Dal 1° gennaio 2008 ed entro giugno (salvo altre modifiche) i lavoratori dipendenti ,se ne contano circa 13 milioni, devono decidere se mantenere l'attuale liquidazione (rispondendo NO) o se trasferire gli accantonamenti nei fondi pensione (rispondendo SI' può scegliere se trasferire i futuri accantonamenti al fondo pensione di categoria, a un fondo aperto o a un piano asicurativo). Rispondendo con il Silenzio-assenso, gli accantonamenti per la liquidazione passano al fondo di categoria o, se non c'é, a un fondo apposito dell'Inps. Per chi decide di mantenere la liquidazione in azienda potrà comunque cambiare idea in ogni momento e trasferirla sui fondi pensione successivamente. Non si potrà quindi trasferire sui fondi la liquidazione maturata prima del 2008, salvo modifiche entrata in vigore riforma. Non solo la liquidazione, ma il lavoratore potrà scegliere di versare nei fondi pensione anche una parte del proprio salario, per poter così incrementare il capitale maturato ai fini pensionistici. I contributi che il lavoratore verserà sui fondi pensione saranno deducibili dal reddito fino a 5.164,57 euro (con conseguente riduzione delle imposte IRPEF).
Liquidazione o TFR
Il vero nome della liquidazione é "trattamento di fine rapporto" o TFR ed é un capitale che il lavoratore ottiene quando si dimette. Uno strumento tutto italiano: solo in Germania esiste una forma simile di accantonamento a cura delle aziende. In pratica funziona così: il lavoratore rinuncia ogni anno a circa il 7% della sua retribuzione lorda e questi soldi vengono accantonati dall'azienda. Quando ci si dimette, l'impresa restituisce il denaro applicando una rivalutazione pari al 75% dell'inflazione annua più l'1,5% (es. poniamo che l'inflazione sia quest'anno del 1,7%. Il 75% di 1,7 é 1,2. Sommando l'1,5% si arriva al 2,7%. Tolte le tasse, il valore é di 2,4%: questo é il tasso con cui si rivaluterebbe quest'anno i versamenti nella liquidazione). Non é un interesse basso ed é un sistema sicuro che garantisce la protezione matematica dal carovita se l'inflazione resta sotto il 6%. Però si pagano imposte superiori al 20%, molto di più quindi dei fondi pensioni (sui fondi pensione collettivi o individuali le tasse sono al massimo del 15% ma possono scendere fino al 9% in base agli anni di versamenti nel fondo. Quindi: meno tasse rispetto al TFR). La liquidazione o TFR é anche un modo economico per finanziare le imprese, che se dovessero farsi prestare gli stessi soldi dalle banche si sentirebbero chiedere un interesse del 5-6 %, nei casi di grandi aziende, maggiore per le altre. E poiché si parla di flussi di 13 miliardi di euro all'anno, é chiaro perché la Confindustria non sia proprio entusiasta della riforma. Sono previste comunque misure di compensazione per le aziende.
Dove vanno i soldi se si cambia sistema?
Vanno ad alimentare le casse dei fondi pensione: sono circa 600 di cui una parte, 134, di nuova generazione, mentre gli altri si stanno adeguando alle nuove regole. In tutto contano ad oggi circa 3 milioni di iscritti. Ma sono ben 21 milioni i lavoratori italiani, tra dipendenti e autonomi, potenzialmente interessati alla previdenza integrativa. E in futuro dovranno per forza aumentare sia il numero dei sottoscrittori di questi fondi, sia gli importi dei contributi per compensare gli assegni Inps destinati a essere sempre più magri (si chiama tecnicamente "revisione dei coefficienti", che il governo si deve apprestare ad attuare e che porterà a tagli delle pensioni Inps tra il 6,5 e l'8%, in pratica é una manovra che diminuisce le rendite a causa dell'aumento della vita media della popolazione). I fondi "chiusi" o "negoziali", come quello dei metalmeccanici, il più grande, sono in genere frutto di accordo tra i sindacati di una categoria e i datori di lavoro. Non gestiscono direttamente i soldi ma lo fanno attraverso grandi società di gestione, banche, assicurazioni. Questa tipologia di fondi, proprio per il contributo dei datori di lavoro insieme ai bassi costi di gestione, sono da considerarsi molto allettanti, ma non tutti hanno dimostrato di essere all'altezza in quanto a rendimenti (vedi la pagella dei fondi di categoria su www.consultique.com). I fondi aperti, o individuali (FIP) disponibili per chiunque, sono invece gestiti direttamente da società finanziarie, banche, assicurazioni. Spesso offrono più linee di investimento: obbligazionaria, mista, azionaria, consolidamento capitale. Hanno però costi di gestione superiori ai fondi di categoria. Se si cambia lavoro, si potrà passare a un altro fondo di categoria senza oneri.
C'é da fidarsi?
Il rischio che qualcuno scappi con la "cassa" é remoto: con i fondi di investimento non é mai successo. Inoltre esiste il fondo di copertura del sistema bancario e assicurativo in caso di fallimento o abusi da parte di singoli professionisti o istituti. Sui fondi inoltre vigila la Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione (www.covip.it).
