La classifica del Censis 2006-2007 premia con il primo posto la Facoltà di Medicina di Udine, seguita da Perugia, Firenze, Milano 2 Bicocca, Milano 1, Napoli 1 Federico II, Torino, Modena-Reggio Emilia, Pavia, Piemonte Orientale e Roma 2 Tor Vergata.
Tra gli Istituti Privati eccelle quella dell'Università Vita e Salute dell'Ospedale San Raffaele di Milano, dotata di un centro di ricerche di qualità internazionale sito nel Science Park Raf SpA (vedi articolo pubblicato).
Per i master e i corsi di perfezionamento post laurea, non solo in Medicina, ricordiamo anche la SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, http://www.sissa.it/) di Trieste, la prima in Italia ha offrire il grado PhD (dottorato di ricerca) e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa (http://www.sssup.it/).
LE FACOLTÀ: nel nostro Paese ci sono 40 facoltà di Medicina.
37 sono in atenei pubblici e 3 in atenei privati.
Facoltà di Medicina di Udine
http://www.uniud.it/didattica/facolta/medicina
di Valentina Bernabei
In questa facoltà non esistono matricole stordite dalla confusione della vita universitaria, da corridoi pieni di aule sconosciute e da nomi strani di materie sicuramente difficili. Al primo anno, infatti, appena gli iscritti al corso di laurea in Medicina e Chirurgia mettono piede nell’ateneo di Udine, si svolgono tre giornate di orientamento, dove ai ragazzi si dice esattamente quello gli spetta nei prossimi sei anni. Le lezioni iniziano per loro il lunedi successivo alla “tre giorni” che gli fa da bussola per tutto l’arco della vita
universitaria.
«Si tratta di un momento molto importante» ci racconta il professor Alfred Tenore, ordinario di Pediatria e presidente della commissione didattica dell’università. «Viene spiegato come devono affrontare un esame, come studiare al meglio, e poi l’ultimo giorno, il venerdì mattina, gli allievi incontrano i professori del primo anno e ognuno di loro rende note le sue aspettative sugli studenti e i ragazzi dicono cosa invece si aspettano dalla facoltà. Poi la sera c’è una riunione e un party dove, in un clima confidenziale, i ragazzi possono conoscere e scambiarsi già i numeri di telefono con i tutor che li seguiranno per i sei anni successivi».
Il professor Tenore è fortemente convinto di come un ingresso sereno nel mondo universitario possa portare benefici allo studente di medicina; con questo
stesso obiettivo è stata messa a punto una metodologia didattica - ormai collaudata- che agevola l’apprendimento delle matricole.
Durante il primo anno infatti c’è da seguire soltanto un corso, per otto settimane solo la mattina, mentre il pomeriggio è occupato da alcune lezioni in cui gli studenti, suddivisi per piccoli gruppi, iniziano ad avere contatto con la clinica attraverso un modulo che ha il nome di “medico- paziente società”:
vengono affrontati aspetti deontologici e basilari come il comunicare con il paziente. L’originalità del sistema didattico non finisce qui.
L’intero ciclo universitario, suddiviso in quadrimestri e non in semestri, è articolato in maniera tale da distribuire lezioni teoriche nelle prime tre settimane e fare pratica nel resto dei giorni. Al sesto anno poi le cose cambiano in modo rigoroso: le lezioni lasciano spazio ai tirocini e gli studenti
ruotano ogni sei settimane da un reparto all’altro mantenendo una sola ora di lezione al giorno. Il fatto che tutti i corsi di laurea siano ad accesso programmato e che il numero degli studenti ammessi sia fissato a 80, rende poi ottimale il rapporto tra studenti e docenti, come sottolinea il nuovo preside della facoltà, Massimo Bazzocchi.
«Abbiamo avuto sollecitazioni per aumentare il numero degli iscritti, ma abbiamo cercato invece di mantenerlo costante in modo tale da continuare ad avere una
maggiore penetrazione nel contesto educativo e formativo dei ragazzi » sostiene Bazzocchi, eletto dal consiglio esattamente una settimana fa.
I suoi obiettivi nel nuovo ruolo di “guida” della facoltà di Medicina, risentono della sua formazione di radiologo, e della sua esperienza di ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia: «nel futuro di questa facoltà mi piacerebbe vedere un maggior coinvolgimento diretto di tutti gli studenti, dei dottorandi e degli specializzandi da formare maggiormente non solo di un bagaglio teorico» afferma Bazzocchi avendo come modello di confronto altri paesi dell’Unione europea, dove il coinvolgimento pratico dello studente che si specializza è maggiore rispetto a quello previsto dal sistema universitario
italiano.
Alcuni passi in avanti a Udine si compiono già, non soltanto grazie all’impostazione della didattica e alla giovane età dei docenti (che permette una predisposizione più accentuata alle aperture), ma soprattutto per il cambiamento strutturale in corso, che riguarda il processo di fusione tra il policlinico universitario a gestione diretta e l’azienda ospedaliera “Santa Maria della Misericordia” di Udine.
È un ampliamento significativo per una facoltà relativamente giovane come quella di Udine, fondata nel 1986 e da allora in continua crescita, soprattutto in relazione al territorio. Oltre ad avere distaccamenti a Gemona del Friuli dove, ad esempio, c’è la sede delle due lauree specialistiche in Scienze dello Sport e Scienze motorie, il dialogo con il territorio è tenuto in grande considerazione.
Nel prossimo anno accademico 2007/2008 partirà la nuova specialistica in Riabilitazione, voluta in seguito a un’analisi territoriale del fabbisogno che vede l’esistenza di una base di professionisti già attiva in questo settore e che quindi risponde a esigenze specifiche locali. Questo fa sì che i laureati vadano verso un mercato del lavoro in grado di accoglierli così come succede per
chi studia per diventare tecnico di radiologia.
