La Facoltà di Economia di Padova riconquista il primo posto nella Grande Guida all'Università 2006-2007 che il quotidiano La Repubblica realizza ogni anno in collaborazione con il Censis. Seguono Trento, Modena-Reggio Emilia, Roma 2 Tor Vergata, Pavia, Ferrara, Siena e Torino. Mentre la classifica stilata dai Presidi premia la Bocconi di Milano, seconda Bologna e terza Siena.
LE FACOLTÀ: Le facoltà di Economia presenti oggi in Italia sono 60.
Ne troviamo 49 negli atenei statali e 11 negli atenei non statali.
Facoltà di Economia di Padova
http://www.economia.unipd.it/
di Ilaria Zaffino
Giovane, aperta al mondo e ai problemi più attuali, senza per questo lasciarsi tentare dal fascino dell’eccessiva segmentazione nell’offerta formativa.
Quella di Padova è una delle più giovani facoltà di economia del paese. Eppure ha già scalato la classifica del Censis: nata solo 12 anni fa, si riconferma per il secondo anno la prima d’Italia. Ma qual è il segreto del suo successo? «Rispetto agli altri - racconta il preside Cesare Dosi - noi abbiamo fatto
una scelta di campo chiara qualche anno fa. Perché non è opportuno creare molti corsi di laurea triennali; non serve la segmentazione dei profili o la parcellizzazione dell’attività didattica».
A Padova, infatti, non esistono corsi con sigle esotiche: al contrario,
si è scelto di mantenere quelle tradizionali - Economia e commercio
ed Economia aziendale, niente di più classico - per non disorientare
gli studenti. Per questo, con l’ennesima riforma, (quella attesa per il 2008 per correggere alcune pecche del 3+2 come la proliferazione incontrollata dei corsi di laurea), si tratterà solo di «stringere un po’ i bulloni, fare manutenzione dei corsi esistenti », riconfermando le due triennali e le tre specialistiche (in Economia e direzione aziendale, Economia e diritto «che ha come sbocco la professione di commercialista », infine Banca e Finanza).
«Perché non crediamo che alla fine dei tre anni si possano produrre profili di laurea molto marcati, ma solo dei semilavorati. Gli studenti hanno bisogno di mettere a fuoco le loro vocazioni».
E quando scherzosamente la chiamano la “piccola Bocconi del Nord Est” il preside sorride: non sa se essere più contento o dispiaciuto.
Perché la Bocconi in questo campo resta un punto di riferimento, è vero. «Ma la nostra è una facoltà molto giovane. Che in pochi anni però ha saputo acquisire
credibilità, una reputazione a livello internazionale. E questo perché non è nata nel deserto, ma in un ateneo che ha 800 anni di vita alle spalle. Essere giovane può costituire un handicap rispetto ad altre realtà più blasonate, perché dobbiamo sgomitare per farci largo.
Ma partendo da zero, senza incrostazioni che condizionano la vita accademica, siamo riusciti a fare cose che altri non possono fare ». E giovani qui sono soprattutto i docenti. Come dimostra l’età media: bassissima, 40-42 anni al
massimo. Per il prossimo anno poi sono in arrivo altri 5 giovani ricercatori,
che vanno ad aggiungersi ai 36 docenti.
Didattica e ricerca, infatti, qui a Padova viaggiano di pari passo, «non come in
quei corsi di laurea dai nomi esotici e altisonanti, nati col 3+2, che
spesso non hanno un chiaro collegamento con l’attività di ricerca, ma sono solo una rincorsa a un presunto mercato». Collegare didattica e ricerca è, invece, un antidoto al rischio del 3+2 che fa assomigliare le università a dei superlicei,
«spesso senza nemmeno il super» ironizza il preside. Ma ciò che rende così appetibile studiare a Padova - non solo dal resto della regione, ma anche dal Sud e dal Nord-ovest - sono soprattutto i servizi. A cominciare da quello per
stage e tirocini: ogni anno ne vengono offerti 350. E poi c’è l’ufficio
relazioni internazionali, che assiste gli studenti per i programmi Socrates ed Erasmus: «un’elevata percentuale di studenti vi partecipa, anche se con la riforma c’è stato un calo tra quelli del triennale - lamenta il preside - per la falsa credenza che chi va in Erasmus poi ritarda i tempi di laurea». L’internazionalizzazione, o come preferisce chiamarla Dosi “ibridazione”, è sempre stata una prerogativa della facoltà. E non solo attraverso l’Erasmus. Perché Padova realizza scambi anche con le università americane: della California, del Michigan, con la Boston University.
