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Al via la pensione con gli “scalini” da oggi online il nuovo calcolatore

In vigore dal 1 gennaio le modifiche previste dalla legge 247 del 2007 che ha recepito il protocollo sul Welfare. Come cambia l’età pensionabile, le finestre d'uscita effettiva, le nuove aliquote dei collaboratori e la più agevole totalizzazione dei contributi.

di Federico Pace

Ora che il 2008 è arrivato, anche la tanta contesa riforma della previdenza ha smesso di essere una prospettiva per divenire realtà. Con il nuovo anno così, invece del temuto scalone che avrebbe innalzato bruscamente a 60 anni l’età pensionabile, è arrivato il percorso graduale previsto dagli “scalini”. Ovvero quei più "morbidi" aumenti dell’età pensionabile richiesti a coloro che vorranno andare in pensione in questo e negli anni a venire. Le modifiche valide dal primo gennaio sono quelle contenute nella legge 247 del 2007 che ha recepito il protocollo del Welfare che è stato approvato con 162 voti favorevoli dal Senato il 21 dicembre scorso ed è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 301 del 29 dicembre 2007.

Le variazioni normative incidono, ovviamente, soprattutto sui destini di chi è vicino al pensionamento, ma la ricaduta c’è anche su tutti gli altri. Nuove decorrenze, variazioni sulle pensioni stimate, diverse finestre effettive di uscita. E poi, una più agevole totalizzazione dei contributi ed elevazione dei contributi a carico del parasubordinati e nuovi coefficienti di conversione. Il nuovo calcolatore relativo al sistema previdenziale, realizzato da Mefop e Epheso, recepisce, a partire da oggi, le nuove norme e vi offre la possibilità di calcolare il momento in cui maturano i requisiti per la pensione e il valore della retribuzione stimata (CALCOLA LA PENSIONE: http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/pensione).

I cambiamenti, come detto, riguarderanno soprattutto i casi di chi si trova vicino al pensionamento. A partire da quest’anno sono necessari i 58 anni di età per i dipendenti (59 anni per gli autonomi) e 35 anni di contributi. Per quanto riguarda l’uscita effettiva dal lavoro, questa varia al variare della data in cui si matura il requisito minino. Per chi, ad esempio, lo matura tra gennaio e marzo, ed è dipendente, la prima uscita effettiva possibile è quella del 1 luglio.

Dal primo luglio 2009 invece bisognerà avere compiuto 59 anni e raggiungere quota 95, sommando gli anni anagrafici a quelli di contributi versati. Quota 96 con almeno 60 anni dal primo gennaio 2011 e quota 97 con 61 anni dal 2013. Rimandata al 2010 la revisione dei coefficienti, che verranno calcolati sulla base di criteri diversi da quelli attuali, da concordare con le parti sociali. Dal 2010 in poi il protocollo prevede una revisione automatica ogni tre anni. I coefficienti utilizzati, dal 2010, dal calcolatore possono essere visusalizzati nelle tabella pubblicata qui.

I valori dei coefficienti previsti dal calcolatore Epheso/Mefop

Età Valori
2010
Coefficienti
1995
     
57 anni 4,42% 4,72%
58 anni 4,54% 4,86%
59 anni 4,66% 5,01%
60 anni 4,80% 5,16%
61 anni 4,94% 5,33%
61 anni 4,94% 5,33%
62 anni 5,09% 5,51%
63 anni 5,26% 5,71%
64 anni 5,43% 5,91%
65 anni 5,62% 6,14%

Fonte: Epheso e Mefop

Lo strumento, permette di conoscere la data di pensionamento e l’importo della pensione netta annua: il primo risultato importante del calcolo è la decorrenza, vale a dire, quando potrai andare in pensione. I requisiti di legge esigono limiti minimi di età e di contribuzione in funzione della categoria previdenziale, del sesso, ecc. Applicando queste regole nel caso generico si ha una decorrenza anticipata per le cosiddette pensioni di anzianità ed una decorrenza massima per la pensione di vecchiaia. Nell’arco tra la decorrenza minima e massima, potrai scegliere liberamente il momento più opportuno di pensionamento: valutando la convenienza economica (posticipando la data l’importo della pensione cresce), le condizioni della posizione lavorativa (vuoi proprio ritirarti dal lavoro e metterti le pantofole), la tua condizione familiare, ecc).