«Abbiamo un tempo medio di occupazione di neanche un mese » ricora il preside e conclude: «poche lauree garantiscono questa facilità di impiego, per noi è
importante creare occupati e non esperti dicoccupati».
La clinica di ematologia tra le eccellenze di Udine
La clinica di Ematologia di Udine è una tra le prime cliniche a livello nazionale nel campo delle malattie, della ricerca e della cura dei tumori del sangue. La clinica si occupa della diagnosi e della terapia di leucemie, linfomi, mielosi e malattie non neoplastiche del sangue, come le anemie e le aplasie. Il professor Renato Fanin, direttore della clinica nonchè professore ordinario di Ematologia (settore scientifico malattie del sangue), afferma che «uno dei punti fermi della clinica è il numero dei trapianti effettuati (1.000
trapianti eseguiti in 15 anni di attività) ma anche e soprattutto l’innovazione delle applicazioni nella terapia di alcune malattie ematologiche».
L’eccellenza della clinica, aggiunge Fanin «è dovuta alla fortuna di sperimentare nelle applicazioni cliniche molti farmaci molecolari che sono
andati ad affiancarsi alla chemioterapia convenzionale in molte patologie oncologiche ematologiche. I farmaci molecolari sono infatti farmaci capaci di colpire il bersaglio che genera il tumore. Abbiamo avuto la fortuna di tradurre
queste sperimentazioni in un percorso terapeutico applicato al quotidiano di cui fa parte anche il trapianto di cellule staminali emopoietiche».Per molti anni questo settore è stato l’ obiettivo dei ricercatori della clinica. «Con questo
obiettivo - conclude Fanin - abbiamo lavorato raggiungendo l’eccellenza, producendo risultati scientifici di rilievo non dimenticando l'assistenza sanitaria di qualità».
Facoltà di Medicina di Perugia
http://www.med.unipg.it/
di Federico Pagliai
Ricerca e tradizione. Metodo e vocazione. La fredda obiettività del laboratorio e le impegnative ragioni del cuore.
Forse il successo della facoltà di Medicina di Perugia, che per l’ennesima
volta si piazza ai vertici della classifica del Censis, non risiede
solo nelle sue qualità organizzative. Quelle, innegabili, che le hanno consentito di avviare una profonda ristrutturazione didattica e di esporsi al vaglio studentesco con un’offerta di grande ampiezza e modernità. Forse
tra i suoi principali meriti c’è anche quello di saper filtrare un bagaglio
storico di impareggiabile consistenza e di restituirlo alla contemporaneità ben integrato nei meccanismi della sanità attuale, con le sue aperture internazionali, la sua ansia di risultati, con il bisogno comprensibile di
figure non solo specializzate ma anche ben rodate dalla pratica clinica e di laboratorio.
Istituita per decreto papale nel 1328, la facoltà perugina continua a mostrare segni di grandissima vitalità: «Entro breve avvieremo il trasferimento nella nuova sede di Sant’Andrea delle Fratte - spiega il preside, il professor
Adolfo Puxeddu - la nuova struttura, che andrà a regime nel 2009, ospiterà le aule, i laboratori, le strutture di ricerca e anche le cliniche, che per quanto riguarda Perugia corrispondono a circa 800 posti letto, articolati su 42
specialità diverse. Lo stesso avverrà a Terni, dove nel 2008 si completerà il trasferimento in un nuovo polo didattico e clinico, con quasi 600 posti». Ma la qualità fotografata dal Censis non si esaurisce nelle strutture. Certamente
riguarda anche la didattica: «Abbiamo lavorato molto perché le materie che nominalmente sono interdisciplinari lo fossero anche nella realtà» spiega
il preside. E questo risultato si mostra in corsi come quello di biotecnologia, di scienze motorie e sportive o di economia e cultura dell’alimentazione. A questi se ne affiancano altri 11 di primo livello. Più le due lauree a ciclo
unico: quella classica in medicina e chirurgia e quella più recente in odontoiatria e protesi dentaria.
Sei anni di studio per la prima, cinque per la seconda. Entrambe a numero chiuso. Come del resto tutti i corsi della facoltà umbra, la cui selettività da un lato ha il merito di riservare le aule solo a coloro che sono spinti da
una motivazione forte, da quella che il preside, con un certo pudore, definisce “vocazione”.
E dall’altro, consente di raccordare la complessa architettura delle lauree di stampo sanitario (per intendersi, i corsi come dietistica, fisioterapia,
infermieristica) con le strutture regionali. Così mentre si provvede alle necessità della società, si assicura un futuro ai giovani neo diplomati. Che infatti passano dalle aule alle corsie o agli ambulatori praticamente senza
pause di riflessione.
Dei quasi 4mila iscritti, la fetta più grande si distribuisce sui due cardini della facoltà: il corso di primo livello in infermieristica (con le sedi di Perugia, Città di Castello, Foligno e Terni) e il corso a ciclo unico di
medicina e chirurgia, diviso tra Perugia e Terni. Al primo corso vengono riservati, annualmente, circa 220 posti. Al secondo, più o meno 200, di cui il 5 per cento per gli studenti extracomunitari e un’altra piccolissima quota ai giovani cinesi. La parte restante delle oltre mille matricole si distribuisce,
più o meno equamente, sulle altre numerose specialità. Con solide prospettive di impiego. E una mortalità scolastica praticamente tendente a zero. Ridotta in
parte dall’esame di ammissione e in parte da un ampio ricorso alla figura del tutor.
fonte: www.repubblica.it Grande Guida all'Università 3 luglio 2007 |