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Chimica supramolecolare a Bologna

http://www.ciam.unibo.it/
Vincenzo Balzani è professore ordinario al Dipartimento di Chimica della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Bologna (www.scienze.unibo.it) dove attualmente tiene i corsi di Fotochimica e Chimica Supramolecolare.
E' condiserato uno dei massimi esperti e protagonisti della ricerca nel campo delle "nanoteconologie" ed è candidato al premio Nobel.
Ad oggi è autore di tre monografie e di più di 400 articoli pubblicati su riviste internazionali. Ha presentato i risultati delle sue ricerche in più di 200 seminari e conferenze in Italia ed all'estero.
Per le sue ricerche ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali (Medaglia d'oro Cannizzaro della Società Chimica Italiana, Premio dell'Accademia dei Lincei) ed internazionali (Pacific Coast Inorganic Lectureship, USA; Laurea Honoris Causa Università di Friburgo, CH; Franqui Chair, Università di Lovanio, Belgio; Italgas European Prize for Research and Innovation; Centenary Lecturer, The Royal Chemical Society, UK; Porter Medal for Photochemistry).
E' membro di associazioni ed accademie scientifiche nazionali ed internazionali (Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL; Accademia Nazionale dei Lincei; Academia Europaea; Royal Society of Chemistry, UK; American Association for the Advancement of Science, USA) e ha fatto parte o è attualmente membro dell'Editorial Board di alcune delle più importanti riviste internazionali di chimica (New Journal of Chemistry, Nanotechnology, Chemistry European Journal, Inorganic Chemistry, Inorganica Chimica Acta, Chemical Society Review, RCS Dalton Transactions, Accounts of Chemical Research, ChemPhysChem).

La ricerca nell'infinitesimo piccolo, nell'ordine del miliardesimo di metro, passa nelle mani dei chimici. La tecnica di miniaturizzazione dall'alto, come la litografia in elettronica, che vede impegnati soprattutto i fisici e gli ingegneri, sta cedendo il posto a quella dal basso, dove singole molecole sono prese come mattoni per costruire circuiti. Le "nanotecnologie" diventano campo di azione dei chimici, che possono sfruttare le loro conoscenze sulle proprietà delle molecole per costruire sistemi nanometrici, i cosidetti "motori molecolari", dalle caratteristiche volute. Inizia una nuova era della scienza, quella della Chimica supramolecolare e della "chimica dei materiali".
"Oggi possiamo manipolare la materia operando direttamente su atomi e molecole, spiega il professor Vincenzo Balzani. Possiamo preparare componenti molecolari con speciali caratteristiche e assemblarli come vogliamo". Non è poco!. Si profila all'orizzonte una rivoluzione che trasformerà radicalmente il mondo delle società industriali.
Se le dimensioni della lunghezza (centinaia di nanometri) della luce usata nella tecnica dall'alto costituivano un limite per la manipolazione della materia, con l'approccio dal basso, partendo quindi da atomi e molecole, il problema è superato.
"Quello che si può realizzare è stupefacente, aggiunge Balzani, abbiamo pubblicato su Pnas (Proceedings of the National academy of sciences) una ricerca che riguarda un nanomotore formato da una molecola ad anello nella quale è infilata una molecola filiforme, alle cui estremità sono poi state poste altre due grosse molecole, per impedire all'anello di sfilarsi. Su quella filiforme ci sono due <stazioni> dove l'anello si può fermare. E con un imput luminoso è possibile spostarlo da una stazione all'altra. Una tale scoperta può essere sfruttata in molti modi: potrebbe essere un <componente> di futuri computer ultraminiaturizzati, obbedendo a una logica binaria, <sì> quando l'anello è su una stazione, <no> quando è sull'altra. L'ulteriore aspetto, molto interessante, è che in questo contesto nanometrico la luce, anche solare, produce direttamente un movimento: l'energia luminosa viene convertita in energia meccanica".
Presto il professore Balzani, pubblicherà i risultati di una seconda ricerca, compiuta insieme a colleghi dell'Università della California, che riguarda la creazione di una "presa di corrente" molecolare che imita quelle macroscopiche.
Si cerca anche di imitare la natura, in particolare la clorofilla,con l'obiettivo di giungere a una fotosintesi artificiale. "Stiamo costruendo <antenne nanometriche> capaci di assorbire e concentrare la luce, come accade nelle foglie. Il problema è creare reti di molecole in modo da riuscire ad assorbire la luce e convogliare l'energia in un punto dove avviene una separazione di cariche".
Ma con le nanotecnologie, conclude il Professore, si può fare molto altro ancora: costruire sensori in grado di rilevare la presenza di sostanze inquinanti, come mercurio nel mare o batteri negli alimenti, creare tessuti che non si bagnano, vetri autopulenti, nanorobot intelligenti in grado di viaggiare nei vasi sanguini o di rilasciare farmaci selettivi sulle cellule malate".
Quando questi progetti andranno in porto, potremmo combattere efficacemente l'inquinamento dell'aria e acqua, trovare nuove terapie, bloccare epidemie. La velocità del Web sarà di circa 10.000 volte più rapida, il volume dei computer molto minore, le memorie diventeranno stabili senza alimentazione elettrica e l'informazione sarà ubiquitaria. Imiteremo l'organizzazione della natura: la clorofilla, il sistema nervoso, i virus. Guarderemo alla cellula come a un contenitore di nanomacchine autoreplicanti.

 

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