E oltre alla summer school nel Michigan, dall’anno scorso ne è stata attivata una anche qui, a Padova, dove per otto settimane si ritrovano fianco a fianco studenti italiani, americani e di 7-8 paesi europei a seguire lezioni rigorosamente in lingua inglese.
Non tutti però possono venire a studiare qui: perché c’è il numero programmato. Ogni anno a entrare sono 250 (130 per Economia aziendale e altrettanti per
Economia e commercio, con 10 posti riservati a studenti extracomunitari): e l’anno scorso le domande sono state 900. La selezione è rigida: conta il voto di maturità e poi c’è un test psicoattitudinale, «per cogliere la vocazione verso certe materie. Sono quesiti di cultura generale, per capire se gli studenti seguono le vicende economiche del paese, non certo domande sulla partita doppia».
E la selezione all’ingresso fa sì che oltre il 50 per cento si laurei poi nei tre anni e il 75 per cento comunque entro il quarto anno.
«Abbiamo gli studenti con i voti più alti alla maturità di tutto l’ateneo
- dice con orgoglio il professor Giovanni Costa che insegna Strategie di impresa e organizzazione aziendale alla specialistica - lavoriamo su un materiale
umano già selezionato, motivato ».
Altro elemento importante è la forte integrazione con la realtà aziendale, sia del Nord Est che le grandi multinazionali. Come la Procter&Gamble, ad esempio, «dove lavorano i nostri primi laureati ». E nelle aziende non si fanno solo gli stage, ma con le aziende vengono organizzati i corsi, decisi i contenuti.
In aula si studiano i casi di aziende del territorio, vengono testimoni a raccontare la loro esperienza. «Certo con questa didattica innovativa resta il problema degli spazi. La difficoltà ad avere sale seminariali, spazi di aggregazione, dove ritrovarsi anche dopo le lezioni».
Anche le biblioteche mancano nel palazzo vicino la stazione che da 4 anni ospita la facoltà: «sono nei dipartimenti in centro» spiega il preside. C’è però una biblioteca virtuale e una nuova aula informatica, con 20 postazioni, dove durante l’estate verranno sostituite tutte le macchine. In attesa che qualcosa si muova.
Fonte: www.repubblica.it Grande Guida all'Università 19 giugno 2007
Facoltà di Economia di Trento
http://portale.unitn.it/economia/
di Federico Pagliai
Se la riforma universitaria del ’99 assomiglia a un vento di tempesta, la facoltà di Economia di Trento ha il profilo di una quercia. Come un solido organismo vivente, capace non tanto di farsi rimodellare da eventi occasionali
quanto di adattarsi, con misure poco appariscenti e ben calibrate, ai grandi cambiamenti culturali. Ancora una volta il Censis la pone ai vertici della
classifica nazionale di categoria, ovvero al secondo posto tra le facoltà
italiane di economia, non tanto per sovrabbondanza di offerta didattica. O per una particolare fantasia sul fronte delle proposte.
Quanto per uno specifico senso della misura che ne fa un’università particolarmente adatta agli studi: tagliata come un abito sui ragazzi, dunque capace di costruirli un poco alla volta, dalle fondamenta del triennio
fino alle incursioni specialistiche del biennio, dei master e dei dottorati.
«Questa impostazione generale della facoltà mi sembra il tratto che più ci distingue dalla maggior parte degli atenei a noi vicini - spiega il preside, professor Paolo Collini - noi abbiamo scelto di mantenere una solida formazione
di base, per certi versi tradizionale, su cui impiantare i successivi percorsi di specializzazione. Che al contrario riescono a cogliere elementi più in linea con le dinamiche dell’attualità, tuttavia nella convinzione che la nostra facoltà debba offrire solo ciò su cui ci sentiamo forti abbastanza».
