http://nfs.unipv.it/
http://www.med.unifi.it/
http://web.uniroma2.it/medicina-it.php
Infiammazioni nell’ultima parte dell’intestino tenue o del colon, lesioni che restringono il tubo digerente e ostacolano il transito dei cibi, ascessi, fistole e dolori addominali: sono le conseguenze del morbo di Crohn, una patologia cronica dell’apparato digerente che colpisce circa 54 persone ogni 100 mila (tra le cause, una predisposizione genetica, cofattori ambientali e un’alterata risposta immunitaria). Per loro, in autunno, arriverà in Italia un farmaco biologico, che promette di essere più efficace di quelli utilizzati finora.
Il suo principio attivo si chiama "adalimumab" e a spiegare come funziona sono ricercatori delle Università di Pavia, Firenze e Tor Vergata, oltre all'IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e la Bart’s and London School of Medicine di Londra (lo studio è stato pubblicato su Gastroenterology).
«Una delle novità della nostra ricerca sta nel fatto che questo farmaco è un anticorpo monoclonale umano: significa che non provoca reazioni anticorpali o allergie» afferma Antonio Di Sabatino, coordinatore dello studio e ricercatore di Medicina Interna, Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pavia. Infatti il farmaco attualmente in commercio, l’infliximab, è un anticorpo chimerico, per il 75 per cento umano e per il 25 per cento proveniente da topi: e proprio la percentuale murina scatena in molti casi reazioni tali da dover interrompere la terapia.
I progressi nell’ingegneria genetica hanno consentito la messa a punto di nuovi anticorpi totalmente umani. Questi bloccano una proteina, il fattore di necrosi tumorale alfa, la «scintilla», per così dire, che innesca l’infiammazione. «Non solo impedisce la proliferazione di cellule del sistema immunitario, come linfociti, macrofagi e monociti, ma permette anche la riparazione delle lesioni della mucosa» spiega Di Sabatino.
In che modo? «Abbiamo notato che i fibroblasti, le cellule che producono il collagene e le fibre elastiche che sostengono il tessuto, miglioravano la capacità di migrare e riparare le lesioni». Questo effetto è importante perché cicatrizzazioni successive delle lesioni formano nei pazienti affetti da morbo di Crohn una specie di manicotto fibroso che restringe il canale digerente; per asportarlo è necessario un intervento chirurgico, che nel 70 per cento dei casi bisogna ripetere. Il nuovo farmaco, bloccandone la formazione, può prevenire il restringimento dell’intestino. E, se somministrato nelle fasi precoci della malattia, permette di evitare l’operazione.
Fonte: Panorama 23 Agosto 2007
IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia
http://www.sanmatteo.org/
Il Policlinico San Matteo di Pavia è sede privilegiata di attività assistenziale fin dal Quattrocento.
Dal 1982, come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, persegue, secondo standards di eccellenza, finalità di ricerca biomedica e prestazioni di ricovero e cura di alta specialità, distinguendosi per una spiccata integrazione fra ricerca scientifica e didattica sia nelle strutture cliniche di diagnosi e cura, sia nei laboratori.
Grazie ai continui rapporti di collaborazione con il Ministero della Salute e tramite gli organismi regionali, l’Istituto definisce gli orientamenti e la valutazione delle attività sanitarie, nonché la conduzione delle sperimentazioni cliniche al fine di contribuire efficacemente allo sviluppo costo-compatibile di cure e interventi ad alto livello di complessità. In collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia, il Policlinico San Matteo promuove attivamente la didattica, la formazione, la qualificazione professionale e scientifica e l’addestramento del personale medico e paramedico, con particolare attenzione all’ambito di discipline e aree di ricerca di specifico interesse: dai trapianti alle malattie cardiologiche, pneumologiche, ematologiche e infettive, sino a patologie genetiche e ad alta complessità biomedica, comprese le procedure di ecografia e radiologia interventistica. Nell’ottica poi, di offrire al paziente le migliori condizioni di diagnosi e cura e le terapie più avanzate secondo tempistiche e ambienti ottimizzati, l’Istituto realizza forme di collegamento e di sinergia con altre strutture di ricerca e di assistenza sanitaria pubbliche e private che si concretizzano nei progetti comuni, nella condivisione di protocolli di cura e nella circolazione di uomini e idee.
Il Policlinico San Matteo è patrimonio assistenziale, scientifico, culturale ed etico dell’intera comunità. Pavesi, lombardi, cittadini extraregionali e stranieri sono continuamente accolti in questa struttura ospedaliera che, in base a coordinate nazionali e regionali, si apre al confronto con il contesto europeo e internazionale.
Fonte: www.sanmatteo.org 20 aprile 2007 |