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Il Polo biomedicale di Mirandola, ricerca, innovazione e sinergia con l'università di Modena e Reggio Emilia

http://www.consobiomed.it/

di Girogio Lonardi

All’inizio di questa storia c’era un uomo solo: Mario Veronesi, un farmacista piuttosto intraprendente che si è fatto imprenditore. È lui il papà del distretto biomedicale della provincia modenese: un caso unico nel panorama italiano. Senza Veronesi che ha fondato ben sette aziende (e ne ha vendute altrettante) oggi a Mirandola (si, proprio la città del famoso Pico) non ci sarebbe un tessuto produttivo composto da un centinaio di imprese capaci di occupare quasi 5 mila persone. E di generare un fatturato complessivo di circa 850 milioni nel 2007.
Ma non è tutto. Come documenta la Camera di Commercio di Modena il 2007 è stato piuttosto positivo per Mirandola. I ricavi, infatti sono cresciuti del 5,4%. Meglio ancora per l’export (+7,9%) che ha sfiorato i 350 milioni.
I numeri del biomedicale di Mirandola fanno riflettere. Così come non lascia indifferenti la tipologia delle aziende. Forse è esagerato affermare che basta fare un giro in questo angolo della provincia modenese per attrezzare un ospedale chiavi in mano. Comunque è sufficiente sbirciare nel sito di Confindustria Modena per raccogliere i ricavi 2006 delle aziende aderenti. E imbattersi in una serie di scoperte interessanti. A cominciare da una struttura industriale che oltre ad includere un manipolo di colossi (le grandi multinazionali presenti cioè Gambro Dasco, B. Braun Avitum, Tyco, Fresenius e Sorin realizzano il 78% dei ricavi totali) comprende un gruppo vivace di aziende medie interessate alla crescita dimensionale e una fitta rete di aziende terziste.
Insomma, qui a Mirandola il panorama offerto dalla imprese è molto vario. Ecco dunque la Comef con i suoi 9,37 milioni di fatturato ottenuti grazie ai «prodotti monouso nel campo della dialisi e della trasfusione». Oppure la Bloodline 10,59 milioni di vendite nelle «sacche infusionali e per dialisi», oltre che nel «tubo medicale», nei «componenti stampati e negli aghi per biopsia».
Sempre nel mercato della dialisi troviamo la filiale italiana della multinazionale austriaca B. Braun Avitum (36,60 milioni di ricavi solo nel nostro paese) e la Gambro Dasco (185,60 milioni) che fa parte del colosso svedese Gambro.
In effetti fra le oltre 100 imprese del distretto sono rappresentati i comparti più disparati: sia la piccola Ascari Benassi & C. 0,36 milioni nelle protesi dentarie sia il colosso Sorin (315 milioni di ricavi) qui presente anche con «i prodotti per circolazione extracorporea e trattamento del sangue». E ancora: la Encaplast (6,20 milioni) che opera negli «imballi per dispositivi medici», o la Eurosets (7,33 milioni) che propone «drenaggi post operatori, ossigenatori, sacche sangue, filtri, auto trasfusione».
Mentre Mallinckrodt Dar (ricavi per più di 43 milioni di euro) oltre a far parte del gigante americano Covidien lavora nel segmento dei prodotti per anestesia e rianimazione ma anche nei «gel ed elettrodi per indagini e terapie elettriche e ultrasoniche».
Il tessuto produttivo di Mirandola costituisce un’anomalia rispetto agli altri distretti italiani. Qui non si produce semplicemente una singola tipologia di prodotto legata al settore sanitario. Perché in questo scampolo della provincia modenese si è sviluppata una competenza diffusa che spazia attraverso diversi comparti del biomedicale.
Un modello che, come spiega il rapporto 2007 dell’ufficio studi della Camera di Commercio di Modena, finora ha funzionato. Fra il 2001 e il 2005 ad esempio il volume d’affari del distretto si è sviluppato al ritmo dell’8,1% annuo: roba da far invidia alle più dinamiche economie del Far East. Mentre nel biennio successivo il tasso annuo di crescita si è attestato sul 4,8%, ben oltre il doppio dell’incremento messo a segno dal Pil nazionale.
L’aumento dei ricavi ha generato una sensibile crescita dell’occupazione: oltre mille posti in più nel giro degli ultimi sette anni. Senza contare che la validità del modello distrettuale è confermata dallo sviluppo raggiunto dalla imprese della subfornitura.
Lo studio della Camera di Commercio, infatti rileva come «complessivamente le aziende specializzate in questo ambito sono risultate 52 e occupano in totale 1.121 persone. Il loro tasso di sviluppo è testimoniato da una crescita occupazionale del 3% annuo tra il 2000 e il 2007 (210 posti in più)». Anche perché fino al 2005 gli stessi terzisti sono cresciuti di un buon 5% annuo.
Tutto bene, quindi? Fino ad un certo punto. Intanto perché anche Mirandola, come il resto d’Italia, non è immune dalla precaria congiuntura internazionale che sta colpendo un po’ tutta la struttura produttiva nazionale. E poi perché, come rileva sempre il rapporto della Camera di Commercio in futuro «l’ulteriore sviluppo economico del distretto e la salvaguardia dei livelli occupazionali raggiunti possono essere pregiudicati da alcune minacce che incombono sul settore».
Una delle «minacce» evocate si chiama delocalizzazione produttiva. E riguarda soprattutto i disposable in plastica, cioè i prodotti usa e getta a basso valore aggiunto che stanno spostandosi verso i paesi dove il lavoro costa meno come nell’Europa dell’Est e come nell’Estremo Oriente.
«Si tratta di progetti noti da tempo», osserva Luigi Costi, sindaco di Mirandola. In questo quadro non c’è dubbio che la chance migliore risiede nell’innovazione e nella ricerca. Perché appare insostenibile il mantenimento in Italia dei prodotti monouso a basso valore aggiunto. E quindi, come spiegano sempre in municipio è prezioso il contributo del Consobiomed, associazione di piccole imprese che si sono messe insieme per superare le difficoltà del mercato con un occhio particolare per l’innovazione.
Dunque, qualcosa si sta muovendo. «In effetti sia nelle grandi che nelle piccole aziende», osserva il sindaco Costi, «ci sono importanti investimenti in ricerca e sviluppo. Anche le principali multinazionali hanno confermato a Mirandola investimenti e produzioni su nuove macchine e tecnologie più avanzate».
Su questo fronte, osserva, c’è un accordo chiamato «Quality Center Network» che ha lo scopo di mettere in rete l’università le due aziende sanitarie modenesi e le imprese. Lo scopo: migliorare la ricerca, favorire l’innovazione e la valutazione di tecnologie e prodotti realizzati nel distretto.
Costi, dopo aver ricordato che a Mirandola è presente un centro pubblico di formazione «Iride» che si occupa anche del biomedicale rivendica lo sforzo del comune e degli enti locali per superare il gap delle infrastrutture. Dice: «Mi riferisco alla conclusione del cablaggio in fibra ottica nell’area Area Nord della provincia di Modena, al raddoppio delle ferrovia BolognaVerona e all’Autostrada Cispadana, la cui procedura di project financing è avviata».

Fonte: www.repubblica.it supplemento Affari&Finanza 21 luglio 2008

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