Ma immaginare le aule di Trento secondo i cliché più ordinari sarebbe un errore. Non solo perché questa solida formazione teorica sin dal primo anno trova completamento «in un’attività di laboratorio che mette gli studenti subito a contatto con problemi concreti», come spiega il preside. Non solo perché, a partire dalle lauree specialistiche, si va gradualmente affermando un
approccio che tende a radicare le visioni economiche generali nella
complessità del singolo e nella sua architettura comportamentale,
con un fertile sconfinamento nel campo della psicologia. Ma anche per quelli che sono i cicli di giorno materiali didattici, calendari, risultati ma anche messaggi collettivi o personali viaggiano attraverso circa 500 contatti, 175mila
all’anno, nel quadro di un rapporto numerico professori/ragazzi tra i più favorevoli in Italia.
Un beneficio palpabile, che si traduce in un ottimo grado di soddisfazione
degli studenti (accertata periodicamente attraverso indagini mirate) e in una media di frequenza sorprendente. Circa l’80 per cento degli iscritti - che attualmente sono circa 2.300, con quasi 600 matricole - sceglie di seguire
personalmente le lezioni. E ciò, in parte, è attribuibile alla qualità
delle strutture, sia di quelle didattiche che di quelle residenziali: «a
partire dal prossimo anno la nostra università avrà circa 1.500 posti
letto - spiega il professor Collini - e questo dovrebbe renderci ancora più interessanti per gli studenti che vengono da fuori. Che per ora non sono molti. Addirittura, sono più quelli che provengono dall’estero di quelli che arrivano
fuori dal Triveneto». Ma questo non sorprende più di tanto in una facoltà dalle tante relazioni internazionali e con un tasso di adesione al programma Erasmus decisamente superiore alla media nazionale.
Fonte: Repubblica.it Grande Guida all'Università 19 giugno 2007
Facoltà di Economia di Roma 2 Tor Vergata
http://www.economia.uniroma2.it/
Internazionalizzazione.È questa la parola più usata dai docenti del campus universitario di Tor Vergata. La globalizzazione dei sistemi produttivi e l’apertura dei mercati sono eventi che hanno lasciato il loro segno nell’approccio alle materie economiche.
Trasformazioni continue che, nell’era della modernità liquida teorizzata da Zygmunt Bauman, avvengono portandosi appresso l’onere di incessanti aggiornamenti.
Nella facoltà di Economia della seconda università di Roma, però, il passo coi tempi si tiene in maniera austera e moderata, senza lasciare spazio alle mode.
La didattica segue i cambiamenti sociali modellando l’offerta formativa sulla realtà: da ottobre 2006 è possibile seguire i corsi interamente in lingua
inglese. «Si tratta di una Laurea Magistralis biennale sull’economia europea,
tutta in inglese, non solo perché pensiamo che la conoscenza della lingua sia importante, ma soprattutto perché è fondamentale creare l’occasione di una
fertilizzazione incrociata dal punto di vista culturale, in cui si mischiano le
competenze e le conoscenze» afferma il preside Luigi Paganetto.
European Economy and business law: è questo il nome della nuova laurea biennale a cui si potranno iscrivere studenti provenienti dall’Italia e dal resto del
mondo.
«E una grossa sfida - aggiunge il professor Gustavo concorrenza e Diritto commerciale - perché è il primo corso di università pubblica completamente
in inglese con docenti anche stranieri». Ma l’Università di Tor Vergata le sfide le ha iscritte nel suo dna: nata come ateneo decentrato nel 1981, col passare
degli anni, ha tramutato la svantaggiosa posizione periferica in di Economia, come tutte le altre facoltà di Roma2, è strutturata secondo la formula del campus statunitense: ampi spazi, molto verde, e due grandi edifici che tengono separate le aule per le lezioni dagli uffici che accolgono il personale docente e amministrativo.
Una differenza nel modo di vivere l’università che si nota anche nella biblioteca “Vilfredo Pareto” dove i testi si possono prendere liberamente dalle
librerie, senza richieste burocratiche.
«Gli studenti della nostra facoltà hanno una caratteristica importante: un senso forte dell’identità come studenti di Tor Vergata, credono a quello che fanno,
al di là delle qualità specifiche che ci sono, questo è importante perché
chi è motivato rende di più, chi ci crede ottiene maggiori risultati.
