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Eccellenza Facoltà di Beni Culturali di Lecce

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La classifica della Grande Guida all'Università del quotidiano La Repubblica, premia quest'anno la facoltà di Beni Culturali di Lecce, seguita da Bologna e Tuscia Viterbo.

LE FACOLTA: In Italia ci sono 5 facoltà di Beni Culturali, 3 all’interno di atenei pubblici, 2 sono invece in atenei privati.

di Gabriella De Matteis

Nel capoluogo salentino gli archeologici che hanno studiato alla facoltà di Beni culturali e quelli della Scuola di Specializzazione sono stati impegnati in campagne di scavi che hanno permesso di ricostruire la storia della città, di riportare alla luce testimonianze di epoche diverse.

Il progetto denominato “Lecce Sotterranea” è uno dei tanti. Il più noto, forse ma non è l’unico. Perché la facoltà di Beni culturali dell’università salentino ha uno slogan. Un obiettivo che diventa punto di forza, chiave del successo. «Ci apriamo al territorio» spiega il preside Marcello Guaitoli. Così nascono le convenzioni con i comuni del Salento e non solo. Così nascono i progetti che portano gli studenti fuori dalle aule e dai laboratori, sul campo, a ricostruire e decifrare la storia della città.

Beni culturali, 2.200 iscritti e 300 studenti che l’anno scorso hanno conseguito la laurea, è anche questo: è il mondo accademico che dialoga col territorio, crea opportunità di lavoro. «I nostri giovani vanno a lavorare nei Comuni, molti con rapporti di lavoro precario anche se c’è chi è trova un’occupazione fissa» spiega Marcello Guaitoli, da quattro anni alla guida della facoltà.

Gli archeologi di domani, gli archivisti o i restauratori del futuro studiano il passato. E intanto applicano le leggi della fisica o della chimica. Nel percorso di studi le discipline scientifiche hanno un peso e quest’anno sono anche cresciute. C’è un esempio, su tutti. Il Cedad, il Centro di datazione e diagnostica, costituisce una piccola eccellenza per la facoltà. Con l’utilizzo del tandetron, un acceleratore di particelle, i fisici di Beni culturali studiano la composizione della materia e l’epoca di un reperto storico.
Come è accaduto per lo Scettro di Massenzio, ritrovato alla fine dell’anno scorso nella capitale, in una cassa di legno alla base del Palatino ora esposto al Museo Nazionale. E poi ci sono altre testimonianze del passato, reperti antichi, scoperte ancora inedite che, nel laboratorio della facoltà salentina, diventano materia di studio, esperienza pratica. Anche per questo l’offerta didattica è molto ricca.

Beni culturali propone tre corsi di durata triennale: Beni architettonici, archeologici e dell’ambiente, Beni archivistici librari e mobili-artistici e Beni musicali e dello spettacolo.

Quattro invece quelli specialistici: Archeologia, Archivistica e Biblioteconomia, Storia dell'Arte e Musicologia e beni musicali.

E dopo la laurea c’è la possibilità di acquisire nuove competenze. La facoltà di Beni culturali è solo una tappa di un percorso più ampio. Fa parte di un polo integrato, di una rete che trova la sua naturale conclusione nella Scuola di Specializzazione in Archeologia.

Fonte: www.repubblica.it Grande Guida all'Università 16 giugno 2007

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