Che vantaggio c'é a cambiare?
La liquidazione come abbiamo già detto é uno strumento sicuro (problemi solo in caso di fallimento dell'azienda) che si ottiene ogni volta che ci si dimette. Ma su di essa si pagano imposte superiori ai fondi pensione. Il fondo é invece qualcosa che potrebbe diventare una "risorsa", bisogna però aspettare fino alla pensione, con alcune eccezioni, tipiche anche della liquidazione: il lavoratore può chiedere un anticipo prima di andare in pensione: fino al 75% per spese sanitarie, fino al 50% per la prima casa e fino al 30% per altre esigenze personali. Inoltre quando si va in pensione si può chiedere di avere subito il 50% del capitale maturato. Fin qui gli elementi sicuri. Poi c'é da considerare il rendimento.
Quanto rendono i fondi pensione? Convengono o no?
La risposta certa naturalmente non esiste perché l'andamento dei fondi dipende "dai mercati" e dall'abilità "dei gestori". Luigi Scimia, presidente della Covip, ha dichiarato al Corriere della Sera che "nel lungo periodo é molto improbabile che i fondi rendano meno del TFR". Inoltre il periodo per poter raffrontare il TFR e i fondi pensione deve essere molto lungo. Uno studio della Covip ha provato a simulare un confronto a ritroso tra i portafogli dei fondi e il TFR negli ultimi vent'anni: se i fondi fossero nati nel 1982, il loro valore sarebbe "triplicato" al netto dell'inflazione, mentre il TFR sarebbe rimasto quasi fermo. Ma si tratta appunto di simulazioni. Ma la storia finanziaria dice comunque che l'investimento azionario nel lungo periodo (20-30 anni), nonostante i "crolli" che ha subito, é sempre stato vincente su quelli monetari e obbligazionari. I sostenitori della previdenza integrativa sottolineano comunque che il rischio, se di rischio dobbiamo parlare, vale la candela: soprattutto per i "giovani", che altrimenti con la crisi del sistema pubblico non riuscirebbero a mantenere un adeguato tenore di vita arrivati alla pensione. E consigliano ai giovani appunto di puntare sulle linee azionarie proprio per fare crescere il più possibile il capitale negli anni. Consiglio esteso anche ai nuovi "papà" e "mamme" per i loro figli. Passare ai fondi é indicato anche per chi pensa di cambiare di frequente posto di lavoro (un fenomeno che sarà sempre più diffuso): si ottiene così un sistema di risparmio "forzato" invece di tante, piccole liquidazioni. Il lavoratore avrà diritto alla cosidettà "portabilità" dell'intera posizione individuale, vale a dire che se lo riterrà opportuno potrà cambiare fondo pensione, ma solo dopo che siano trascorsi due anni dalla stipula del contratto. Infine considerando il fatto che i fondi di categoria ad oggi presentano costi di gestione inferiori ai fondi aperti e ai FIP, bisogna ponderare, prima della scelta, quali sono questi costi di gestione e i rendimenti storici avuti dalle varie tipologia di fondi.
La Scadenza
La scelta sul TFR va fatta entro il 30 giugno 2007 utilizzando gli appositi moduli messi a disposizione dal datore di lavoro:TFR 1 per i lavoratori già in servizio al 31 dicembre 2006, TFR 2 per quelli assunti dopo tale data. Per i nuovi occupati va invece presa entro sei mesi dall'assunzione.
Si può conferire la liquidazione al fondo aziendale o di categoria, ad uno di tipo aperto (promosso da compagnie di assicurazione, banche, sim e sgr) oppure a un Pip (Piano individuale pensionistico di tipo assicurativo): in questo caso, però, si avrà diritto al <<contributo del datore di lavoro>> solo se lo prevedono i contratti collettivi.
Per completare la scelta il dipendente deve anche iscriversi alla forma pensionistica prescelta.
In alternativa si può mantenere il TFR in azienda (dove si rivaluta al tasso del 1,5%, più il 75% dell'inflazione): se l'azienda ha più di 50 dipendenti andrà all'INPS, ma la rivalutazione è la stessa e per il dipendente non cambierà nulla.
Il TFR confluirà alla previdenza integrativa dal primo luglio 2007.
Se il lavoratore non riconsegna il modulo e non esprime alcuna indicazione, la liquidazione viene conferita al fondo previsto da accordi o contratti collettivi (chiuso o aperto con adesione collettiva): se esistono più fondi va a quello cui hanno aderito il maggior numero di lavoratori, infine nei casi residuali ad un fondo presso l'INPS.
La decisione di destinare la liquidazione alla previdenza integrativa in forma esplicita o tacita (cioè non restituendo il modulo) è <<irreversibile>>, mentre nel caso opposto (mantenere il vecchio istituto della liquidazione) si può cambiare idea in qualsiasi momento.
Fonte: Panorama e CorrierEconomia |