http://www.sanfilipponeri.roma.it/
L’ospedale San Filippo Neri, nato nei primi anni ’40 e ampliato negli anni ’60, è situato nella zona Nord di Roma (Monte Mario e circondario), compresa tra la via Trionfale e la via Cassia.
Dal 1 luglio 1994 l’ospedale San Filippo Neri è stato individuato come ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione, a seguito del riconoscimento delle attività di alta specialità esistenti (neurochirurgia e neurologia intensiva, cardiologia e cardiochirurgia, pneumo-oncologia) e costituito in Azienda Ospedaliera, con personalità giuridica pubblica e con autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica.
È sede dei Centri di Riferimento regionale per l’oncologia, la cardiologia, la chirurgia vascolare e la neurochirurgia; è anche sede di un Centro di Nutrizione Clinica e dell’Unità Valutativa Alzheimer (progetto Cronos del Ministero della Sanità).
E’ stato attivato il modello organizzativo dipartimentale, all’interno del quale sono compresi i Reparti di degenza, Day Hospital, Day Surgery e Ambulatori in modo da poter offrire un percorso diagnostico-terapeutico completo, superando così il preesistente frazionamento delle attività per funzioni specialistiche.
Questo processo di riorganizzazione aziendale ha reso necessaria una riprogettazione strutturale dell’ospedale San Filippo Neri, con una completa rivisitazione della distribuzione interna degli edifici A e B, sia dal punto di vista edile che impiantistico, in stretta relazione al completamento dell’edificio C, in cui è stato trasferito il Dipartimento di Emergenza ed Accettazione (D.E.A.) di II livello.
Fonte: www.sanfilipponeri.roma.it/
di Agnese Ananasso
Telecardiologia, terapie di resincronizzazione, defribillatori impiantabili senza fili: i confini della scienza si ampliano nel campo della cardiostimolazione e dell’elettrofisiologia.
Un cammino a tappe forzate iniziato 50 anni fa per far fronte a una vera pandemia, quella dello scompenso cardiaco, che provoca ogni anno la morte di 25 milioni di persone. Di queste 500mila sono morti improvvise negli Usa, e altrettante in Europa: tutte potrebbero essere prevenute con l’impianto di un pacemaker o di un defibrillatore.
Nel nostro paese vengono installati 50mila pacemaker e 10mila defibrillatori ogni anno, negli Stati Uniti si arriva a 120mila. Un dato preoccupante: in Cina solo 2 defibrillatori e 25 pacemaker.
La fibrillazione atriale è tra le forme più diffuse di disturbo del ritmo cardiaco e interessa circa il 10% degli ultraottantenni. Per questa fascia di età, nonché per la prevenzione primaria (in soggetti giovani con patologia genetica) esistono defibrillatori detti airbag li produce la Biotronik perché inviano solo 4-5 stimolazioni cardiache, poi si esauriscono e vanno sostituiti con un defibrillatore tradizionale. Sono molto piccoli e costano meno di un defibrillatore normale (6.000 euro contro 10.000). Anche i defibrillatori esterni portatili oggi sono apparecchi automatizzati e compatti, facili da usare, che funzionano anche per l’elettrocardiogramma: gli elettrodi esterni si collocano sul torace, poi si preme un pulsante e parte l’impulso o la rilevazione del battito. Zoll e PhysioControl (Medtronic) sono i principali produttori.
«Una fibrillazione atriale ben curata non uccide», dice Massimo Santini, direttore delle malattie cardiovascolari al San Filippo Neri di Roma e presidente del Congresso mondiale di elettrofisiologia e cardiostimolazione che quest’anno si è tenuto per la prima volta a Roma. «Si cura con i farmaci, con l’impianto di un pacemaker o con l’ablazione transcatetere. Stiamo sperimentando poi l’ablazione chirurgica ma fra non molto arriveremo all’ablazione epicardica per via endoscopica a cuore battente: si praticano due piccoli fori in prossimità del cuore, si inseriscono due tubi in fibra ottica e si pratica la bruciatura per isolare le vene polmonari».
Per l’ablazione transcatetere occorre un mappaggio in 3D del cuore. In quest’ambito una novità è il Cartomerge di Biosense Webster (gruppo Johnson&Johnson), che consente di unire in una sola immagine i risultati radiografici della Tac ai dati tridimensionali del mappaggio. Il Cartomerge si esegue inserendo, come nei mappaggi tradizionali, una sonda intracardiaca. St.Jude invece propone un sistema di mappaggio con placche esterne, il Navex, che si collocano sulla pelle in corrispondenza del cuore, senza effettuare fori.
«Un passo avanti è stato compiuto con la telecardiologia», spiega Santini. «E’ la rilevazione e la trasmissione telematica dei dati sul cellulare del medico. Il pacemaker o il defibrillatore rilevano gli scompensi e inviano in automatico un sms al dottore, il quale tramite pc ricalibra il device o modifica la terapia farmacologia».
Questa la filosofia seguita da St.Jude nel realizzare i dispositivi Corrent e Promote, che, dotati della tecnologia Invisilink, si possono interfacciare con il programmatore da remoto, comunicando wireless su una banda dedicata ai dispositivi medicali. Usando il sistema HouseCall Plus per il controllo remoto, il paziente comunica da casa, con apposito ricevitore, direttamente con il medico curante.
La Cardioline produce piccoli registratori esterni grandi come scatole di cerini che 45 volte al giorno registrano il battito cardiaco e in caso di palpitazione inviano in automatico i dati al medico. La versione impiantabile si chiama loop recorder, è grande come un dito e funziona come un pacemaker con sola funzione di registrazione e non di cardiostimolazione.
Tra le prime a lanciarlo, la francese Ela Medical che fa capo al gruppo italiano Sorin (un’altra azienda italiana è la Medico). Si impianta sottopelle a livello sternale e registra, senza fili o elettrodi, il battito cardiaco per un anno. Se ci sono eventi tachicardici, non sfuggono. Periodicamente il cardiologo li controlla con un piccolo rilevatore.
Medtronic ha realizzato un loop recorder per la fibrillazione atriale che, tramite uno speciale algoritmo, consente di calcolare le recidive silenti di fibrillazione atriale nei soggetti che hanno subito un’ablazione atriale transcatetere. Sempre Medtronic ha lanciato un defibrillatore che tramite il catetere intracardiaco rileva la quantità di acqua presente nei polmoni: chi soffre di scompenso cardiaco tende ad accumulare acqua nei polmoni e questo blocca il passaggio di aria. Il defibrillatore invia un segnale al paziente e un sms al medico, che così può aumentare la dose di diuretico al paziente salvandogli la vita.
Il prossimo passo è l’impianto di device senza fili, cioè senza l’introduzione degli elettrodi nel cuore. La Cameron Health ne sta sperimentando uno: se si realizzerà ridurrà al minimo l’invasività dell’impianto e faciliterà le procedure di controllo e sostituzione. «Le tecnologie di monitoraggio costante dice Santini richiedono un investimento iniziale ma nel medio periodo si azzera la spesa per le ospedalizzazioni e le cure: basta confrontare il costo di un impianto (3000 euro per un pacemaker, circa 10mila per un defibrillatore) con quello di un farmaco preso a vita e i relativi controlli medici».
Fonte: www.repubblica.it supplemento Affari&Finanza 10 dicembre 2007 |