato in patria dopo anni di lavoro all'estero.

In generale, la politica è responsabile del ritardo in cui si trova la ricerca italiana: si spendono grandi cifre per coprire debiti di alcune regioni e si tolgono fondi alla ricerca. In questo modo si rischia di rimanere indietro nello sviluppo economico.

Fonte: Molecularlab.it 05 Aprile 2007

Copyright © ALAGOAS | Credits: ImmaginaWEB