Offre anche la possibilità anche di fare una stima dell’ultimo reddito netto annuo da lavoro e di scoprire il tasso di sostituzione netto della pensione, ovvero quanto vale la pensione netta in termini percentuali rispetto all’ultimo stipendio netto: Quando si parla di calcolo della pensione le norme fanno riferimento al reddito lordo imponibile che compare in busta paga o nella dichiarazione dei redditi. Anche la pensione calcolata dalle norme di legge è l’importo ante imposte. Purtroppo tutti noi sappiamo bene che c’è una netta differenza tra questi importi e le effettive somme disponibili. Pertanto il primo punto da chiarire è se gli importi di reddito e di pensione stimati dagli strumenti di calcolo della pensione futura considerano o no le imposte Irpef. Se le tasse non sono considerate si parla di importo lordo (reddito o pensione che sia), altrimenti si parla di importo netto. Ora sui redditi da lavoro sono dovuti sia i contributi sociali, sia le tasse (che si calcolano sull’imponibile rimanente dopo il versamento dei contributi). Sulla pensione invece sono dovute solo le tasse. Un’altra caratteristica dell’Irpef è la sua progressività, in pratica l’aliquota effettiva cresce al crescere della base imponibile. Tenendo conto di entrambi i fattori, risulta chiaro che il reddito da lavoro ha sempre una pressione fiscale complessiva maggiore di quanto ne ha la pensione. Questo comporta che il tasso di sostituzione calcolato al lordo dell'imposizione fiscale è sempre più basso del tasso di sostituzione in termini di pensione netta e reddito netto (nella frazione si riduce di più il denominatore di quanto non si riduca il numeratore). Anche in questo caso la misura dello scostamento dipende dalla tua concreta situazione di pensione e reddito, in pratica il tasso di sostituzione netto può risultare da 5 fino a 20 punti percentuali in più rispetto a quello lordo (ulteriore motivo per un’analisi personalizzata).

E’ inserito, da oggi, anche l’incremento dell’aliquota di contribuzione a carico del lavoratore parasubordinato che passata dal 23 al 26 per cento in un arco di tre anni. Questa variazione determina anche un incremento proporzionale delle pensioni attese. Con la nuova legge crescono anche le possibilità di cumulare i contributi per ottenere un'unica pensione, infatti si è ridotto da sei a tre anni il periodo minimo di anzianità per potere cumulare diversi spezzoni di periodi contributivi.

In questo momento, il calcolatore non include i periodi di lavoro usurante su cui il governo dovrà prendere una decisione entro il 30 marzo del 2008 per rendere operativa la delega che gle è stata conferita dalla legge approvata in Senato. L'importo dei redditi futuri e della pensione sono riportati al netto di eventuali tasse e contributi e che i valori delle stime future sono comprensivi dell'incremento dovuto all'inflazione e non sono commisurabili al potere d'acquisto corrente del denaro.

I dati utili. Per utilizzare il calcolatore l'utente dovrà specificare la data di nascita, il sesso, il codice di avviamento postale, la data di inizio di iscrizione alla previdenza obbligatoria, la categoria, la professione, e il reddito annuo. E' utile precisare che, per una corretta lettura delle previsioni, l'importo del reddito da lavoro dell'anno in corso va imputato al netto di tasse e contributi. Sarà inoltre sempre l'utente a definire l'ipotesi del percorso di carriera - assestato, medio o brillante - da qui alla data di pensionamento.

Fonte: miojob.kataweb.it 6 gennaio 2008

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