http://www.fsm.it/
LA FONDAZIONE è sorta nel 1965 come “Clinica del Lavoro”, ente giuridico di diritto privato (DPR 991 del 15/6/1965), ad opera del Prof. Salvatore Maugeri, al cui nome è ora intitolato (Decreto Ministeriale 30/5/1995) l’Istituto di Ricovero e Cura, riconosciuto a Carattere Scientifico con Decreto Interministeriale del 21/11/1969.
In data 30 dicembre 2004 è stato riconfermato dal Ministero della Salute il carattere scientifico della Fondazione Maugeri per la disciplina “Medicina del Lavoro e della Riabilitazione” (G.U. N° 1 del 3/1/2005). Finalità dell’Istituto è operare nelle aree istituzionali della tutela della salute nel lavoro, individuando e prevenendo i rischi legati ad attività produttive, e della medicina riabilitativa, recuperando le capacità funzionali dei portatori di menomazioni neuromotorie, cardiorespiratorie e di patologie croniche polisistemiche disabilitanti; favorendo il reinserimento socio-produttivo del disabile e prevenendone l’handicap. L’attività assistenziale è di supporto alla ricerca le cui linee sono:
L’attività assistenziale è di supporto alla ricerca le cui linee sono:
1. Rischi occupazionali e ambientali da attività produttive
2. Medicina riabilitativa neuromotoria
3. Cardioangiologia riabilitativa
4. Pneumologia riabilitativa
5. Patologie croniche disabilitanti
6. Riabilitazione integrativa del disabile e dell’anziano ed ergonomia occupazionale.
Fonte: sito www.fsm.it
Così pesticidi e inquinanti restano nell’organismo
di Donatella Marino
Lo studio su un campione di italiani rivela che Ddt e policlorobifenili sono presenti nel sangue anche a distanza di anni.
Possono rimanere nell’organismo per alcuni decenni, anche se a dosi molto basse, e colpire il sistema riproduttivo e la tiroide, il sistema nervoso e immunitario gli inquinanti ambientali: per esempio i pesticidi e i policlorobifenili (Pcb). Ma qual è la soglia di concentrazione oltre la quale si possono manifestare effetti sulla salute?
È un argomento su cui si sa ancora poco. Qualche risultato in più viene ora da uno studio italiano, che ha voluto verificare se questi microinquinanti siano presenti, e in quali quantità, nel sangue di una parte della popolazione. Soprattutto, la ricerca è la prima estesa a un numero così ampio di sostanze: 31 quelle esaminate. A svolgerla è stato un gruppo di ricercatori coordinati da Claudio Minoia, presidente della Società Italiana di Tossicologia della Riproduzione (S.I.T.O.R http://www.sitor.it/) e direttore del Laboratorio di misure ambientali e tossicologiche dell'IRCCS Fondazione Maugeri di Pavia, Clinica del Lavoro e della Riabilitazione.
Lo studio si è concentrato sulla categoria dei Pops, ossia i microinquinanti organici persistenti, come i pesticidi antiparassitari organoclorurati tra cui il Ddt, e i Pcb. Sono chiamati persistenti perché, essendo liposolubili, si accumulano nel tessuto grasso e permangono a lungo nell’organismo. Anche quando, come nel caso dei Ddt, non sono più utilizzati da anni.
I ricercatori hanno esaminato un campione della popolazione un centinaio di persone divise in due gruppi: il primo residente in provincia di Pavia, l’altro a Novafeltria, in provincia di Pesaro. Vale a dire una zona più industriale e una più rurale.
Alcuni risultati non sono tranquillizzanti.
Primo: dei 31 principi ricercati, 19, quasi due terzi, sono risultati presenti, alcuni come l’esaclorobenzene nel totale dei campioni analizzati. Idem per alcuni Pcb, tra cui il 153 e il 180; assente invece il 126, considerato il composto più tossico, paragonabile alla diossina.
Secondo: si è visto che il paraprimo Dde, principale metabolita del Ddt, si trova in concentrazioni superiori nel sangue di chi abita a Novafeltria piuttosto che in provincia di Pavia, dunque più nell’area rurale che industriale. «Probabilmente a Novafeltria, in passato, se ne faceva un uso maggiore, con evidenti riflessi sull’alimentazione» afferma Minoia. «Nel complesso non vogliamo dare un segnale di allarme. Diciamo piuttosto che questo studio rappresenta un punto di partenza».
L’indagine verrà presentata al convegno «Prevenzione, alimentazione, nutrizione. La salute vien mangiando... dalla nascita», organizzato il 9 novembre dall’Associazione nazionale Giuseppe Dossetti.
«Il nostro prossimo passo sarà comparare i risultati con quelli di popolazioni che hanno subito maggiori esposizioni, per poi confrontarli con dati clinici, per esempio quelli sulla funzionalità tiroidea; e capire se c’è un legame con le differenti esposizioni» conclude Minoia. «Tutti indicatori utili per arrivare, con il tempo, a stabilire la soglia di sorveglianza».
Grazie a un lavoro parallelo condotto in collaborazione con l’Istituto di medicina del lavoro dell’Università di Milano, il primo paragone sarà con l’India, nazione dove i Ddt sono ancora permessi.
Fonte: www.panorama.it 25 ottobre 2007 |