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IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma per riabilitazione neuromotoria

http://www.hsantalucia.it/

L'Istituto S. Lucia ha iniziato la propria attività clinica, con diversa denominazione, nel 1960, per rispondere all'esigenza, all'epoca ancora sentita, di assistenza ai reduci motulesi della seconda guerra mondiale. Successivamente l'Istituto ha continuato ad operare, sia in regime di ricovero che ambulatoriale, a favore di pazienti affetti da lesioni del sistema nervoso o dell'apparato mio-osteo-articolare, aventi origine da forme morbose o traumatiche con esiti invalidanti. E' noto che queste patologie si presentano sulla scena sanitaria, odierna e futura, con caratteristiche incrementali sia in conseguenza dell'invecchiamento della popolazione, per patologie cronico-degenerative ed invalidanti, sia per la crescita del numero di infortuni (stradali, lavorativi e domestici).

I quaranta anni trascorsi dalla fondazione del S. Lucia ad oggi hanno coinciso con la nascita e lo sviluppo di quella parte essenziale della Medicina, che viene denominata "Riabilitazione" e che persegue lo scopo di restituire ai disabili il possesso parziale o totale delle attività funzionali lese. A questo processo di crescita, che è tuttora in corso, il S. Lucia ha recato un contributo importante, avvalendosi della preziosa esperienza conseguita ospitando, sui 320 posti letto di cui dispone, oltre duemila pazienti ogni anno e trattandone giornalmente, circa cinquecento ambulatorialmente o in regime di Day Hospital.

Nei primi anni Sessanta il concetto stesso di riabilitazione, nella sua accezione moderna, era praticamente sconosciuto. Esisteva pochissimo in termini di risorse umane professionalizzate, metodologie e cultura e dal S. Lucia sono partite iniziative e idee che suscitarono già allora interesse. Si è cominciato così a parlare di metodiche di rieducazione funzionale, di reinserimento sociale e lavorativo dei disabili, di sport-terapia, di trattamento a domicilio o in ospedale diurno e di tante altre problematiche che appaiono oggi almeno in parte risolte e acquisite in un ampio "corpus" dottrinario e scientifico.

Dall'inizio degli anni Ottanta sono state avviate e quindi portate a termine ricerche che, grazie all'adesione di numerosi studiosi, sia italiani che stranieri, hanno consentito di creare all'interno dell'Istituto dei Laboratori dove vengono condotte importanti ricerche sulle neuro-lesioni e le loro conseguenze motorie e cognitive, i cui risultati sono costante oggetto di pubblicazioni su riviste italiane ed internazionali. Fra gli argomenti di maggiore interesse, sono da annoverare studi sui disturbi della memoria e dell'attenzione, sul trattamento delle sindromi post-comatose, sulla diagnosi e la cura delle "afasie", sulla vescica neurologica.

Parallelamente all'attività scientifica si è andata sviluppando quella didattica che attualmente vede la presenza di 6 scuole di specializzazione per Medici (Urologia, Malattie dell'Apparato Respiratorio, Microbiologia, Neurologia, Fisiatria e Medicina dello Sport) e di 4 Diplomi Universitari (Fisioterapisti, Logopedisti, Infermieri, Tecnici di Neurofisiopatologia) ed 1 scuola di specializzazione per Psicologi (Neuropsicologia). A queste Scuole sono inoltre da aggiungere le numerose convenzioni con diverse Università per l'effettuazione di tirocini pratici da parte di medici, infermieri e tecnici.

Il complesso di attività cliniche, di ricerca e didattiche, ha portato, il 7 agosto 1992, al riconoscimento del S. Lucia, da parte del Ministero della Sanità di concerto con quello della Ricerca Scientifica, quale Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, Ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione per la riabilitazione neuromotoria.

Nel marzo 1997 l'Assemblea dei soci della S.r.l. S. Lucia IRCCS, all'unanimità, ha deliberato la costituzione della Fondazione S. Lucia, approvando il trasferimento di tutti i beni per il proseguimento, senza soluzione di continuità, dell'attività istituzionale. Il 20 ottobre 1998 con decreto ministeriale (G.U. 275 del 4 novembre 1998) è stato approvato lo Statuto della Fondazione S. Lucia e ne è stata riconosciuta la personalità giuridica.