È un aspetto poco considerato ma fondamentale: se lo studente si sente parte
dell’istituzione, io credo che tenda a migliorare i suoi risultati perché sente
di fare parte di un progetto comune» sostiene il preside.
Studenti al centro dell’attenzione dunque, un motto che, nella pratica, si
traduce in una intensa attività di tutoring e orientamento, dal momento dell’iscrizione alla laurea, e anche dopo. La facoltà di Economia è stata,
infatti, una delle prime (nel 1996) ad aprire l’ufficio laureati Desk Imprese,
che gestisce un data base di circa 1.500 nominativi, in cui i laureati della facoltà sono presenti con i loro curricula e possono contare su un contatto continuo col mondo del lavoro. Per facilitare l’acquisizione di competenze
pratiche da quest’anno c’ è un’altra novità: il progetto E2B Lab, l’incubatore d’impresa che, sottoforma di laboratorio, favorisce la connessione tra ateneo e
aziende. Insomma Tor Vergata non si dimentica di quello che avviene dopo la laurea, e lo dimostra anche nell’offerta dei master, tra cui c’è quello che la professoressa
Paola Paniccia, docente di Economia e Gestione delle imprese e Knowledge management, definisce il fiore all’occhiello della facoltà: è il Megim
- Master in Economia e Gestione immobiliare, che ha raccolto per il primo anno iscrizioni da ogni parte d’Italia. Uno dei motivi per cui la facoltà di Economia
di Tor Vergata è ai vertici della classifica annuale del Censis e nel 2006 ha raggiunto la prima posizione.
Fonte: www.repubblica.it Grande Guida all'Università 20 giugno 2006
Siena premiata dai Presidi
http://www.economia.unisi.it/
La Facoltà di Siena "Richard M. Goodwin" non è più la regina delle Facoltà di Economia da alcuni anni secondo la classifica del Censis ma rimane una ottima facoltà, premiata nei giudizi dei Presidi.
Il Prof. Angelo Riccaboni, Preside della facoltà di Economia, ha inaugura nel mese di maggio il <<Career day 2007>>.
Dopo il successo della I edizione, tenuta nel maggio 2006, con la partecipazione di più di 50 aziende/istituzioni e di oltre 1.500 studenti/laureati, il 18 maggio 2007 si è tenuto la II Edizione del Career Day Facoltà di Economia.
Nell'ambito di tale iniziativa le Imprese, gli Enti Pubblici e le Istituzioni hanno la possibilità di conoscere direttamente gli studenti di una delle più apprezzate Facoltà di Economia italiane, presentando le proprie attività ed incontrando i laureandi e i laureati nell'ambito dei vari percorsi formativi della Goodwin.
Per gli studenti e i laureati il Career Day costituisce una preziosa opportunità per confrontarsi con il mondo del lavoro dialogando, senza alcun intermediario, con i responsabili della selezione del personale delle più interessanti aziende ed istituzioni operanti nel nostro Paese.
La Facoltà Richard Goodwin costituisce per i giovani che iniziano gli studi economici, per i laureati in cerca di un approfondimento delle loro conoscenze attraverso una Laurea specialistica o un Master e per chi intende misurarsi con i programmi di dottorato un ambiente ottimale per arricchire il proprio profilo culturale e professionale. La Facoltà si caratterizza, inoltre, per la presenza di competenze e professionalità in grado di affrontare insieme agli operatori ed agli altri attori dello scenario economico e sociale i più diversi temi economici, finanziari, aziendali e giuridici, contando, peraltro, sulla disponibilità di specifiche strumentazioni di tipo qualitativo e matematico-statistico.
All’attrattività della Goodwin come luogo di studio e di confronto contribuisce certamente la bellezza degli spazi delle nostre sedi, tutte recentemente restaurate e localizzate in città di sicuro richiamo. Vivere un’esperienza da studente a Siena consente di conoscere un luogo che per la ricchezza del patrimonio artistico, paesaggistico e sociale ha pochi uguali al mondo. Riflessioni simili sono valide con riferimento ad Arezzo e Grosseto.
