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Premiata con il primo posto dall'indagine 2006-2007 del Censis, la Facoltà di Veterinaria di Parma, seguono Padova, Bologna, Perugia, Torino e Sassari.
LE FACOLTÀ: Le facoltà di Veterinaria dislocate nel nostro Paese sono 14.
si trovano tutte in atenei pubblici.
di Ilaria Venturi
Gli studenti sotto gli alberi che leggono accanto al recinto delle mucche. I cavalli sono poco più in là, c’è pure Coco, il cane mascotte della Clinica
chirurgica immortalato in foto. Un cartello, all’ingresso di via del Taglio, zona Cornocchio, ricorda che la facoltà è più che centenaria.
Fu Maria Luigia d’Austria, moglie (ripudiata) di Napoleone, immediatamente
dopo la sua entrata nel Ducato, a dare impulso e continuità agli studi medici sugli animali. Una Scuola che nel 1995 ha festeggiato i suoi 150 anni. Benvenuti a Veterinaria di Parma, facoltà ottocentesca, ben salda alle sue radici,
ma attenta al futuro, capace di accettare nuove sfide.
Il preside, Attilio Corradi, in carica da neanche un anno, nel 2003 era presidente del corso di laurea. Con l’allora preside Cesidio Filippo Flammini, i docenti - 68 in tutto, tra cui 19 ricercatori - e gli studenti affrontò il cambiamento.
«Quello che siamo oggi viene dal lavoro di riflessione e di autocritica
cominciato quattro anni fa», spiega il professore di Anatomia patologica veterinaria. Il risultati? La progressiva riduzione del numero (chiuso) di matricole: da 120 a 85. «Occorre un numero congruo di studenti per avere
una didattica efficace». Il dimezzamento dei fuori corso, che ora su 615 iscritti (metà fuori sede) sono 75.
Per capire, inoltre, perché i ragazzi si iscrivono, le loro aspettative
e le ragioni di chi rimane indietro con gli esami la facoltà ha costruito alcuni test con l’aiuto dei colleghi di Psicologia. Risulta così che chi si iscrive sogna soprattutto di fare il veterinario di cani e gatti. «È chiaro che le scelte fatte a 19 anni a 23 possono cambiare. Vogliamo essere molto puntuali, non arrivare in ritardo - spiega il professor Corradi - con un percorso costruito insieme agli studenti che, con la loro severità, ci hanno aiutato moltissimo ».
Il tetto di esami per passare da un anno all’altro concordato con gli studenti, per stessa ammissione del preside, «è piuttosto alto». Veterinaria a Parma è
come un campus avvantaggiato dai piccoli numeri e dal contesto.
Siamo della terra del Parmigiano reggiano e del prosciutto, nella città dell’Authority alimentare. «Come facoltà siamo in una zona strategica, al confine con il macello comunale, di cui l’ateneo ha una partecipazione azionaria, e con il nuovo parco canile del comune.
Qui, inoltre la filiera produttiva dell’agrozootecnia è di grande qualità. Lo stesso ateneo ha puntato sulle eccellenze, abbiamo costruito già negli anni ’90
rapporti con le facoltà di Veterinaria straniere più prestigiose a partire da quella di Hannover». I rapporti internazionali passano anche attraverso il dottorato in Problematiche ispettive e sanitarie delle produzioni animali degli
scambi tra Unione europea e la Repubblica popolare cinese, realizzato con Torino e Pisa e che porterà i primi sei ricercatori in Cina, e il master in Tecnologia
degli alimenti attivato con due università di Buenos Aires.
La laurea a ciclo unico è affiancata da due triennali: Tecnologie delle produzioni animali e sicurezza degli alimenti e, unica in Italia,
Scienze e tecniche equine.
La facoltà partecipa alla specialistica in Biotecnologie mediche, veterinarie
e farmaceutiche e da dicembre attiverà un master in Dermatologia del cane e del gatto.
«Il nostro corpo docente si impegna tantissimo, nel reclutamento guardiamo al profilo migliore » dice il preside. Tra i progetti futuri, i nuovi laboratori e
l’allargamento dell’ospedale didattico dedicato ai “grossi” animali, per cui l’ateneo ha stanziato 5 milioni di euro. Infine l’accreditamento a livello europeo. che arriverà nel 2010.
Rischi e problematiche alimentari Se ne parla con gli esperti europei
Sicurezza, qualità e ricerca. Su questi tre termini è basato l’incontro
che l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) sta organizzando in collaborazione con l’università di Parma.
Il 4 ottobre (data dell’evento) sarà l’occasione per discutere sulle più attuali tematiche in campo alimentare e non solo.
Le attività si svolgeranno presso l’ateneo emiliano con l’obiettivo di promuovere il dialogo con la comunità scientifica, facendo aumentare in tal modo la consapevolezza riguardo alle potenzialità e al ruolo della ricerca nel nostro continente. La salute e il benessere degli animali e la protezione delle specie vegetali sono solamente alcune fra le “battaglie” che l’Efsa porta avanti da anni, utilizzando occasioni come queste per sensibilizzare studenti, ricercatori e scienziati all'interno dell'Unione Europea.
Fonte: www.repubblica.it Grande Guida all'Università 3 luglio 2007
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