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Buone notizie per gli oltre cinque milioni di italiani malati di artrosi. Dolori articolari, difficolta' nel camminare, perdita di autosufficienza potrebbero essere superati entro cinque anni con le cellule staminali.
E' la previsione di Guido Valesini, ordinario di reumatologia all'Universita' La Sapienza di Roma, presente al congresso Eular di Parigi sulle malattie reumatiche. "Sono stati gia' fatti diversi esperimenti con i topi che hanno dato ottimi risultati, e si e' passati alla sperimentazione umana. Credo che entro cinque anni avremi i risultati della terapia sull'uomo, e se saranno positivi questa nuova frontiera nella cura all'artrosi potrebbe diventare realta".
Il meccanismo e' semplice: l'artrosi non e' altro che la progressiva perdita della cartilagine che 'lubrifica' le articolazioni, generando dolore sempre piu' acuto, fino al blocco dell'articolazione stessa.
"Ma abbiamo gia' appurato che possiamo indurre le staminali iniettate nell'area interessata a diventare cartilagine, sostituendosi cosi' a quella andata persa. Nei topi ha gia' funzionato". Impegnati nella ricerca ci sono gruppi di studio europei, che su questo tema sono all'avanguardia anche rispetto agli Stati Uniti, compresi alcuni ricercatori italiani come Andrea Facchini all'Istituto Ortopedico Rizzoli IRCCS di Bologna.
Fonte: Aduc.it 16 giugno 2008 e Mocularlab.it
Primo trapianto di spalla al mondo
Un trapianto articolare e totale di spalla è stato eseguito ieri per la prima volta al mondo nell'Istituto Rizzoli di Bologna. A compierlo è stato il professor Sandro Giannini, direttore della VI Divisione di chirurgia ortopedica su un paziente di 47 anni, Giampiero Cocchini, dipendente del Comune di Pescara, che era affetto da una grave artrosi della spalla che gli impediva di compiere i movimenti più semplici accompagnata da gravi dolori notturni.
Il chirurgo ha spiegato che finora i trapianti articolari venivano eseguiti utilizzando delle protesi meccaniche nelle quali si innestavano ossa congelate, come supporto, ma nell'ambito dell'ortopedia di salvataggio per i pazienti affetti da tumore, "con la complicanza però, come ha affermato Giannini, di trapiantare ossa morte, molto fragili, esposte a fratture e permanenza dell'artrosi per il paziente. La nuova tecnica messa in atto dall'equipe del Rizzoli impiega invece una protesi biologica composta da uno strato sottile di un un centimetro fra ossa e cartilagine, prelevato (tramite la banca dell'osso del Rizzoli) da un donatore di 38 anni, morto da una decina di giorni, sul quale era stata eseguita una tac per verificare che la misura dell'osso da impiantare fosse corretta e che non ci fossero problemi dal punto di vista infettivo e virale.
Lo strato sottile consente la rivascolarizzazione perché il materiale impiantato mantiene la vitaltà delle cellule della cartilagine e permette l'integrazione e il consolidamento con le ossa del ricevente. Siamo di fronte cioè a una articolazione simile a quella che il paziente aveva prima", da qui la definizione di protesi biologica. Giannini ha aggiunto che il paziente non ha bisogno di una particolare terapia immunosoppressiva perché c'é una modesta reazione di rigetto all'osso e alla cartilagine. Dovrà solo portare un bendaggio per 30 giorni e già domani potrebbe lasciare l'ospedale.
"Va chiarito, ha precisato il chirurgo, che questi interventi non andranno a sostituire i normali interventi d'innesto di protesi, ma sono indicati per quei pazienti, al di sotto dei 50 anni, affetti da artrosi invalidanti per i quali, data l'età, l'innesto di una protesi artificiale prefigura il rischio di successivi interventi per l'usura della protesi stessa. Già lunedì al Rizzoli dovrebbe essere eseguito il secondo trapianto, su un altro paziente utilizzando però l'articolazione destra dello stesso donatore.
Fonte: repubblica.it 23 aprile 2008 |