Fonte: www.hsantalucia.it

La proteina Apaf1 implicata nell'apoptosi e nel blocco della mitosi

Individuato uno dei meccanismi in grado di controllare la capacità delle cellule di sopravvivere e di dividersi dopo aver subito un grave danno del loro DNA: la scoperta è frutto di una collaborazione italo-francese tra l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma e l’Istituto Gustave Roussy di Parigi. Ad essere evidenziata è stata una nuova funzione di una proteina già nota denominata Apaf1: questa è risultata coinvolta sia nel cosiddetto suicidio della cellula (apoptosi) sia nel blocco della sua suddivisione.

La scoperta ha importanti implicazioni per la medicina: infatti, alcuni tipi di tumori al polmone presentano nel nucleo cellulare alti livelli di questa proteina, già in passato associati ad una prognosi più favorevole della malattia.

Tutte le cellule del nostro organismo sono esposte quotidianamente ad una gran quantità di agenti tossici o cancerogeni, quali le radiazioni ionizzanti o sostanze chimiche presenti nell’aria: ciò produce danni al DNA, con drammatiche conseguenze per l’equilibrio dei tessuti quando la singola cellula non è in grado di prendere adeguati provvedimenti. Per fronteggiare tali attacchi esiste un meccanismo naturale di protezione, una sorta di “controllo di qualità” che monitorizza continuamente il DNA. Quando un danno è troppo grave per essere riparato in tempi brevi, una cellula ha due possibilità: interrompere le sue divisioni, evitando che il danno sia ereditato dalle cellule figlie, oppure suicidarsi.

Apaf1 si trasferisce nel nucleo della cellula dove, a contatto con il DNA, blocca ogni divisione successiva. In altre parole, la presenza di Apaf1 a contatto col DNA garantisce il perfetto funzionamento del controllo di qualità e impedisce alle cellule di “impazzire”, quindi di duplicare il loro DNA danneggiato e di trasformarsi in altre cellule tumorali.

Il nuovo ruolo che Apaf1 gioca in questo controllo è descritto nello studio appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Molecular Cell e porta la firma del professor Guido Kroemer, francese, uno dei massimi esperti mondiali nello studio dell’oncogenesi. Coautore è il dottor Marcello D’Amelio della Fondazione Santa Lucia; un contributo essenziale è venuto dal dottor Roberto Amendola dell’Enea. Il lavoro dei ricercatori italiani è stato diretto da Francesco Cecconi, professore ordinario di Biologia dello Sviluppo alla Facoltà di Scienze dell’Università di Roma Tor Vergata e responsabile del Laboratorio di Neuroembriologia Molecolare della Fondazione Santa Lucia.

“La nostra ricerca ha duplice rilevanza - chiarisce Cecconi - individua una molecola con un ruolo decisivo nella genesi dei tumori e ne definisce molteplici funzioni. Apaf1 era già stata da noi studiata come molecola chiave nello sviluppo embrionale e nel mantenimento in buone condizioni del sistema nervoso. Le nostre scoperte ci fanno anche pensare che le molecole coinvolte nel suicidio cellulare possano, in generale, esercitare altre funzioni, più difficili da individuare ma più sofisticate; se così fosse, modulare tali molecole potrebbe potenzialmente consentire il trattamento di un gran numero di malattie, dalle neurodegenerazioni ai tumori.”

“Quando Apaf1 viene inattivata in laboratorio – sottolinea D’Amelio - le cellule sfuggono ad ogni controllo. Non solo non si suicidano come dovrebbero, ma crescono indisturbate, tramandando la loro follia alle cellule figlie, rese così capaci di proliferare enormemente. Il fatto poi che Apaf1 svolga questo ruolo in moltissime specie viventi, dai vermi piatti all’uomo, lo fa aggiungere alla lista delle molecole più rilevanti nelle terapie antitumorali”.

Oltre a quello della Fondazione Santa Lucia, la ricerca ha avuto il sostegno della Fondazione Telethon, della Compagnia di San Paolo e del Ministero dell’Università e della Ricerca.

Fonte: www.molecularLab.it 12 dicembre 2007

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