L'offerta formativa e ricca e all'avanguardia:
Lauree triennali:
Economia dell'Ambiente e del Turismo Sostenibile-Economia e Gestione delle Piccole e Medie Imprese-Scienze statistiche ed Economiche-Scienze Economiche e Bancarie- Scienze Economiche-Economia delle Amministrazioni pubbliche e delle Istituzioni Internazionali-Economia e Commercio-Economia dei Mercati Finanziari.
Lauree specialistiche:
Economia, Ambiente e Salute-Economia e Diritto-Economia e Gestione degli Intermediari Finanziari-Economia e Management-Finanza-Governo e Controllo Aziendale-Scienze Economiche.
Ricca anche l'offerta formativa di master e dottorati di ricerca.
Centri di ricerca collegati:
• Centro Toscano per la Comparazione Giuridica
• LabSi Experimental Economics Laboratory
• Centro di Ricerca Interuniversitario per gli Studi Economici applicati (C.E.R.I.S.E.)
• Centro di Ricerca sull'Integrazione Europea (C.R.I.E.)
Fonte: www.economia.unisi.it
Bocconi Milano
http://www.uni-bocconi.it/
Al primo posto tra le università private anche quest'anno la Facoltà di Economia della Bocconi di Milano, seguita dalla Luiss di Roma e la LIUC di Castellanza (Varese).
di Teresa Monestiroli
Un ateneo dove si parla inglese. E non solo a lezione, ma anche in mensa perché
il compagno di corso arriva da Israele o dall’India, dal Sudamerica o dall’Europa dell’Est. Un ateneo dove le indicazioni per gli studenti, a partire dal banco informazioni all’ingresso, sono prima in inglese poi in italiano e
dove gli stranieri iscritti hanno raggiunto il 10 per cento del totale.
Benvenuti alla Bocconi, la business school milanese che punta all’internazionalizzazione dell’offerta formativa e quest’anno è pronta a varare 6 nuovi corsi di laurea specialistica interamente nella lingua di Shakespeare. Il processo è iniziato nel 2001 quando la facoltà di Economia ha inaugurato il primo corso triennale in inglese. A settembre, 6 anni dopo, i corsi sono diventati 7: a quello storico si aggiungono 6 specialistici sui 10 totali (5 in
entrambe le lingue, uno solo in inglese, 4 solo in italiano). Ma anche un proliferarsi di accordi internazionali e double degree che ogni anno portano centinaia di studenti stranieri nelle aule di Milano. L’ultimo siglato è con
un’università indiana, in via di definizione quello con la Russia.
«Attivare corsi in inglese è l’unico modo per attirare gli stranieri - spiega Guido Corbetta, prorettore responsabile del lauree specialistiche - si è dimostrato un successo visto che abbiamo avuto molte richieste dagli stessi
bocconiani che dopo tre anni di università si sentono più sicuri e hanno voglia di mettersi alla prova.
In questo modo favoriamo anche l’internazionalizzazione dei nostri studenti che dopo la laurea possono cercare lavoro all’estero ». Lavoro che in Italia non
faticano a trovare: una recente ricerca sul tasso occupazionale dei primi laureati specialistici dimostra che in media gli studenti si inseriscono nel mondo del lavoro a un mese dalla laurea, nel 70 per cento dei casi con un impiego subordinato (il 19 per cento ha un contratto a tempo indeterminato).
Ma non sono solo le lingue - tra i corsi extracurricolari ci sono anche arabo, cinese, giapponese, russo e portoghese - il fiore all’occhiello del tempio italiano dell’economia. L’ateneo offre servizi di qualità per gli studenti,
un campus con stanze a prezzi calmierati, attività culturali e stage.
Ma in cambio chiede impegno e costanza: alla selezione d’ingresso per le matricole la Bocconi ha introdotto una seconda scrematura per chi accede
alle specialistiche: il 70 per cento dei posti sono destinati ai bocconiani
che entrano seguendo una graduatoria di merito, il 20 viene assegnato a chi supera un test di selezione attitudinale e nozionistico, il 10 per cento agli stranieri.
Fonte: www.repubblica.it Grande Guida all'Università 10 luglio 2007 |